Una condotta penalmente illecita può presentare profili di rilevanza anche per l’ordinamento sportivo da un punto di vista disciplinare

Commissione disciplinare nazionale, comunicato ufficiale n. 51/CDN

Commette illecito disciplinare per violazione dell’art. 1, comma I, Codice della giustizia sportiva il soggetto dell’ordinamento sportivo che si sia avvalso del sistema di frode fiscale posto in essere da altro soggetto non operante in ambito federale e dalla organizzazione facente capo allo stesso. Tale condotta, infatti, non solo è contraria ai doveri di lealtà, correttezza e probità, imposti dall’art. 1, comma I, del CGS, ma mina gravemente la credibilità dell’intero sistema sportivo oltre ad alterare il corretto equilibrio delle possibilità di tutti i partecipanti alle diverse competizioni, equilibrio che deve essere garantito,  per quanto possibile, all’interno della comunità sportiva in generale e del mondo del calcio in particolare.

FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO

COMUNICATO UFFICIALE N. 51/CDN

(2012/2013)

 

La Commissione disciplinare nazionale, costituita dall’Avv. Sergio Artico, Presidente; dall’Avv. Riccardo Andriani, dal Dr. Antonio Frittella, dall’Avv. Luca Giraldi, dall’Avv. Marco

Santaroni, Componenti; con l’assistenza dell’ Avv. Gianfranco Menegali, Rappresentante AIA; del Sig. Claudio Cresta, Segretario, con la collaborazione dei Sigg.ri Paola Anzellotti e Salvatore Floriddia, si è riunita i giorni 21 settembre, 4 ottobre, 15

novembre e 29 novembre 2012 e ha assunto le seguenti decisioni:

 

(608) – DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: PASQUALE

FOTI, FRANCESCO GHELFI, GIUSEPPE VITALE, GIAMPIERO TANSINI, FRANCO

COLLAVINO, CONCETTA ANTONIA ANGELA FAZZARI, ROSELLA SENSI, FABIO

ZAMBLERA, OSCAR BREVI, LUIGI MARTINELLI, REGGINA CALCIO, MODENA FC,

PIACENZA FC, UC SAMPDORIA, US CITTÁ DI PALERMO • (note nn. 9129/360pf09-

10/SP/dl del 19.6.2012 e 9442/360pf09-10/SP/dl del 27.6.2012).

 

Omissis

 

Motivi della decisione

Il presente procedimento trae spunto da notizie di stampa, apparse sui quotidiani nazionali in data 28 e 29 ottobre 2009, relative all'esecuzione di ordinanze di custodia cautelare disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari di Milano nell’ambito dell’inchiesta denominata “Italease”, in ordine all’ipotesi di reato di associazione per delinquere transnazionale finalizzata al riciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti ed a reati tributari. Da ulteriori notizie di stampa apparse sui quotidiani nazionali nel mese di giugno 2010 si apprendeva l’ esistenza di ulteriori indagini da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e, nello specifico, l’esecuzione di numerose perquisizioni, con conseguente sequestro di copiosa documentazione, che interessavano anche alcune Società di calcio. In data 21 giugno 2010 il Pubblico Ministero procedente della Procura della Repubblica di Milano, titolare del fascicolo n. 41063/10 R.G.N.R. aperto a seguito delle ulteriori indagini innanzi indicate, informava la Procura federale dell’apertura di un procedimento penale per il reato di cui all’art. 2 del Decreto Legislativo n. 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) a carico di dirigenti di Società di calcio. Con note del 28 giugno 2010, 30 luglio 2010, 10 settembre 2010, 28 settembre 2010, 3 febbraio 2011, 17 maggio 2011, il P.M. presso la Procura della Repubblica di Milano informava la Procura federale dell’esito della attività istruttoria effettuata e, da ultimo, dell’emissione degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p.

Sulla base di tali elementi la Procura federale svolgeva ampie ed approfondite indagini che andavano ad integrare le informazioni pervenute dall’Autorità Giudiziaria.

L’esame congiunto di tali acquisizione probatorie, in gran parte documentali, consente di ritenere accertati fatti di notevole gravità non solo sotto il profilo penale (del quale ovviamente questa Commissione non deve interessarsi se non per quanto attiene l’accertamento dei fatti) ma anche sotto il profilo disciplinare sportivo. Non è accettabile infatti la tesi avanzata da alcune difese secondo la quale alcuni fatti oggetto del presente giudizio avrebbero rilevanza solo sotto il profilo penale e/o fiscale. Le condotte poste in essere da alcuni tesserati e da soggetti comunque operanti in ambito Federale, non solo sono contrarie ai doveri di lealtà, correttezza e probità imposti dall’art. 1 comma 1 del CGS, ma minano gravemente la credibilità dell’intero sistema sportivo oltre ad alterare il corretto equilibrio delle possibilità di tutti i partecipanti alle diverse competizioni, equilibrio che deve essere garantito, per quanto possibile, all’interno della comunità sportiva in generale e del mondo del calcio in particolare. Si impone pertanto un attento scrutinio delle singole responsabilità che consenta di pervenire ad un adeguato impianto sanzionatorio per i responsabili di tali fatti, tenuto conto che l’adesione al meccanismo processuale del c.d. patteggiamento ha consentito la definizione concordata ed anticipata di molte posizioni.

Il procedimento penale pendente presso l’A.G.O. di Milano e, per quanto di competenza della Giustizia sportiva, le conseguenti indagini della Procura federale, hanno permesso di accertare l’esistenza di un articolato sistema di frode fiscale posto in essere da un soggetto non operante in ambito federale e dalla organizzazione facente capo allo stesso.

Risulta pacificamente provata la costituzione ad opera di tale soggetto di una serie di Società austriache, inglesi, olandesi, ungheresi o di altri paesi Europei (c.d. “cartiere”) al solo fine di emettere fatture per operazioni inesistenti, utilizzate dal Sig. G. e dal suo gruppo societario per effettuare trasferimenti di denaro all’estero in favore di numerose Società e/o persone fisiche italiane. L’organizzazione del Sig. G. contattava i clienti italiani attraverso procacciatori retribuiti con percentuali sulla somma movimentata e si avvaleva della complicità di un dirigente della banca UBS di Ginevra. In alcuni casi il denaro, dopo un’ulteriore schermatura attraverso Società off-shore con sede a Panama e nelle Isole Vergini, rientrava in Italia in contanti tramite le cosiddette Società di “spallonaggio” (come ad esempio la Preziofin di Chiasso). Purtroppo risulta indubitabilmente provato anche che alcuni tesserati soggetti all’Ordinamento sportivo si siano avvalsi di tale illecita attività con le modalità (e le responsabilità personali) che di seguito preciseremo. Per tali soggetti il procacciatore risulta essere stato Tullio Tinti che ha definito la sua posizione ai sensi dell’art. 23 CGS.

Negli interrogatori resi innanzi la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano in data 2.11.2009, 6.11.2009, il Sig. G. ha, infatti, dichiarato: “…Allora, lì il contatto con le Società calcistiche ci è arrivato tramite un…come si chiamano, i…no, non promotore calcistico, un… … procuratore di calcio, che si chiama Tullio TINTI di Brescia. E’ tramite TINTI che io ho conosciuto la REGGINA e abbiamo conosciuto poi due altre Società di … …di calcio. Dove gli importi che sono stati fatturati, sono stati fatturati poi da Società estere, in sostanza. Poi questo è chiaro. Per i titolari stessi delle Società… cioè, per il loro beneficio, in buona sostanza, per una liquidità. E in un paio di casi… … per i presidenti delle Società di calcio. Ed il caso… per esempio in un paio di casi sono soldi che dovevano essere pagati a questo Tinti …disponibilità estere … … normalmente il ritorno era in contanti in Italia … … dei fondi neri, ecco. Mettiamoci…sì, questo è un po’ il concetto. No, no, proprio…cioè, nel caso della Reggina, il Presidente della Reggina… e nel caso dell’altro, dell’Empoli, mi pare, il Presidente dell’Empoli. Si. O il suo direttore amministrativo…..Nel caso però del….cioè, in un paio di casi le somme sono servite anche a essere…..a remunerare il Tinti stesso. Le sue prestazioni che mi avevano detto che lui aveva fatto. In un paio di casi, eh, però? Non nella maggior parte dei casi……”.

A latere di questa attività illecita è emerso poi un vero e proprio “sistema” messo in atto dal gruppo di agenti che ruotava intorno a Tullio Tinti, teso ad eludere ed aggirare la normativa che regola l’attività dei Procuratori, con particolare riguardo al divieto di conflitto di interessi. In sostanza, il Procuratore effettivo di una delle parti (in genere il calciatore interessato al trasferimento) al fine di poter ricevere il mandato da una (o perfino da entrambe) delle Società interessate (o perfino da entrambe) e da poter essere così retribuito da tali Società anziché dal calciatore, simulava il conferimento del mandato ad altro procuratore facente parte del “sistema”. Sono state accertate, infine, numerose altre violazioni del Regolamento Agenti vigente all’epoca dei fatti.

In relazione all’eccezione di prescrizione sollevata, in pratica, da tutti i deferiti va precisato che ai sensi dell’art. 25 n.1 lett a del CGS il dies a quo per il calcolo dei termini è quello in cui è stato commesso l’ultimo atto diretto a realizzare l’infrazione disciplinare contestata. Pertanto nel caso dell’utilizzo delle fatture false fornite dall’organizzazione del Sig. G. sopra citato, il dies a quo va individuato in quello dell’ultimo pagamento.

Per quanto riguarda la violazione dell’art. 9 del CGS, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa del deferito Foti e della Società Reggina, la decorrenza del termine prescrizionale non può che decorrere dalla data di cessazione del vincolo associativo, trattandosi di tipica violazione disciplinare di natura permanente.

Fatta questa doverosa premessa interpretativa, alla luce della normativa vigente devono ritenersi prescritti i fatti commessi entro il 30/6/2006. Molte difese hanno osservato che le violazioni al Regolamento Agenti contestate ai deferiti sono in gran parte di natura formale. Come più volte osservato da questa C.D.N. ciò non ne limita la gravità in quanto il rigore formale garantisce la sostanza, in particolar modo in casi di grande rilievo economico e, spesso, di evidente opacità. Lo scopo della normativa federale in subiecta materia è quella di garantire la massima trasparenza e l’assoluta regolarità, anche fiscale, delle operazioni di trasferimento e/o tesseramento dei calciatori.

Pertanto il rispetto rigoroso della forma non è un capriccio normativo ma una precisa esigenza che non ammette eccezioni. La prova dei fatti, nei limiti più avanti precisati, emerge non solo dalle dichiarazioni del G. ritualmente acquisite, ma anche dai documenti agli atti e perfino dalle dichiarazioni dei deferiti che, in linea di massima, non hanno negato gli accadimenti ma si sono limitati a contestare il rilievo disciplinare dei fatti loro contestati.

Passando all’esame delle posizioni dei deferiti che non hanno definito il procedimento ai sensi dell’art. 23 CGS, questa Commissione osserva quanto segue.

L’affiliazione della Società Piacenza FC è stata revocata in seguito alla dichiarazione del suo fallimento. Nei suoi confronti va emessa pertanto pronuncia di non luogo a procedere.

Tutti i fatti addebitati al Ghelfi ed al Collavino risultano prescritti essendo anteriori al 30/6/2006. Pertanto nei loro confronti va dichiarata l’estinzione del giudizio disciplinare. Per quanto attiene la violazione dell’art. 9 CGS ascritta al Foti e alla Fazzari questa Commissione, pur non ritenendo di aderire alle eccezioni sollevate nelle loro difese, non ritiene raggiunta la prova certa della esistenza di un vincolo associativo dei due deferiti (tra loro certamente esistente) esteso anche al Tinti Infatti se da un lato le dichiarazioni rese dal G. e la reiterazione delle condotte con le medesime modalità farebbero presumere l’esistenza di un comune accordo finalizzato alla commissione di illeciti, dall’altro non può escludersi che il Foti si sia limitato a rivolgersi di volta in volta al Tinti, a prescindere da ogni altro comune progetto.

Per quanto attiene le altre violazioni ascritte al Foti, esse risultano ampiamente provate non solo dalle dichiarazioni del G. ma anche dalla documentazione acquisita e perfino dalle ammissioni del deferito che non ha mai negato di aver utilizzato le false fatture per trasferire fondi all’estero, limitandosi a sostenere di aver perseguito non già il proprio interesse personale ma esclusivamente quello della Società. Questa circostanza, alla quale ha dato credito anche la Procura Federale, precisando in tal senso quanto in un primo momento contestato nel deferimento, non ha tuttavia valore esimente. Infatti l’illiceità della condotta ai fini disciplinari non dipende esclusivamente dalla destinazione finale dei proventi delle operazioni simulatorie, che in ogni caso sono servite a costituire all’estero una congrua provvista di denaro in nero, a prescindere dalla sua utilizzazione finale, con tutte le conseguenze del caso anche in relazione alla redazione del bilancio societario. Tali operazioni hanno avuto certamente un costo per la Reggina, se non altro per i compensi illeciti versati al procacciatore e all’organizzazione del Sig. G.. Infine non va sottaciuto che la tesi difensiva (come appena detto non esimente) secondo la quale la provvista illecitamente costituita sarebbe servita solo a compensare mediazioni per vantaggiose cessioni di calciatori, non è stata in alcun modo provata né documentalmente (con la giustificazione di un provvidenziale incendio che avrebbe distrutto tali tracce scritte) né assertivamente in quanto il deferito non ha mai indicato il nominativo dei fantomatici intermediari che avrebbero incassato in nero tali somme.

Per quanto sopra esposto risulta evidente che i mandati di scouting conclusi con le varie Società dell’organizzazione del Sig. G. simulano operazioni inesistenti. Pertanto le violazioni al Regolamento Agenti contestate al Foti in relazione alla redazione di tali contratti devono ritenersi assorbite nella violazione dell'art. 1, comma 1 del Codice di Giustizia sportiva in relazione alla normativa di cui all’art. 84 NOIF e del Regolamento Agenti contestata nel primo capoverso del capo di incolpazione (vedi pagg. 69-70 dell’atto di deferimento).

Sussistono invece le violazioni contestate al Foti per le operazioni di mercato relative ai calciatori M.C. e S. V. (fattispecie di cui al punto B del deferimento).

Delle condotte ascritte al suo Presidente risponde ai sensi dell’art. 4 comma 1 CGS a titolo di responsabilità diretta la soc. Reggina calcio Spa.

P.Q.M.

dichiara non doversi procedere per l’avvenuta revoca dell’affiliazione nei confronti della

Società Piacenza FC.

Dichiara estinte per intervenuta prescrizione le violazioni ascritte a Francesco Ghelfi e Franco Collavino.

Infligge le seguenti sanzioni:

- anni 2 (due) di inibizione per Pasquale Foti,

- mesi 9 (nove) di inibizione per Concetta Antonia Angela Fazzari,

- mesi 2 (due) di inibizione per Giuseppe Vitale,

- anni 1 (uno) di inibizione per Giampiero Tansini,

- mesi 1 (uno) di inibizione per Rosella Sensi,

- € 15.000,00 (€ quindicimila/00) di ammenda per Fabio Zamblera,

- mesi 1 (uno) di squalifica ed € 25.000,00 (€ venticinquemila/00) di ammenda per Oscar

Brevi,

- mesi 1 (uno) di squalifica ed € 25.000,00 (€ venticinquemila/00) di ammenda per Luigi

Martinelli,

- € 15.000,00 (€ quindicimila/00) di ammenda per la Società Modena FC,

- € 100.000,00 (€ centomila/00) di ammenda per la Società Reggina Calcio,

- € 15.000,00 (€ quindicimila/00) di ammenda per la Società UC Sampdoria,

- € 10.000,00 (€ diecimila/00) di ammenda per la Società US Città di Palermo.

Le rimanenti posizioni sono state definite con patteggiamento ai sensi degli artt. 23 e 24

CGS, formalizzate con Comunicati Ufficiali nn. 20/CDN del 24.9.2012 e 38/CDN del

16.11.2012.

Il Presidente della CDN

Avv. Sergio Artico

Pubblicato in Roma il giorno 7 dicembre 2012

Il Segretario Federale Il Presidente Federale

Antonio Di Sebastiano Giancarlo Abete

 

BREVI ANNOTAZIONI

 

di GIULIA COCIMANO

 

 

  • L’OGGETTO DELLA PRONUNCIA

La pronuncia in esame è stata emessa dalla Commissione Disciplinare Nazionale (di seguito, “CDN”), organo della giustizia sportiva presso la FIGC, il cui funzionamento è regolato dall’art. 30, CGS e dall’art. 34 dello Statuto della FIGC.

La fattispecie su cui si è pronunciata la Commissione Disciplinare Nazionale trae origine dalle comunicazioni effettuate, alla Procura federale presso la FIGC, dal Pubblico Ministero procedente nell’ambito dell’inchiesta relativa a Banca Italease, nel corso della quale erano state eseguite perquisizioni anche presso la sede di alcune Società di calcio.

In particolare, l’inchiesta aveva ad oggetto le ipotesi di reato di associazione per delinquere transnazionale finalizzata al riciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti ed a reati tributari.

Dalle indagini svolte dagli organi di giustizia statale e, per quanto di competenza, dalla Procura federale era emerso un articolato sistema di frode fiscale posto in essere da un soggetto non operante in ambito federale e dalla organizzazione facente capo allo stesso, sistema di cui si erano avvalsi anche alcuni tesserati soggetti all’ordinamento sportivo.  

Poiché i fatti accertati nel corso delle indagini presentavano evidenti profili di rilevanza, non solo per l’ordinamento penale, ma anche per l’ordinamento sportivo, il Procuratore federale aveva deferito alla CDN, tra gli altri, i presidenti di alcune società di calcio, una società, svariati agenti di calciatori ed anche dei giocatori.

 

 

  • IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

 

I soggetti deferiti dal Procuratore federale, in quanto tesserati o comunque operanti in ambito federale e quindi sottoposti alla giurisdizione federale, secondo le regole proprie del CGS, sono sottoposti all’ordinamento sportivo; pertanto, sono tenuti ad esercitare la loro attività nel rispetto dei principi di lealtà sportiva nonché delle norme e delle consuetudini sportive. Inoltre, devono osservare le norme ed i principi della competente Federazione internazionale, congiuntamente a quelli della Federazione sportiva nazionale cui appartengono.

La CDN ha considerato le condotte poste in essere da tali soggetti, rilevanti sotto il profilo disciplinare sportivo e, dunque, contrarie ai principi dell’ordinamento sportivo sotto tre profili.

In primo luogo, per violazione dell’art. 1, comma I, CGS. Giova ricordare che il Codice della Giustizia sportiva è composto da 55 articoli riguardanti le norme di comportamento e le sanzioni applicabili ai soggetti facenti parte della FIGC, degli organi statutari della giustizia sportiva e degli organismi per la risoluzione delle controversie.  

Il suddetto art. 1, comma I prevede che: “le società, i dirigenti, gli atleti, i tecnici, gli ufficiali di gara e ogni altro soggetto che svolge attività di carattere agonistico, tecnico, organizzativo, decisionale o comunque rilevante per l’ordinamento federale, sono tenuti all'osservanza delle norme e degli atti federali e devono comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva.”

La norma in esame descrive in termini molto ampi il comportamento dovuto, ma il comma VI dello stesso articolo specifica la previsione precettiva in senso stretto: “in caso di violazione degli obblighi previsti dal comma 1 si applicano le sanzioni di cui alle lettere a), b), c), g) dell’art. 18, comma 1, e quelle di cui alle lettere a), b), c), d), f), g), h) dell’art. 19, comma I”. Cioè, a carico delle società si applicano l’ammonizione, l’ammenda anche con diffida, la penalizzazione di uno o più punti in classifica; a carico dei dirigenti, soci e tesserati delle società, invece, l’ammonizione anche con diffida, l’ammenda anche con diffida, la squalifica a tempo determinato nel rispetto del principio di afflittività della sanzione, il divieto di accedere agli impianti sportivi in cui si svolgono gare o competizioni calcistiche nell’ambito della FIGC, l’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla FIGC.

Le condotte tenute dai soggetti deferiti non solo sono contrarie ai doveri di lealtà, correttezza e probità, imposti dalla norma; ma, rileva la Commissione, “minano gravemente la credibilità dell’intero sistema sportivo oltre ad alterare il corretto equilibrio delle possibilità di tutti i partecipanti alle diverse competizioni, equilibrio che deve essere garantito, per quanto possibile, all’interno della comunità sportiva in generale e del mondo del calcio in particolare”.

In secondo luogo, il deferimento è avvenuto per violazione dell’art. 9 CGS, rubricato “associazione finalizzata alla commissione di illeciti”, che prevede che quando tre o più soggetti tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali si associano allo scopo di commettere illeciti si applicano, per ciò solo, le sanzioni di cui alle lettere f) e h) dell’art. 19, comma I, dello stesso codice; la sanzione è aggravata nei confronti di coloro che promuovono, costituiscono o gestiscono l’associazione, nonché per i dirigenti federali e gli associati all’AIA. In particolare, le lettere f) e h) dell’art. 19 CGS prevedono le sanzioni della squalifica a tempo determinato, nel rispetto del principio di afflittività della sanzione e dell’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali ed a rappresentare le società nell’ambito federale.

La CDN, però, non ritiene raggiunta la prova della violazione dell’art. 9 CGS per nessuno dei deferiti.

Da ultimo, nell’atto di deferimento, il Procuratore federale considerava integrata la violazione del Regolamento Agenti, con particolare riferimento al divieto di conflitto di interessi. L’art. 16, comma VIII, dello stesso regolamento, rubricato “modalità dell’incarico” prevede testualmente che: “gli Agenti di calciatori hanno l’obbligo di evitare qualsiasi conflitto d’interessi nel corso della loro attività”. Per alcuni soggetti, peraltro, la CDN ha ritenuto la violazione del Regolamento Agenti assorbite nella violazione dell’art. 1, comma I, CGS. 

È di particolare interesse analizzare la posizione del presidente di una società di calcio, anch’essa deferita. Egli aveva utilizzato le fatture false per trasferire fondi all’estero, sostenendo di aver così perseguito l’interesse della società, non quello proprio personale.

La CDN rileva che, a prescindere dalla destinazione finale dei proventi delle attività simulatorie, l’illiceità di una tale condotta ai fini disciplinari dipende dal fatto che le operazioni poste in essere hanno avuto un costo per la società di appartenenza. In ogni caso, poi, la stessa è contraria all’art. 1, comma I, CGS e dunque deve ritenersi integrato l’illecito disciplinare.

Delle condotte ascritte al presidente della società risponde, a titolo di responsabilità diretta, la stessa società di appartenenza.

In generale, si può dire che per ogni illecito disciplinare di un singolo tesserato risponde anche la società; il titolo di responsabilità per cui le società sono chiamate a rispondere è strettamente connesso al soggetto che ha posto in essere l’infrazione.

Per quanto qui d’interesse, ai sensi dell’art. 4 CGS, le società di calcio possono essere chiamate a rispondere: (i) a titolo di responsabilità diretta, per l’operato di chi le rappresenta ai sensi delle norme federali, anche per  singole questioni; (ii) a titolo di responsabilità oggettiva, ai fini disciplinari, dell’operato dei dirigenti, dei tesserati, dei soci e non soci cui è riconducibile, direttamente o indirettamente, il controllo delle società stesse e di coloro che svolgono qualsiasi attività all’interno o nell’interesse di una società o comunque rilevante per l’ordinamento federale; inoltre, rispondono allo stesso titolo dell’operato e del comportamento delle persone  addette a servizi della società e dei propri sostenitori; (iii) a titolo di responsabilità presunta, per gli illeciti sportivi commessi a loro vantaggio da persone ad esse estranee.

La responsabilità diretta sorge in relazione al rapporto tra l’ente ed il soggetto che la rappresenta, che si profila come una sorta di rapporto organico poiché la persona fisica agisce per conto dell’ente. Ne consegue che alla società sono imputati direttamente tutti gli illeciti disciplinari commessi da quelle persone fisiche che rappresentano l’ente, secondo norme federali.

Poiché nella categoria dei soggetti che con le loro condotte possono determinare la responsabilità diretta della società, rientra anche il presidente e legale rappresentante pro tempore che è investito di tutti i poteri di ordinaria amministrazione della società, la Commissione disciplinare nazionale ha riconosciuto l’addebito a titolo di responsabilità diretta a carico della società di appartenenza del presidente deferito.

 

 

  • CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 

Come previsto dall’art. 1 del D.L. 19 agosto 2003, n. 220, i rapporti tra l’ordinamento statale e l’ordinamento sportivo sono regolati in base al principio di autonomia, ma ciò non significa che condotte di rilevanza penale per il primo non presentino il carattere dell’illiceità anche per il secondo: correttamente, infatti, la CDN ha ritenuto che alcuni fatti del giudizio avessero rilevanza non solo sotto il profilo penale e/o fiscale, ma anche sotto il profilo disciplinare.

L’illecito disciplinare è ravvisabile qualora un soggetto dell’ordinamento sportivo ponga in essere fatti violativi di una norma dello statuto, del regolamento federale o di altra disposizione vigente, a cui l’ordinamento stesso ricollega una sanzione di carattere disciplinare.

Poiché la condotta del soggetto dell’ordinamento sportivo che si sia avvalso del sistema di frode fiscale posto in essere da un soggetto terzo viola non solo norme dell’ordinamento statale, ma anche i principi fissati dall’art. 1, comma  I, CGS, è ravvisabile un illecito disciplinare sanzionabile secondo le disposizioni dello stesso Codice.

 

 

  • PERCORSO BIBLIOGRAFICO

 

V. FORTI, Riflessioni in tema di diritto disciplinare e sportivo e responsabilità oggettiva, in Rivista di diritto ed economia dello sport, vol. III, fasc. 2, 2007

M. GRASSANI, Come cambia l’illecito sportivo: evoluzione giurisprudenziale del fenomeno più acuto della patologia sportiva, in Rivista di diritto ed economia dello sport, vol. II, fasc. 2, 2006

M. SANINO – F. VERDE, Il diritto sportivo, 2011

M. SFORZA, L’illecito sportivo nella giurisprudenza federale, in Rivista di diritto ed economia dello sport, vol. VII, fasc. 3, 2011

Per le fonti normative si veda www.figc.it

Tag: illecito disciplinare
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