Il principio di affidamento entra nella motivazione dei provvedimenti sanzionatori in materia edilizia

Tar CAMPANIA, NAPOLI, Sez. VIII, 13 novembre 2012, n. 4578

IL PRINCIPIO DI AFFIDAMENTO ENTRA NELLA MOTIVAZIONE DEI PROVVEDIMENTI SANZIONATORI IN MATERIA EDILIZIA

 

 

T.A.R. CAMPANIA - NAPOLI - SEZIONE VIII - Sentenza 13 novembre 2012 n. 4578
Pres. P. Corciulo, est. G. Di Vita

 

Il potere di irrogazione delle sanzioni in materia edilizia si presenta suscettibile di esercizio in ogni tempo, anche in ragione della sua natura rigidamente vincolata, con la conseguenza che, al concorrere delle condizioni di legge, l’ordine di demolizione di opere abusive va inteso come atto dovuto. In relazione alla motivazione di tale provvedimento occorre precisare che, se anche è in generale sufficiente l’affermazione dell’abusività dell’opera, ricorre comunque un onere di congrua motivazione quando, per il lungo lasso di tempo trascorso dalla commissione dell’abuso, e per il protrarsi dell’inerzia dell’Amministrazione preposta alla vigilanza, si sia ingenerata una posizione di affidamento nel privato, sì da richiedere che, avuto riguardo anche all’entità ed alla tipologia dell’abuso, venga specificato il pubblico interesse, evidentemente diverso da quello al mero ripristino della legalità, idoneo a giustificare il sacrificio del contrapposto interesse privato (1) (fattispecie in cui l’abuso risaliva al 1966, onde sarebbe stato necessario tenere conto di tale circostanza e verificare l’interesse pubblico attuale alla rimozione)

 

Omissis

 

Ritenuto che il ricorso è fondato per le ragioni di seguito indicate:
Invero, rispetto al principio generale della non necessità di una particolare motivazione dell'ordine di demolizione è ammessa una deroga proprio per il caso, quale quello di specie, in cui, per il lungo lasso di tempo trascorso dalla commissione dell'abuso e il protrarsi dell'inerzia dell'amministrazione preposta alla vigilanza, si sia ingenerata una posizione di affidamento nel privato, ipotesi in relazione alla quale si ravvisa un onere di congrua motivazione sul pubblico interesse - tenuto conto anche alla entità e alla tipologia dell'abuso - evidentemente diverso da quello al ripristino della legalità, idoneo a giustificare il sacrificio del contrapposto interesse privato (Consiglio di Stato, Sez. IV, 12 aprile 2011 n. 2266; 6 giugno 2008 n. 2705; 14 maggio 2007 n. 2441; Sez. V, 29 maggio 2006 n. 3270; 4 marzo 2008 n. 883; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. III, 4 maggio 2012 n. 2049; Sez. IV, 9 aprile 2010 n. 1890);
- difatti, l’ordinanza con la quale è stata ingiunta alla parte ricorrente la demolizione dell’immobile, essendo intervenuta a più di 40 anni dalla costruzione del fabbricato in discorso non può essere sorretta esclusivamente dal richiamo al carattere abusivo dell’opera realizzata: in siffatte evenienze, l’amministrazione deve dare conto puntualmente delle ragioni di pubblico interesse che depongono per la demolizione del fabbricato (quali, ad esempio, il pericolo di crollo, desunto dalla fatiscenza dell’edificio, o il pregiudizio per l’igiene e la sanità pubblica connesso alla vetustà del fabbricato) giacché il decorso del tempo, oltre a produrre effetti che l’ordinamento riconosce e consacra dando vita a istituti ampiamente disciplinati in ogni settore del diritto, determina l’esigenza di rafforzare l’impalcatura motivazionale di un provvedimento di natura repressiva perché esige l’efficace rappresentazione del rinnovato interesse della amministrazione procedente a rimuovere situazione antigiuridiche

 

Omissis
 

BREVI ANNOTAZIONI

di MONICA BORGHERINI

  • L'OGGETTO DELLA PRONUNCIA

Nella pronuncia in esame il T.A.R. CAMPANIA disegna i confini del potere sanzionatorio in materia edilizia facendo applicazione del principio di affidamento e mettendo in luce il contenuto della motivazione   del  provvedimento di demolizione di opera abusiva.

  • IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

Il caso al vaglio del T.A.R. è emblematico.  Il ricorrente chiede, nei confronti del Comune y, l'annullamento di ordinanza di demolizione dell'opera con ripristino dello stato dei luoghi, all'uopo deducendo vizio motivazionale. Il difetto motivazionale risiederebbe nella mancata valutazione tanto del profilo temporale quanto dell'affidamento incolpevole ingeneratosi nel ricorrente. Infatti, l'ordinanza di demolizione si colloca cronologicamente nel 2011 mentre la realizzazione delle opere risale agli anni 1967-1968. Ben quarant'anni prima! Tenuto conto di tale circostanza fattuale, il T.A.R. evidenzia come non possa non condividersi il dedotto vizio motivazionale nel provvedimento impugnato, avendo l’amministrazione proceduto ad intimare la demolizione di opere eseguite negli anni sessanta, senza tenere conto del notevole lasso di tempo trascorso dalla loro realizzazione. Centrale, dunque, il tempo trascorso oltre e più che la natura giuridica del provvedimento di demolizione riconducibile al novero degli atti dovuti. Vero è che il potere di irrogazione di sanzioni in materia edilizia si presenta suscettibile di esercizio in ogni tempo, anche in ragione della sua natura rigidamente vincolata, con la conseguenza che al concorrere delle condizioni di legge, l'ordine di demolizione va inteso come atto dovuto. Tuttavia, a riguardo, risultano significative le puntualizzazioni della giurisprudenza specie dei più significativi arresti giurisprudenziali (Consiglio di Stato, Sez. IV, 12 aprile 2011 n. 2266; 6 giugno 2008 n. 2705; 14 maggio 2007 n. 2441; Sez. V, 29 maggio 2006 n. 3270; 4 marzo 2008 n. 883; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. III, 4 maggio 2012 n. 2049; Sez. IV, 9 aprile 2010 n. 1890). Dal complesso degli stessi si evince che rispetto al principio generale della non necessità di una particolare motivazione dell'ordine di demolizione è ammessa una deroga proprio per il caso, quale quello di specie, in cui, per il lungo lasso di tempo trascorso dalla commissione dell'abuso e il protrarsi dell'inerzia dell'amministrazione preposta alla vigilanza, si sia ingenerata una posizione di affidamento nel privato, ipotesi in relazione alla quale si ravvisa un onere di congrua motivazione sul pubblico interesse - tenuto conto anche alla entità e alla tipologia dell'abuso - evidentemente diverso da quello al ripristino della legalità, idoneo a giustificare il sacrificio del contrapposto interesse privato.  Pertanto l’ordinanza con la quale si ingiunge la demolizione dell’immobile, essendo intervenuta a più di 40 anni dalla costruzione del fabbricato in discorso non può essere sorretta esclusivamente dal richiamo al carattere abusivo dell’opera realizzata.

  • CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE: in cosa consiste il principio di affidamento erosivo del potere pubblico?

Il decorso del tempo, oltre a produrre effetti che l’ordinamento riconosce e consacra dando vita a istituti ampiamente disciplinati in ogni settore del diritto, determina l’esigenza di rafforzare l’impalcatura motivazionale di un provvedimento di natura repressiva perché esige l’efficace rappresentazione del rinnovato interesse della amministrazione procedente a rimuovere situazioni antigiuridiche. Come evidenzia la giurisprudenza unanime, da cui il T.A.R. Campania non si discosta, in siffatte evenienze, l’amministrazione deve dare conto puntualmente delle ragioni di pubblico interesse che depongono per la demolizione del fabbricato, quali appunto il pericolo di crollo, desunto dalla fatiscenza dell’edificio, o il pregiudizio per l’igiene e la sanità pubblica connesso alla vetustà del fabbricato. Pertanto, in casi siffatti, alla luce di tutti gli interessi in gioco ed in applicazione dei principi sin qui enunciati, l’interesse all’intervento repressivo da parte dell’amministrazione può considerarsi cedevole rispetto all’interesse del privato. Ma in cosa consiste il principio di affidamento? Quando assurge i tratti della legittimità e ragionevolezza sì da erodere, condizionandolo, il potere pubblico? In base alla dottrina più accreditata, la tutela dell'affidamento legittimo e ragionevole è espressione di un principio che impone alla P.A. che voglia esercitare i suoi poteri verso il privato, di tenere conto dell'interesse alla conservazione di un vantaggio, bene, utilità conseguito in buona fede dal privato o a mezzo di provvedimento dell'amministrazione o, a maggior ragione, se detto vantaggio si sia consolidato per effetto del decorso di un significativo lasso temporale. Spiccano i tre caratteri del legittimo affidamento:1) elemento oggettivo: il vantaggio difeso dal privato deve essere chiaro ed univoco; deve scaturire da un atto formale, efficace e vincolante. 2) elemento soggettivo: il privato deve difendere la sua utilità nella plausibile convinzione di averne titolo. Occorre l'affidamento maturato in buona fede. 3) elemento cronologico: il fattore tempo rende l'affidamento stabile. L'affidamento diventa stabile quando siamo al cospetto di un vantaggio conseguito in un arco di tempo tale da persuadere il beneficiario della sua stabilità. Il principio di affidamento entra così nei provvedimenti sanzionatori in materia di opere abusive e nella motivazione di provvedimenti ordinanti la demolizione dell'opera e il ripristino dello stato anteriore.

PERCORSO BIBLIOGRAFICO: F.CARINGELLA, Manuale di diritto amministrativo, Roma 2012, ed. Dike; F. CARINGELLA-M.PROTTO (a cura di), Il nuovo procedimento amministrativo, Roma 2009, ed. Dike; F.CARINGELLA-L.TARANTINO, Codice amministrativo- I codici d'Autore, TN 2009;  Consiglio di Stato, Sez. IV, 12 aprile 2011 n. 2266; 6 giugno 2008 n. 2705; 14 maggio 2007 n. 2441; Sez. V, 29 maggio 2006 n. 3270; 4 marzo 2008 n. 883; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. III, 4 maggio 2012 n. 2049; Sez. IV, 9 aprile 2010 n. 1890.

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