La Corte dei Conti sancisce il difetto di giurisdizione nell'ipotesi di accertamento di causa di servizio quale "futuro" presupposto del diritto pensionistico

Corte dei Conti - sez. giurisdizionale Marche - 28 sett. 2012, n. 112

Corte dei Conti  - Sezione giurisdizionale Marche – decisione 28 settembre 2012, n.112

Il Giudice Unico Giuseppe De Rosa

 

Non risulta rivendicato alcun diritto pensionistico nel caso in cui sia stato domandato unicamente l’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, quale presupposto di un “futuro” diritto pensionistico. Pertanto, si deve individuare nel T.A.R. il Giudice munito di giurisdizione nell’ipotesi in cui con la domanda sia stata prospettata la “mera” illegittimità di un provvedimento negativo emanato dalla P.A.(sfornita di ogni competenza in materia pensionistica), con atto introdotto esclusivamente nei confronti della medesima, del tutto difettando ogni possibilità per la Corte dei Conti di valutare, ancorché in astratto, la “spettanza” in capo al ricorrente di un diritto pensionistico.        

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

CORTE DEI CONTI

 

SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE

 

PER LE MARCHE

 

 

 

nella persona del Giudice Unico nella materia pensionistica Cons. Giuseppe De Rosa ha pronunciato, nella pubblica udienza del giorno 28 settembre 2012 con l'assistenza del Segretario Dott.ssa Tania Carbonari, la seguente

 

SENTENZA

 

 

Sul ricorso iscritto al n. 21447/PM del Registro di Segreteria, presentato il 28 aprile 2009 dal Sig. INGENITO Giuseppe, nato a Brindisi (BR) il 23 ottobre 1965 ed elettivamente domiciliato a Tolentino (MC) in Galleria Europa n. 14 presso lo Studio degli Avvocati Paolo Guerra e Maurizio Maria Guerra, dai quali è rappresentato e difeso.

Nei confronti del Ministero dell'Interno e del Ministero dell'Economia e Finanze (Comitato di Verifica per le Cause di Servizio), per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di infermità quale presupposto del diritto a pensione privilegiata.

UDITO, nella pubblica udienza del giorno 28 settembre 2012, l'Avvocato Paolo Guerra per il ricorrente; non comparse le Am ministrazioni.

VISTI gli altri atti e documenti tutti di causa.

 

FATTO E DIRITTO

 

 

 

Con il ricorso all'esame, il ricorrente domandava alla Corte dei conti di accertare e dichiarare la dipendenza da causa di servizio dell'infermità "Morbo di Crohn in trattamento ed in attuale discreto compensoc/inico" diagnosticata dalla C.M.O. di Perugia con verbale

ML/AB n. 160 del 25 febbraio 2002, la cui richiesta (istanza

presentata il 5 settembre 1998) veniva rigettata dal Ministero dell'Interno con decreto n. 833/R del 19 giugno 2007, a seguito del parere negativo espresso dal Comitato di verifica per le cause di servizio (C. V.C.S.) con voto del 10 dicembre 2004, deliberato nell'adunanza n. 382/2004.

Nella sede giurisdizionale, il ricorrente allegava che:

- per l'accertamento del diritto all'equo indennizzo, era stato presentato ricorso innanzi al competente T.A.R. (ancora sub judice; cfr. tuttavia infra);

- ai sensi dell'articolo 12 del d.P.R. n. 461 del 2001, il riconoscimento

della dipendenza da causa di servizio "costituisce ............. accertamento

definitivo anche nella ipotesi di successiva richiesta .......... di trattamento

pensionistico di privilegio";

- sussisteva pertanto l'interesse a impugnare il diniego in argomento anche innanzi al Giudice contabile, in quanto il provvedimento di rigetto risultava immediatamente lesivo anche del presupposto della dipendenza "ai fini del diritto a pensione privilegiata" (rif.: Casso SS. Uil. n. 5467 del 6 marzo 2009, secondo la quale "In conclusione deve affermarsi il principio che è devoluta alla Corte dei conti non solo la domanda di accertamento della causa di servizio proposta

unitamente alla conseguente domanda di condanna de/f'Ente previdenziale al pagamento del trattamento pensionistico, ma anche la sola domanda di mero accertamento della causa di servizio quale presupposto per la spettanza del trattamento pensionistico privilegiato. '');

- contrariamente a quanto affermato nel parere del CV.C.S., la patologia doveva riconoscersi dipendente da causa di servizio (rif.: relazione medico legale del 7 febbraio 2012 del Dott. Giovanni Fascia).

Nel ricorso si concludeva, nel merito, per la dichiarazione della dipendenza da causa di servizio dell'infermità de qua "ai fini che interessano", con ogni consequenziale statuizione. Salvis juribus.

Con memoria depositata il 23 maggio 2012 si costituiva il Ministero dell'Economia e delle Finanze domandando in via principale la propria estromissione dal giudizio per difetto di legittimazione passiva, sostenendo che il parere del CV.C.S. integrava un mero atto endoprocedimentale e preparatorio del provvedimento conclusivo, emanato dal Ministero dell'Interno.

Nel merito, l'Amministrazione concludeva per il rigetto del ricorso sostenendo non censurabile il giudizio tecnico diagnostico ­anche nella prospettiva del riesame, in quanto non richiesto, che il Ministero dell'Interno avrebbe potuto ottenere per motivate ragioni (ai sensi dell'articolo 14 del d.P.R. n. 461 del 2001) - nonché mere affermazioni di principio le argomentazioni svolte dal perito della parte ricorrente.

Con memoria depositata il 6 luglio 2012, si costituiva il Ministero dell'Interno precisando che il ricorrente risultava ancora in servizio nonché eccependo sia il difetto di giurisdizione della Corte dei conti sulla domanda (già pendente innanzi al T.AR. Marche), sia la legittimità del parere del C.V.C.S. (asserito frutto di valutazione tecnico-discrezionale ).

Con note presentate in prossimità d'udienza e in udienza, la parte ricorrente sosteneva che "trattandosi di ricorso finalizzato al! solo accertamento deffa dipendenza da causa di servizio quale negato presupposto del (futuro) diritto a pensione privilegiata", la I Corte dei conti adita era unica competente al riguardo, a nulla rilevando il ricorso al TAR relativo al diniego dell'equo indennizzo (di cui t'Avvocato Guerra dichiarava, in udienza, di non conoscere i contenuti, poiché presentato da altro patrocinatore); quanto alla richiesta di estromissione dal giudizio formulata dal Ministero dell'Economia e Finanze, la difesa del ricorrente si rimetteva alla decisione del Giudice; nel merito, insisteva per l'accoglimento del ricorso.

Sulla questione di giurisdizione, espressamente ripresa dal Giudice in sede di discussione orale della causa, il legale del ricorrente affermava che l'impugnato provvedimento di diniego integrava un atto definitivo altresì vincolante ai fini pensionistici - dal qual fatto discendeva, dunque, il dato dell'immediata lesività del gravato provvedimento nei confronti del futuro diritto pensionistico, valutabile pertanto in senso sostanziale dal Giudice del rapporto  relativo, in ragione dell'effetto devolutivo attuato col ricorso giurisdizionale - e richiamava la decisione n. 5467 del 2009 delle Sezioni Unite della Cassazione sostenendo applicabile il principio ivi sancito (cfr. supra) anche alla fattispecie all'esame.

Tutto ciò premesso, questo Giudice deve fondamentalmente rilevare che il gravame all'esame non ha introdotto alcun contenzioso giurisdizionale di rilievo pensionistico.

Sotto il profilo sostanziale, emerge innanzitutto che nessuna istanza "pensionistica" risulta essere stata prodotta dall'interessato ­tuttora in servizio presso l'Amministrazione dell'Interno - per essere

stata formulata la domanda implementante il procedimento amministrativo sottostante, nei termini seguenti: "II sottoscritto .... chiede alla S. V. che la diagnosi "Morbo di Crohn" riscontrata durante il ricovero ospedaliero del 19 maggio u.s., venga riconosciuta dipendente da causa di servizio".

Inoltre, sotto il profilo processuale deve rilevarsi che, diversamente dalla fattispecie a oggetto della pronuncia n. 5467 del 6 marzo 2009 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (vertente in tema di dipendenza dal servizio dell'evento letale occorso a un "vigile del fuoco discontinuo" e del conseguente trattamento pensionistico privilegiato' indiretto invocato dalla vedova):

- col ricorso all'esame non risulta rivendicato alcun diritto pensionistico, essendo stato unicamente domandato l'accertamento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio quale presupposto di un "futuro" diritto pensionistico;

- neppure è stato evocato, nell'odierno giudizio, il competente Istituto previdenziale vale a dire l'INPDAP (subentrato al Ministero dell'Interno con riferimento alfa concessione della pensione di privilegio nei confronti del personale appartenente alle Forze di Polizia a ordinamento civile nonché al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco cessato dal servizio a decorrere dal 10 ottob re 2005; cfr. la nota operativa INPDAP 25 luglio 2007, n. 27 e la Circolare poso 333/H/N18 ter del 2 agosto 2007 del Ministero dell'Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione centrale per le risorse umane) ovvero l'INPS, a far data 10 gennaio 2012 succeduto all'INPDAP. Ne discende, ad avviso di questo Giudicante, che il gravame in argomento in nulla si caratterizza in chiave "pensionistica" rispetto ai contenuti del ricorso già introdotto innanzi al T.A.R. Marche configurandosi del tutto irrilevante, ai fini del giudizio che qui si rende, la constatazione della natura vincolante - "de futuro", nei confronti dell'Istituto previdenziale - del provvedimento definitivo denegante la dipendenza dell'infermità "Morbo di Crohn" da causa di servizio (articolo 12 del d.PR. n. 461 del 2001; punto 3, cpv 5, della nota operativa INPDAP n. 27 del 2007 precitata), in ragione della rilevata insussistenza di alcuna controversia vertente sull'accertamento di un diritto pensionistico (richiedente la necessaria presenza di ulteriori presupposti, né rappresentati col ricorso né comunque configurabili sulla base dei fatti ivi a Ife ga ti, in aggiunta al requisito sanitario esclusivamente riguardato nel gravame, ai fini della relativa

integrazione ).

Dovendosi pertanto individuare nel T.A.R. il Giudice munito di giurisdizione sulla domanda all'esame - in quanto con la stessa è stata pressoché esclusivamente prospettata la "mera" illegittimità di un provvedimento negativo emanato da una P.A. (sfornita d'ogni competenza nella materia pensionistica), con atto introdotto esclusivamente nei confronti della medesima (nella duplice soggettività espressa dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nonché dal Ministero dell'Interno), del tutto difettando (anche solo con riferimento alla prospettazione ivi attuata) ogni possibilità per questo Giudicante di valutare, ancorché in astratto, la "spettanza" in capo al ricorrente di un diritto pensionistico - deve essere conseguentemente dichiarato il difetto di giurisdizione di questa Corte dei conti.

Nulla va disposto in punto di traslatio iudici, ex articolo 59 della I legge n. 69 del 2009, risultando l'identico gravame già pendente innanzi al Giudice munito di giurisdizione.

In ragione della giurisprudenza non ancora consolidata di questa Corte dei conti sulla materia - tra le pronunce di contrario e sostanziale avviso rispetto alla presente, si vedano Sezione Piemonte 22 giugno 2012, n. 116 e quelle nella stessa richiamate (cfr. peraltro le ulteriori e diverse pronunce, allo stato maggioritarie, dichiaranti l'inammissibilità dei ricorsi della specie per l'insussistenza d'una previa determinazione negativa "pensionistica", tra cui Sezione Lazio 26 giugno 2012, n. 644; un'errata lettura della sentenza n. 5467 del 2009 delle SS. Uv. della Cassazione da parte del ricorrente in attività di servizio, è stata altresì propugnata da Sezione Lazio 25 ottobre 2011, n. 1528 la quale, tuttavia, non ha concluso per il difetto di giurisdizione della Corte dei conti bensì per l'inammissibilità del ricorso) - si dispone, ai sensi dell'articolo 92, comma 2, del codice di procedura civile, l'integrale compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

 

 

 

PER QUESTI MOTIVI

 

 

 

la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per le Marche con sede ad Ancona, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando DICHIARA - nei sensi di cui in motivazione - il difetto di giurisdizione della Corte dei conti sulla domanda formulata col ricorso iscritto al n. 21447 /PM del Registro d i Segreteria, proposto dal Sig. INGENITO Giuseppe.

Spese compensate.

Così deciso ad Ancona, nella Camera di Consiglio del giorno 28 settembre 2012.

 

 

 

IL GIUDICE UNICO

 (Dott. Giuseppe DE ROSA)

 

 

 

PUBBLICATA IL 1°ottobre 2012

IL DIRETTORE DELLA SEGRETERIA

(Dott.ssa Raffaella OMICIOLl)

 

 

 

 

DECRETO

 

 

 

 

Il Giudice unico nella materia pensionistica, ravvisati gliJ estremi per l'applicazione dell'articolo 52 del decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196

 

 

 

DISPONE

 

 

che a cura della Segreteria venga apposta l'annotazione di cui al comma 3 di detto articolo 52, nei confronti di parte ricorrente.

Ancona, 28 settembre 2012

 

 

IL GIUDICE UNICO

(Dott. Giuseppe DE ROSA)

 

 

 

 

In esecuzione del provvedimento del Giudice unico delle Pensioni ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196, in caso di diffusione, omettere le generalità e gli altri dati identificativi della parte ricorrente.

IL DIRETTORE DELLA SEGRETERIA (Dott.ssa Raffaella OMICIOLl)

 

 

BREVI ANNOTAZIONI

 

 

  • L’OGGETTO DELLA PRONUNCIA

 

In occasione della pronuncia, in esame, la Corte dei Conti sezione giurisdizionale per le Marche ha ridisegnato i confini di competenza tra la Corte dei Conti medesima ed il T.AR., stabilendo che la domanda di causa di servizio ancorché presupposto per un futuro diritto a pensione non radica la giurisdizione della Corte dei Conti bensì del T.A.R..   

 

 

  • IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

 

Nell’ambito dell’argomentazione tracciata dalla sentenza, in commento, un ruolo centrale è attribuito al riparto di giurisdizione.

Partendo dalla considerazione che il provvedimento di diniego di causa di servizio, quale presupposto del riconoscimento della pensione privilegiata, sia definitivo e vincolante, il legale del ricorrente ha affermato la giurisdizione della Corte dei Conti quale giudice del rapporto.  A sostegno di tale assunto è stata analizzata la Sentenza 5467 del 2009 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. In tale sentenza si sostiene che sono attribuite “alla giurisdizione della Corte dei Conti (R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 ex. art. 13) le  controversie aventi ad oggetto il trattamento pensionistico dei dipendenti dello Stato e di altri enti  (cfr. ex plurimis  Cass., Sez. Un., 25 marzo 2005, n. 6404, Cass. Sez. Un., 30 dicembre 2004, n. 24171) e quindi  anche le questioni che attengono alla spettanza, o meno, del trattamento di pensione privilegiata”. Tuttavia, nel nostro caso, il ricorrente non aveva presentato istanza di pensione privilegiata, ma solo domanda diretta ad implementare il procedimento amministrativo di riconoscimento di causa di servizio, quale presupposto del “futuro” diritto pensionistico. A differenza della fattispecie oggetto della pronuncia delle sezioni unite, quindi, si deve individuare nel T.A.R. il giudice munito di giurisdizione, poiché la domanda prodotta prospetta la mera illegittimità di un provvedimento negativo emanato dalla pubblica amministrazione. Il giudice della Corte dei Conti ritiene che in tal modo gli sia preclusa ogni possibilità di valutare sia pure in “astratto” la spettanza, in capo al ricorrente, del diritto pensionistico.         

 

         

 

  • CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 

Nella sentenza 112/2012, viene tracciata una linea di confine tra i poteri della Corte dei Conti ed il giudice amministrativo nel valutare l’atto presupposto al riconoscimento del diritto alla pensione privilegiata.  A tal proposito, la Cassazione ha sempre sostenuto che in tema di rapporto di pubblico impiego, la Corte dei Conti può “automaticamente rivalutare le condizioni per la spettanza del beneficio previdenziale richiesto” anche negando la sussistenza della dipendenza da causa di servizio, senza incontrare alcuna preclusione (Cass. Sez. Un., 24 maggio 1995, n. 5688). Il giudizio pensionistico, infatti, è un giudizio sul rapporto e non sull’atto amministrativo per cui ricadono nella giurisdizione delle Corte dei Conti le controversie il cui petitum sostanziale sia costituito da un trattamento pensionistico.

Restano fermi, quindi, i principi generali in tema di riparto di giurisdizione anche successivamente al Codice del Processo amministrativo ( D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 7 ss., 30 e 133).  Il predetto codice ha razionalizzato e codificato i dati normativi e gli insegnamenti giurisprudenziali pregressi. In particolare, l’art. 7 del D.Lgs. 104/2010 (Codice del Processo amministrativo) stabilisce che “sono devolute alla giurisdizione amministrativa le controversie […] concernenti l’esercizio o il mancato esercizio del potere amministrativo, riguardanti provvedimenti, atti, accordi o comportamenti riconducibili anche mediatamente all’esercizio di tale potere”. Pertanto, nel caso oggetto di analisi, in conseguenza di un percorso argomentativo fondato sulla distinzione tra atto amministrativo e rapporto pensionistico conseguente, il giudice della Corte dei Conti ha coerentemente ed in maniera del tutto innovativa dichiarato il proprio difetto di giurisdizione.

             

 

 

 

  • PERCORSO BIBLIOGRAFICO

 

F. Caringella, Manuale di diritto amministrativo, Roma 2012, pag. 112; F. Caringella, M. Protto, Codice del Nuovo processo amministrativo, Roma 2012, pag. 128 e segg..

 

 

 

Tag: dirittogiurisdizionepensionecausa si servizio
Dike Giuridica Editrice s.r.l. - P.I.: 09247421002
Via Raffaele Paolucci, 59 - 00152 ROMA
Copyright 2012 - 2022