Accesso ai documenti nell'ambito di un accertamento ispettivo: prevalenza del diritto di difesa sulla riservatezza e rilevanza della presenza di un atto sanzionatorio.

Tar Veneto 24 dicembre 2012, n. 1597

ACCESSO AI DOCUMENTI NELL'AMBITO DI UN ACCERTAMENTO ISPETTIVO: PREVALENZA DEL DIRITTO DI DIFESA SULLA RISERVATEZZA E RILEVANZA DELLA PRESENZA DI UN ATTO SANZIONATORIO.

 

 

TAR VENETO, SEZ. III - sentenza 24 dicembre 2012 n. 1597 -

Pres. Di Nunzio, Est. Morgantini

 

 

Sussiste il diritto del datore di lavoro di accedere alle dichiarazioni rilasciate dal personale dipendente agli ispettori del lavoro in occasione di un accertamento ispettivo conclusosi con l'applicazione di una ammenda, ai fini dell’esercizio del diritto di difesa, atteso che, nel caso di accertamento ispettivo conclusosi con l'adozione di atti o provvedimenti a carattere sanzionatorio o comunque in danno al datore di lavoro - ai sensi dell’art. 24 della L. n. 241 del 1990, come modificato dalla L. n. 15 del 2005 - il diritto di difesa prevale sulla riservatezza.

 

Omissis

 

In particolare l’art. 2 del D.M. n° 757 del 1994 stabilisce che sono sottratte al diritto di accesso le seguenti categorie di atti in relazione alla esigenza di salvaguardare la vita privata e la riservatezza di persone fisiche, di persone giuridiche, di gruppi, imprese e associazioni:  documenti contenenti notizie acquisite nel corso delle attività ispettive, quando dalla loro divulgazione possano derivare azioni discriminatorie o indebite pressioni o pregiudizi a carico di lavoratori o di terzi.

La citata previsione di cui al D.M. n° 757 del 1994 deve essere interpretata alla luce delle disposizioni di legge di cui all’art. 24 della legge n° 241 del 1990, secondo cui deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici.

Ovverosia qualora il procedimento ispettivo si concluda senza l'adozione di atti o provvedimenti a carattere sanzionatorio o comunque in danno al datore di lavoro, si deve ritenere prevalente il diritto del dipendente alla riservatezza circa le dichiarazioni rese all'ispettore e conseguentemente legittimamente negato l'accesso a tali documenti formatisi nell'ambito del procedimento ispettivo. Viene meno infatti il nesso strumentale tra l'actio ad exhibendum esercitata dal datore di lavoro e la necessità di agire in giudizio a difesa di una posizione soggettiva lesa non riscontrata.

Se invece le dichiarazioni costituiscono il supporto di un provvedimento sanzionatorio adottato nei confronti del datore di lavoro, il diritto di difesa del datore di lavoro include l’accesso alle dichiarazioni rese da dipendenti e terzi nel corso del procedimento ispettivo (così Consiglio di Stato VI n° 7979 del 2010, Tar Veneto III n° 814 del 2012).

Nel caso di specie il verbale di accertamento ispettivo, contenente la comunicazione della sanzione, fa specifico riferimento agli indici di subordinazione riscontrati in seno ai verbali di acquisizione informazioni.

Omissis

 

BREVI ANNOTAZIONI

di MONICA BORGHERINI

 

•     L'OGGETTO DELLA PRONUNCIA

La questione analizzata dal T.A.R. Veneto involge la tematica del diniego di accesso a documenti facenti parte di un accertamento ispettivo sotto il profilo della prevalenza o meno del diritto di difesa sulla riservatezza. La peculiarità della pronuncia in rassegna si coglie proprio in relazione al tipo di procedimento in cui si innesta la triade diritto di accesso-diritto alla difesa – riservatezza. Trattasi infatti di un procedimento ispettivo.

 

•     IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

 Il ricorso ha ad oggetto la richiesta di annullamento di un provvedimento di diniego d'accesso ai documenti nonché l'accertamento del diritto del ricorrente di accedere mediante estrazione di copia a tutti gli atti di iscrizione compiuti durante un procedimento ispettivo nei confronti del datore di lavoro (ricorrente). Nel caso specifico il Ministero del Lavoro rigetta l'istanza di accesso presentata dal datore di lavoro funzionale alla conoscenza delle dichiarazioni rese dai controinteressati agli ispettori del lavoro, nel corso di un  accertamento di lavoro sommerso. Il provvedimento di diniego viene motivato con il richiamo agli artt. 2 e 3 del D.M. n.757 del 1994 laddove all'art. 2 contempla un elenco di atti che dovrebbero esser sottratti all'accesso. Nello specifico, l'art. 2 stabilisce che sono sottratte al diritto di accesso le seguenti categorie di atti in relazione alla esigenza di salvaguardare la vita privata e la riservatezza di persone fisiche, di persone giuridiche, di gruppi, imprese e associazioni: documenti contenenti notizie acquisite nel corso delle attività ispettive, quando dalla loro divulgazione possano derivare azioni discriminatorie o indebite pressioni o pregiudizi a carico di lavoratori o di terzi. Giustamente il T.A.R. Veneto coordina la citata previsione con la legge n.241 del 1990. Segnatamente il D.M. n.757 viene interpretato alla luce dell'art. 24 della legge n.241, alla stregua del quale deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici.

La motivazione resa dal T.A.R.  in commento risulta degna di nota in quanto accuratamente distingue, sulla tematica in oggetto, due casi, da trattare diversamente. In virtù di siffatta distinzione (che analizziamo nelle considerazioni conclusive) il ricorso viene accolto con il conseguente ordine al Ministero del Lavoro di esibire i documenti richiesti entro 30 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza.

 

•     CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Dalla copiosa giurisprudenza (si veda Consiglio di Stato VI n° 7979 del 2010, Tar Veneto III n° 814 del 2012)  relativa al diritto di accesso ad atti di un procedimento ispettivo emerge la necessità di effettuare una distinzione a seconda che il procedimento ispettivo sfoci o meno  nell'adozione di provvedimenti sanzionatori a danno del datore di lavoro. Occorre quindi distinguere due casi:

 

1)    caso del procedimento ispettivo che non sfocia in atti sanzionatori- diniego di accesso del datore di lavoro: se il procedimento ispettivo si conclude senza l'adozione di atti o provvedimenti a carattere sanzionatorio o comunque in danno al datore di lavoro, prevale il diritto del dipendente alla riservatezza circa le dichiarazioni rese all'ispettore e conseguentemente legittimamente negato l'accesso a tali documenti formatisi nell'ambito del procedimento ispettivo. In tale situazione viene meno infatti il nesso strumentale tra l'actio ad exhibendum esercitata dal datore di lavoro e la necessità di agire in giudizio a difesa di una posizione soggettiva lesa non riscontrata.

       

2)    caso del procedimento ispettivo che sboccia in atti sanzionatori- diritto di accesso del datore di lavoro e sua prevalenza sulla riservatezza:  qualora le dichiarazioni costituiscono il supporto di un provvedimento sanzionatorio adottato nei confronti del datore di lavoro, il diritto di difesa del datore di lavoro include l’accesso alle dichiarazioni rese da dipendenti e terzi nel corso del procedimento ispettivo .

 

 Applicando siffatte coordinate interpretative  il ricorso non poteva che esser accolto. Infatti, il contenuto sanzionatorio del verbale di accertamento ispettivo evidenzia l'interesse concreto del ricorrente-datore di lavoro a richiedere ed ottenere l'accesso dall'amministrazione negante, con conseguente prevalenza del diritto di difesa rispetto ai provvedimenti con cui gli sono comunicate le sanzioni.

 

PERCORSO BIBLIOGRAFICO:

F.CARINGELLA, Manuale operativo II “ Il procedimento amministrativo” Roma 2012, ed. Dike; ”F.CARINGELLA, Manuale di diritto amministrativo, Roma 2012, ed. Dike;  F.CARINGELLA- D. GIANNINI, Codice del procedimento amministrativo- I codici d'Autore, ed. Dike 2012.  F. BRUNO, R.CHIEPPA, C.CRISCENTI, R.DE NICTOLIS, I.FRANCO, Guida ragionata alla più recente giurisprudenza amministrativa, Roma 2009, ed. Dike; R.CHIEPPA-R.GIOVAGNOLI, Manuale breve di diritto amministrativo, Roma 2009.

CONSIGLIO DI STATO SEZ. VI, sentenza 9-11-2010. CONSIGLIO DI STATO SEZ. VI, sentenza 7-12-2009, (sull’accoglibilità o meno dell’istanza di accesso presentata dal datore di lavoro alla Direzione provinciale del lavoro, tendente ad ottenere copia della documentazione acquisita dagli ispettori del lavoro nell'ambito dell'attività di controllo loro affidata ed in particolare delle dichiarazioni rese dai dipendenti).  CONSIGLIO DI STATO SEZ. VI, sentenza 3-9-2009 (sull’accoglibilità o meno dell’istanza di accesso presentata dal datore di lavoro alla Direzione provinciale del lavoro, tendente ad ottenere copia della documentazione acquisita dagli ispettori del lavoro nell'ambito dell'attività di controllo loro affidata ed in particolare delle dichiarazioni rese dai dipendenti). TAR LAZIO - ROMA SEZ. III QUATER, sentenza 10-3-2011  (sulla legittimità o meno del diniego opposto dall’INPS ad un datore di lavoro che chiedeva i verbali delle visite ispettive, motivato con la necessità di tutelare la riservatezza dei lavoratori). TAR BASILICATA - POTENZA, sentenza 14-11-2002, (sul diritto del datore di lavoro di accedere alle dichiarazioni rese dai dipendenti in sede di accertamenti compiuti dall’INPS; disapplica l’art. 17 del regolamento adottato dall’INPS per la disciplina del diritto di accesso).

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