Per il Il Consiglio di Stato è incompatibile la carica di rettore presso un’Università privata con quella di professore ordinario presso un’Università statale

Consiglio di Stato, sez. VI, 20 dicembre 2012, n. 6586

Il Consiglio di Stato afferma che sussiste l’incompatibilità tra la carica di rettore presso un’Università privata ed il ruolo di professore ordinario presso un’ Università statale

 

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - sentenza 20 dicembre 2012 n. 6586

Presidente Severini; Estensore Vigotti

 

Pubblico impiego - Dipendenti Università - Professori universitari - A tempo parziale - Incarico di Rettore presso una Università privata - Incompatibilità - Sussiste - Diniego di autorizzazione - Legittimità.

È legittimo il provvedimento con il quale il rettore dell’ Università agli studi statale ha negato ad un professore ordinario a tempo definito,  in servizio presso l'Università stessa, l'autorizzazione ad assumere la carica di rettore presso un’ Università privata che opera nel medesimo ambito territoriale. In una ipotesi siffatta, infatti, sussisterebbe una situazione di incompatibilità tra le due cariche per conflitto di interessi: l’interesse del rettore di una Università privata - in concorrenza con l’ ateneo di appartenenza - è quello di aumentare il numero degli iscritti e ciò configura una situazione di conflitto ostativa al rilascio dell’autorizzazione da parte della “Università - datrice di lavoro” per l’esercizio di ulteriori attività.

Omissis

II) La sentenza merita conferma, poiché resiste alle censure svolte con l’appello.

In materia di rapporto di lavoro a tempo parziale, quale è quello svolto dal ricorrente con l’università di Roma La Sapienza, l’art. 6 d.p.c.m. appena ricordato, al secondo comma, espressamente prevede che "al personale interessato è consentito, previa motivata autorizzazione dell'amministrazione o dell'ente di appartenenza, l'esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività di istituto della stessa amministrazione o ente".

Come esaustivamente ha rilevato il rettore dell’università La Sapienza, nel provvedimento impugnato, l’incarico presso l’università Niccolò Cusano, "territorialmente concorrente" con La Sapienza, si porrebbe in diretto conflitto di interessi con quelli propri dell’ateneo di appartenenza del ricorrente: correttamente, quindi, il primo giudice ha fatto discendere dalla norma richiamata e dell’evidente situazione di pregiudizio evidenziata dal provvedimento impugnato la legittimità del diniego.

Né può convenirsi con l’appellante laddove mette in risalto che l’art. 11 d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 pone il principio della compatibilità dell’impiego a tempo definito con lo svolgimento di attività diverse dall’esercizio del commercio e dell’industria: tale norma deve essere intesa come presidio invalicabile alla possibilità di svolgere attività diverse da quelle di istituto, e quindi come esclusione per definizione delle attività indicate, ma è chiaro che deve essere interpretata alla luce dei principi che valgono in via generale per il pubblico impiego, il cui connotato essenziale è la continuità e l' esclusività della prestazioni a favore dell'Amministrazione di appartenenza. Rispetto a tale carattere, la possibilità per il pubblico impiegato con contratto a tempo parziale di svolgere attività lavorativa al di fuori del rapporto con l’Amministrazione deve essere intesa in senso restrittivo, e comunque – ed è questo il punto decisivo qui - sempre facendo salvi gli interessi dell’ente pubblico.

Nella fattispecie in esame il provvedimento impugnato in primo grado ha evidenziato con sufficiente chiarezza i motivi per i quali l’incarico proposto al ricorrente, di rettore di una università privata che svolge la propria attività nel medesimo ambito territoriale dell’università pubblica La Sapienza, si pone in conflitto di interessi con l’attività e la funzione di quest’ultima, per la prospettiva di sottrazione di iscritti alla medesima. Nessuna rilevanza contraria, come invece sostiene l’appellante, può assumere l’art. 7 del medesimo decreto presidenziale, che assicura la libertà di insegnamento e di ricerca scientifica ai professori universitari, e che, all’evidenza, non vale a privare di rilevanza i principi sopra esposti, ma anzi, a ben vedere, li conferma, poiché lo spessore dell’attività scientifica interessa sia la libertà dell’insegnante, sia l’efficacia dell’offerta formativa della struttura universitaria, convalidando così l’integrazione organica del dipendente con l’Amministrazione.

In tale prospettiva, la natura di università "libera" della Università Niccolò Cusano assume rilevanza non decisiva, posto che il principio dell’esclusività del lavoro e della compatibilità degli incarichi si porrebbe in identico modo anche con riferimento ad un rapporto da instaurarsi con un altro ente pubblico; ed infatti la portata dell’art. 53 d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, che, nel confermare la previa verifica dell’insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi al fine dell’autorizzabilità di incarichi retribuiti, esclude dall’ambito di applicazione, al sesto comma, i docenti universitari a tempo definito, vale a salvare soltanto le attività consentite "da disposizioni speciali (e attinenti al)lo svolgimento di attività libero-professionali". In assenza, quindi, di disposizioni speciali e del carattere di attività libero professionale dell’incarico, si espande la regola generale, che pretende l’esclusività del rapporto e, in ogni caso, la compatibilità degli interessi.

Poiché, nel caso in esame, quello proposto al ricorrente non concerne un tale tipo di attività, né è consentito da alcuna disposizione speciale, e indipendentemente dal comportamento difforme asseritamente tenuto dall’università La Sapienza in altra fattispecie (la cui eventuale illegittimità non comporterebbe l’obbligo di perpetuare un comportamento contra legem), si conferma la validità del provvedimento oggetto del giudizio, così come ha ritenuto la sentenza impugnata.

Omissis

 

 

BREVI ANNOTAZIONI

di ELVIRA RAVIELE

L’ OGGETTO DELLA PRONUNCIA

Il Consiglio di Stato, nella pronuncia in commento, dichiara incompatibile il ruolo di professore ordinario a tempo parziale di un’Università pubblica con quello di rettore di un’Università privata, laddove i due Atenei svolgono la propria attività nel medesimo ambito territoriale: ciò, infatti, verrebbe a determinare una situazione di conflitto di interessi.

IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

Nel caso di specie è stato impugnato un provvedimento emanato dal rettore di un’università pubblica con il quale si è comunicato, ad uno dei professori ordinari a tempo parziale della stessa Università, l’ incompatibilità del suo ruolo con quello di rettore in un’Università privata.

Tale provvedimento è stato ritenuto legittimo sia dai giudici di prime cure che dai giudici dell’appello per le ragioni che sono di seguito esposte.

Innanzitutto, il Consiglio di Stato (confermando la decisione del TAR Lazio) ha dichiarato che  in materia di rapporto di lavoro a tempo parziale trova applicazione l’art. 6, 2° comma, d.p.c.m. 17 marzo 1989 (disposizioni che regolano il regime di incompatibilità dei professori ordinari a tempo definito). Questa norma prevede che "al personale interessato è consentito, previa motivata autorizzazione dell'amministrazione o dell'ente di appartenenza, l'esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività di istituto della stessa amministrazione o ente".

Sulla base di tale fondamento normativo, i giudici di Palazzo Spada hanno così ritenuto che, nel caso in esame, l’incompatibilità (ex art. 6, II comma, del d.p.c.m. succitato) deriverebbe dal fatto che i due Atenei esercitano la loro attività nel medesimo ambito territoriale: infatti, verrebbe in tal modo a determinarsi una situazione di conflitto di interessi, dal momento che l’interesse del rettore di un’università privata è quello di aumentare il numero degli iscritti all’ Ateneo privato e ciò comporterebbe una probabile sottrazione di iscritti all’ Ateneo statale di appartenenza.

In secondo luogo,  non è stato considerato rilevante il fatto che l’art. 11 d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 stabilisce il principio della compatibilità dell’impiego di professore a tempo definito con lo svolgimento di attività diverse dall’esercizio del commercio e dell’industria: tale norma “deve essere interpretata alla luce dei principi che valgono in via generale per il pubblico impiego, il cui connotato essenziale è la continuità e l'esclusività delle prestazioni a favore dell'Amministrazione di appartenenza”.

A tale ultimo proposito il Consiglio di Stato afferma che pur essendo ammessa “la possibilità per il pubblico impiegato con contratto a tempo parziale di svolgere un’attività lavorativa al di fuori del rapporto con l’Amministrazione”, la stessa deve essere intesa “in senso restrittivo, e comunque – ed è questo il punto decisivo qui - sempre facendo salvi gli interessi dell’ente pubblico”.

Infine, a nulla vale la natura di università “libera” dell’Università privata, in quanto i giudici dell’appello ritengono che l’art. 53 d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (nell’escludere i docenti universitari a tempo definito dalla previa verifica dell’insussistenza di situazioni di conflitto di interessi al fine di autorizzare incarichi retribuiti) si riferisce unicamente alle “attività consentite da disposizioni speciali (e attinenti al)lo svolgimento di attività libero-professionali".

Dal momento che il caso di specie non si riferisce ad attività consentite da disposizioni speciali ovvero ad attività libero-professionali, si ritiene vigente la regola generale dell’ esclusività del rapporto di lavoro e la necessaria assenza (anche potenziale) di un conflitto di interessi.

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La ratio della decisione sostanzialmente risiede nel fatto che pur essendoci stata, in materia di incompatibilità del ruolo di professore ordinario, una liberalizzazione di talune attività prima assoggettate ad autorizzazione, rimane fermo il limite dell’assenza di un conflitto di interesse (anche potenziale) tra l’attività svolta presso l’Università di appartenenza e l’ulteriore attività che si intende svolgere, in funzione del rapporto di immedesimazione organica tra “professore - lavoratore” ed “Università - datrice di lavoro”.

Il Consiglio di Stato approda in tal modo alla soluzione (sopra riportata nei suoi punti essenziali) applicando le disposizioni previste per i professori a tempo definito anche ai professori ordinari a tempo parziale.

 

PERCORSO BIBLIOGRAFICO

 

Codice Amministrativo annotato con la giurisprudenza, di F. CARINGELLA e L. TARANTINO, Dike Giuridica Editrice, Roma, 2012, p. 308 ss.;

 

Manuale di Diritto Amministrativo, di F. CARINGELLA, Dike Giuridica Editrice, Roma, VI edizione, 2012, p. 705 ss.;

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