Sistema elettorale e vizi del voto espresso. In particolare i motivi aggiunti nel giudizio elettorale.

Consiglio di Stato., Sez. V, 21 dicembre 2012, n. 6608

SISTEMA ELETTORALE E VIZI DEL VOTO ESPRESSO. IN PARTICOLARE I MOTIVI AGGIUNTI NEL GIUDIZIO ELETTORALE.

 

 

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - sentenza 21 dicembre 2012 n. 6608 -

Pres. Barra Caracciolo, Est. Lotti -

 

 

1. Nel giudizio elettorale, sono inammissibili i motivi aggiunti proposti in relazione ad ulteriori vizi emersi a seguito delle verifiche istruttorie disposte dal giudice in relazione alle originarie censure.

2. Nelle elezioni relative al sindaco ed ai consiglieri comunali, la trascrizione nella scheda elettorale del nominativo del candidato sindaco nello spazio destinato all’indicazione della preferenza può e deve essere interpretata come conferma, benché superflua, del voto espresso per l’elezione del sindaco.

3. Nelle elezioni relative al sindaco ed ai consiglieri comunali, nel caso in cui l’espressione del voto sia accompagnata dal titolo di studio professionale, è ragionevole ritenere che essa non costituisca con certezza un segno di riconoscimento del voto, in quanto tale titolo è elemento distintivo del candidato, soprattutto in contesti di piccole dimensioni e di basso livello di alfabetizzazione.

4. L'art. 64 del d.P.R. n. 570 del 1960, il quale contiene il divieto di apporre segni di riconoscimento nelle schede elettorali, va interpretato nel senso che la nullità del voto contenuto in schede che presentino scritture o segni tali da far ritenere in modo inoppugnabile la volontà dell'elettore di far riconoscere il proprio voto, deve essere intesa in senso oggettivo, ossia considerando nulle quelle schede che rechino scritte o segni estranei alle esigenze di espressione del voto e che non trovino ragionevoli spiegazioni nelle modalità con cui l'elettore ha inteso esprimere il voto stesso (alla stregua del principio è stata ritenuta nulla una scheda sulla quale risultava barrato il simbolo della lista e scritto il nome e cognome del candidato, con al di sotto un segno grafico, atteso che la sottolineatura della preferenza integra un chiaro segno di riconoscimento del voto; è stata ritenuta altresì nulla una scheda nella quale, oltre ad essere barrato il simbolo di lista e scritto il cognome di un candidato, era presente, nel riquadro della stessa lista, un segno grafico simile ad un asterisco estraneo alle esigenze di espressione del voto).

5. Nelle elezioni relative al sindaco ed ai consiglieri comunali, nel caso in cui nella scheda elettorale non sia stato barrato alcun simbolo di lista e sia presente l’indicazione del cognome nella lista corretta, il voto espresso deve ritenersi esteso anche alla lista cui appartiene il candidato indicato.

6. Nelle ipotesi in cui non sia riconoscibile la volontà dell’elettore, la scheda deve essere annullata (alla stregua del principio è stata ritenuta nulla una scheda nella quale il voto con preferenza era posto al centro della scheda).

 

Omissis

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Salerno, Sez. I, con la sentenza n. 826 del 7 maggio 2012, ha respinto il ricorso e i motivi aggiunti proposti dall’attuale appellante per l’annullamento del verbale di proclamazione dell’elezione alla carica di Sindaco del Comune di Padula (SA) del 17.5.2011, del verbale di determinazione della cifra elettorale di lista ottenuta dalle liste dei candidati nelle singole Sezioni, del verbale delle operazioni dell’Adunanza dei Presidenti delle Sezioni del 17.5.2011, dei verbali delle operazioni elettorali delle Sezioni nn. 1, 2, 3, 4, 5 e 6.

Il TAR, inoltre, respingeva anche il ricorso incidentale del sig. Paolo Imparato, candidato Sindaco per la lista n. 2, denominata "Imparato Azioni Concrete", ed eletto Sindaco di Padula, attuale parte appellata.

Il TAR fondava la sua decisione rilevando, sinteticamente, che:

- la censura intesa a conseguire l’accertamento della regolarità, quantomeno a favore della lista n. 1 (se non del candidato per il quale è stata indicata la preferenza), del voto espresso, da elettore iscritto alla Sezione n. 2, mediante una scheda sulla quale risulta barrato il simbolo della predetta lista e scritto il nome "Settimio", corrispondente al candidato della stessa lista Settimio Rienzo, nel riquadro della lista n. 2, scheda che è stata invece dichiarata nulla dal Seggio, non era fondata, atteso che, come da verbale del 25.11.2011, relativo agli incombenti istruttori disposti dal Tribunale con l'ordinanza istruttoria n. 1751/2011, con il quale veniva richiesto all'organo prefettizio incaricato di "acquisire e trasmettere al Tribunale, ove rinvenuta, con riferimento alla Sezione n. 2, tra le schede nulle, una scheda dichiarata nulla sulla quale risulta barrato il simbolo della lista n. 1 e scritto il nome "Settimio" nel riquadro della lista n. 2", viene dato atto che "tra le schede nulle della Sez. n. 2 non viene ritrovata la scheda con il nome Settimio";

- alla stessa conclusione si è pervenuti con riguardo alla censura con la quale viene dedotto che è stata illegittimamente dichiarata nulla una scheda sulla quale risulta regolarmente barrato il simbolo della lista n. 1 e scritto il nome e cognome "Giuseppe Pinto", candidato della stessa lista, nel riquadro della lista n. 2, poiché in riscontro al corrispondente quesito formulato dal Tribunale con l'ordinanza citata, il funzionario delegato dal Prefetto ha dato atto, con il verbale menzionato, che "tra le schede nulle della Sezione n. 2 non si rinviene la scheda con il nome "Giuseppe Pinto" nel riquadro della lista 2";

- con riguardo alla censura con la quale viene dedotto che è stata illegittimamente dichiarata nulla una scheda sulla quale risulta regolarmente barrato il simbolo della lista n. 1 e scritto il cognome "Cancellaro", corrispondente al candidato della stessa lista Giovanni Cancellaro, al di fuori del riquadro della lista, ovvero nello spazio bianco al centro della scheda, essa era da ritenersi fondata;

- con riguardo alla censura con la quale viene dedotto che sono stati illegittimamente assegnati alla lista n. 2 tre voti che, essendo affetti da segni di riconoscimento, avrebbero dovuto essere annullati, il TAR ha rilevato che, per una scheda con la scritta BOVE TIZIANA, il simbolo di lista barrato ed un asterisco nel riquadro bianco per l'espressione del voto (a favore della lista corrispondente n. 2), in effetti quest’ultima era da annullare ai sensi dell'art. 64, comma 2, n. 2, d.P.R. n. 570/1960; con riguardo, invece, ad una scheda sulla quale, pur risultando barrato il simbolo di lista, si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta "Paolo Impar", che non corrisponde al nominativo di alcun candidato della stessa lista, nel corso delle operazioni istruttorie disposte dal Tribunale, non è stata rinvenuta alcuna scheda compilata nel modo descritto dai ricorrenti; peraltro, cinque schede acquisite che differiscono, da quella descritta in ricorso, per il modo in cui è indicato il nominativo riportato nel riquadro destinato all'espressione del voto di preferenza per la lista n. 2 ("Imparato", "iparatto", "Paolo Imparato", "Paolo", "Paolo Imparato" e "Inparato"), si è ritenuto che nessuna delle predette schede acquisite concretizzi le ragioni di nullità affermate in ricorso; con riguardo alle censure con le quali viene allegato che sono state illegittimamente assegnate alla lista n. 2 tre schede sulle quali, pur risultando barrato il simbolo di lista, si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta "dott. Alliegro", corrispondente al cognome di un candidato della stessa lista, Giovanni Alliegro, esse sono state ritenute infondate;

- con riguardo alla censura ove è dedotto che, nella Sezione n. 3, è stato illegittimamente annullato un voto che avrebbe dovuto essere assegnato alla lista n. 1, dichiarando nulla una scheda sulla quale risultava regolarmente barrato il simbolo della lista n. 1 e scritto correttamente il nome e cognome di un candidato della stessa lista, Settimio Rienzo, con al di sotto un impercettibile segno grafico, si è ritenuto che la scheda sia stata correttamente annullata, trattandosi di elemento grafico estraneo alle ordinarie modalità di espressione del voto e palesemente finalizzato a caratterizzare e distinguere quello espresso dall'elettore;

- con riguardo alla Sezione n. 3, è stata dedotta l’illegittima assegnazione alla lista n. 2 di un voto viziato da un evidente segno di riconoscimento, che avrebbe quindi dovuto essere annullato: una scheda sulla quale non è barrato alcun simbolo di lista ed è presente l’indicazione del cognome "Ferrigno", corrispondente ad un candidato della stessa lista, sia nel riquadro della lista n. 1, ove però la preferenza è stata cancellata con l’apposizione, sul cognome "Ferrigno", di ripetuti e marcati segni grafici, sia nel riquadro della lista n. 2, per il TAR il voto espresso da un elettore in sostituzione di una preferenza cancellata non costituisce, di per sé, manifestazione di un segno di riconoscimento ex art. 64, d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570;

- quanto alla censura secondo la quale nella Sezione n. 4 sarebbe stato illegittimamente assegnato alla lista n. 2 un voto viziato da un evidente segno di riconoscimento e che avrebbe quindi dovuto essere annullato (una scheda sulla quale, pur risultando barrato il simbolo di lista, si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta "dott. Alliegro"), la stessa deve essere respinta poiché la scheda in questione non è stata rivenuta dal funzionario prefettizio;

- le medesime considerazioni reiettive sono state formulate dal TAR con riferimento alla analoga censura volta ad ottenere l'annullamento di una scheda, espressa da un elettore della Sezione n. 5, recante l’espressione del voto di preferenza mediante l’indicazione "arch. Bove Ferrigno", candidato della lista n. 2 e conteggiata a favore della medesima lista, scheda non rinvenuta nel corso delle attività istruttorie espletate;

- in relazione alla censura concernente la Sezione n. 5, la scheda rinvenuta reca quale espressione di preferenza la scritta "dotore aliecne", che gli stessi difensori dei ricorrenti, presenti all'esecuzione dell'incombente istruttorio, hanno riconosciuto integrare una forma sgrammaticata della indicazione "dott. Alliegro";

- in relazione alle ulteriori censure dedotte per la Sezione n. 6, ove sarebbero stati illegittimamente assegnati alla lista n. 2 due voti, viziati da intrinseca contraddittorietà e con evidenti segni di riconoscimento, il TAR ha ritenuti per una scheda (ove nel riquadro della lista n. 1 risulta scritto il nominativo del candidato Sindaco Dario Mario Tepedino e, nello stesso tempo, risulta barrato il simbolo della lista n. 2, senza l’apposizione di alcun voto di preferenza) che l'art. 57, comma 7, d.P.R. n. 570/1960, nel disporre che "sono inefficaci le preferenze per candidati compresi in una lista diversa da quella votata", enuncia chiaramente il principio interpretativo in base al quale prevale, in presenza di indicazioni di voto contrastanti (quella cioè di carattere oggettivo, concernente la lista, e quella di carattere soggettivo, concernente il candidato, concorra esso alla carica di Sindaco o di consigliere), quella riferita alla lista; per l’altra scheda (ove, pur risultando barrato il simbolo di lista, si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta "Paolo" che non corrisponde al nominativo di alcun candidato della stessa lista e che, solo in ipotesi, potrebbe riferirsi al nominativo del candidato Sindaco, Paolo Imparato), il TAR ha evidenziato che la scheda rinvenuta in sede di esecuzione dell'incombente istruttorio disposto dal Tribunale non corrisponde alla descrizione data dalla parte ricorrente, recando essa la scritta "Paolo" all'interno del riquadro destinato alla lista n. 2, ma senza l'apposizione di alcun segno sul relativo contrassegno.

Per il TAR, dunque, concluso l’esame delle censure intese a conseguire la correzione del risultato elettorale, l’accoglimento delle sole astrattamente fondate (affermanti, l’una, l’illegittima attribuzione di un voto alla lista n. 2, l’altra, l’illegittimo annullamento di un voto espresso per la lista n. 1) non sarebbe sufficiente a modificare l’equilibrio elettorale consolidatosi a favore della lista n. 2.

Pertanto, è stata respinta la domanda di rettifica proposta in via principale dai ricorrenti, potendo altresì prescindersi dalla disamina dalla censura con la quale i ricorrenti deducono l’illegittima ammissione al voto assistito di una elettrice, nessun concreto contributo il suo eventuale accoglimento potendo recare, anche sul piano della mera rinnovazione del procedimento elettorale, al fine di colmare il divario elettorale tra le liste concorrenti.

Per quanto riguarda la domanda in via subordinata, intesa a conseguire il rifacimento delle operazioni elettorali, alla luce delle irregolarità che ne avrebbero caratterizzato lo svolgimento, il TAR ha stabilito che:

- Il funzionario all’uopo delegato dal Prefetto di Salerno ha dato atto, con il verbale del 6.12.2011, che gli elettori che hanno votato sulla base delle liste elettorali sono complessivamente n. 755, numero corrispondente a quello delle schede scrutinate, e che "il numero complessivo delle schede corrisponde al numero complessivo dei votanti come emerge dalle liste elettorali"; inoltre, che sulla scorta del verbale delle operazioni della sezione, mod. 225AR, effettivamente alla pag. 111 non risulta annotato alcun elettore ammesso al voto domiciliare né risulta allegato il mod. 226 bis AR per la raccolta del voto degli elettori ammessi al voto domiciliare (due esemplari del quale, compilati in maniera identica e nei quali è riportata l'operazione di raccolta del voto a domicilio di n. 1 elettore, sono stati rinvenuti dall’organo verificatore nella busta 3 C); pertanto, la divergenza lamentata in ricorso, tra il numero dei votanti (754) accertato al termine delle operazioni di voto ed il numero delle schede scrutinate (755), trova agevole spiegazione nel mancato computo, tra i primi, dell’elettore ammesso al voto domiciliare;

- quanto invece alla mancata corrispondenza, accertata dall’organo verificatore in occasione dell’esecuzione del supplemento istruttorio disposto dal Tribunale con l’ordinanza n. 260/2012, tra il numero delle schede autenticate (1.238) e quello risultante dalla somma delle schede scrutinate (755) e di quelle non utilizzate (483) (che, peraltro, corrispondono a quelli riportati nel verbale delle operazioni elettorali - pag. 47 e pag. 34, si è ritenuto ragionevolmente, da un lato, che sia stata erroneamente autenticata una scheda in più rispetto a quelle (1.237) che risultano autenticate sulla base del verbale (pag. 9), dall’altro lato, che siffatta scheda erroneamente non conteggiata, lungi dall’influire sul risultato elettorale, sia compresa tra quelle residue, dal momento che il numero delle schede scrutinate corrisponde esattamente al numero degli elettori che hanno votato così come desumibile dalle liste elettorali;

- quanto invece all’assunto secondo cui, terminate le operazioni elettorali, al momento della chiusura del verbale e dello scioglimento del Seggio, il Vice Presidente (sig. Giuseppe La Manna) si sarebbe rifiutato di sottoscrivere il verbale, lo stesso è smentito dal fatto, allegato dal controinteressato (cfr. ricorso incidentale, pag. 14), che il medesimo Vice Presidente ha sottoscritto l’ulteriore copia del verbale della Sezione n. 3, trasmessa alla Prefettura; la mancata sottoscrizione da parte del Vice Presidente della copia del verbale prodotta dai ricorrenti deve essere attribuito, per il TAR, piuttosto che ad un ipotetico "rifiuto", ad una sua mera dimenticanza.

- infine, con riguardo alle ulteriori irregolarità concernenti i registri destinati all’annotazione delle tessere elettorali, sulla scorta delle risultanze della verificazione disposta dal Tribunale, tali censure sono state dichiarate inammissibili, sulla scorta del principio giurisprudenziale secondo cui l’ammissibilità della proposizione di motivi aggiunti nel giudizio elettorale deve ritenersi circoscritta a quelli che costituiscano svolgimento di censure tempestivamente proposte, mentre non sono ammessi nuovi motivi di ricorso derivanti da ulteriori vizi emersi a seguito delle verifiche istruttorie disposte dal giudice in relazione alle originarie censure; in ogni caso, per il TAR, le irregolarità lamentate dai ricorrenti integrano mere inesattezze nella compilazione dei registri delle tessere elettorali, inidonee ad inficiare gli essenziali presupposti di correttezza e trasparenza del procedimento elettorale.

Parte appellante contestava la sentenza del TAR e, con l’appello in esame, chiedeva l’accoglimento del ricorso di primo grado assumendo, in primo luogo che la sentenza era affetta da error in judicando, violazione di legge (artt. 57 e 64 d.p.r. 16.5.1960, n. 570 e s.m.i.), difetto e, comunque, erroneità della motivazione, laddove, all’esito della disamina delle singole schede in contestazione, ha respinto il primo motivo del ricorso introduttivo e, con esso, la domanda principale di correzione del risultato elettorale che, de jure, doveva condurre all’elezione alla carica di Sindaco dell’avv. Dario Mario Tepedino alla testa della lista n. 1 "Padula Libera"; in secondo luogo, che la sentenza era affetta da error in judicando, violazione di legge (artt. 47, 51, 53 e 63 d.p.r. 16.5.1960, n. 570 e s.m.i.), difetto e, comunque, erroneità della motivazione - contraddittorietà manifesta, nella parte in cui ha disatteso il secondo motivo del ricorso introduttivo e, con esso, la domanda subordinata di rinnovazione delle operazioni elettorali nella Sezione n. 3.

Inoltre, parte appellante ha riproposto, ai sensi dell’art. 101, comma 2, c.p.a., tutti i motivi di impugnazione proposti con il ricorso introduttivo.

Si costituivano l’Amministrazione intimate e la parte controinteressata, chiedendo il rigetto dell’appello.

La parte controinteressata riproponeva, con appello incidentale, il ricorso incidentale dichiarato improcedibile in primo grado, censurando le operazioni elettorali per l’illegittimo annullamento di numerosi voti validamente espressi in favore della lista n. 2 e del candidato Sindaco Imparato e per l’illegittima assegnazione di voti nulli attribuiti alla lista n. 1 collegata al candidato Sindaco Tepedino.

All’udienza pubblica del 20 novembre 2012 la causa veniva trattenuta in decisione.

DIRITTO

In via di fatto, deve essere premesso che sono quivi in contestazione gli esiti della consultazione elettorale del 15 e 16 maggio 2011, per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio Comunale di Padula, il cui esito ha visto prevalere il candidato Sindaco Imparato e la lista collegata "Imparato per Azioni Concrete", che ha riportato 1813 voti validi, mentre la lista "Padula Libera", collegata al candidato Sindaco Tepedino ha conseguito 1806 voti con un distacco di 7 voti.

Tale esito è stato contestato dal candidato Sindaco Tepedino e da alcuni cittadini elettori, che hanno dedotto varie illegittimità delle operazioni elettorali di scrutinio, chiedendo la correzione del risultato elettorale poiché alla lista Imparato andrebbero sottratti 9 voti ed alla sua lista Tepedino, invece, andrebbero assegnati 4 voti, erroneamente annullati, con conseguente ribaltamento dell’esito dell’elezioni; in via subordinata chiedendo la rinnovazione delle operazioni elettorali per gravi irregolarità che l’avrebbero inficiata.

Omissis

 

 

BREVI ANNOTAZIONI

di MONICA BORGHERINI

 

•     L'OGGETTO DELLA PRONUNCIA

Il Consiglio di Stato affronta la materia del sistema elettorale con particolare riferimento alle modalità di espressione del voto ed ai riflessi sui risultati elettorali. Sono, nello specifico, in contestazione gli esiti della consultazione elettorale per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio Comunale. Preannunciamo che tale esito è stato contestato da un candidato Sindaco  e da alcuni cittadini elettori, che hanno dedotto varie illegittimità delle operazioni elettorali di scrutinio, chiedendo la correzione del risultato elettorale ed in via subordinata  la rinnovazione delle operazioni elettorali per gravi irregolarità che l’avrebbero inficiata.

 

•     IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

 L'appellante (il non eletto alla carica di sindaco) chiede la riforma della sentenza resa dal T.A.R. CAMPANIA concernente il verbale di proclamazione dell'elezione alla carica di sindaco, essendo stato respinto il ricorso e i motivi aggiunti per l'annullamento 1) del verbale di proclamazione dell’elezione alla carica di Sindaco 2) del verbale di determinazione della cifra elettorale di lista ottenuta dalle liste dei candidati nelle singole Sezioni,  3) del verbale delle operazioni dell’Adunanza dei Presidenti delle Sezioni  4) dei verbali delle operazioni elettorali delle Sezioni nn. 1, 2, 3, 4, 5 e 6. Di conseguenza il T.A.R. respingeva anche il ricorso incidentale dell'eletto sindaco, qui parte appellata.

Il T.A.R., a seguito dell'esame delle censure tese a conseguire la correzione del risultato elettorale  afferma che l'accoglimento di quelle astrattamente fondate non sarebbe sufficiente a modificare l'equilibrio elettorale consolidatosi a favore della lista vincente. Inoltre, per quanto concerne la domanda tesa a conseguire il rifacimento delle operazioni elettorali in considerazione delle irregolarità che ne avrebbero caratterizzato lo svolgimento, il T.A.R. ha affermato una serie di principi ribaditi dal Consiglio di Stato.

Quindi, parte appellante contesta la sentenza del TAR e, con l’appello in esame, chiedeva l’accoglimento del ricorso di primo grado assumendo:

1)    in primo luogo, che la sentenza era affetta da error in judicando, violazione di legge (artt. 57 e 64 d.p.r. 16.5.1960, n. 570 e s.m.i.), difetto e, comunque, erroneità della motivazione, laddove, all’esito della disamina delle singole schede in contestazione, ha respinto il primo motivo del ricorso introduttivo e, con esso, la domanda principale di correzione del risultato elettorale che, de jure, doveva condurre all’elezione alla carica di Sindaco dell’appellante;

2)    in secondo luogo, che la sentenza era affetta da error in judicando, violazione di legge (artt. 47, 51, 53 e 63 d.p.r. 16.5.1960, n. 570 e s.m.i.), difetto e, comunque, erroneità della motivazione - contraddittorietà manifesta, nella parte in cui ha disatteso il secondo motivo del ricorso introduttivo e, con esso, la domanda subordinata di rinnovazione delle operazioni elettorali nella Sezione n. 3.

Vengono così riproposti, ai sensi dell’art. 101, comma 2, c.p.a., tutti i motivi di impugnazione proposti con il ricorso introduttivo. Si costituivano l’Amministrazione intimate e la parte controinteressata, chiedendo il rigetto dell’appello. A riguardo il Consiglio di Stato estromette dal giudizio il Ministero. Il Ministero convenuto in appello viene estromesso, non costituendo esso, per pacifica giurisprudenza, contraddittore rispetto alle domande di correzione del risultato elettorale o di annullamento delle elezioni. Infatti, in caso di giudizio per l'annullamento del verbale di proclamazione degli eletti e delle operazioni di ripartizione dei seggi deve essere disposta l' estromissione dal giudizio dell'Ufficio elettorale centrale e del Ministero dell'Interno, considerato che la legittimazione passiva va attribuita all'Amministrazione cui vanno giuridicamente imputati i risultati della consultazione elettorale oggetto della lite e non all'Amministrazione statale o agli organi, quali l'Ufficio elettorale, che abbiano svolto compiti, anche di primaria importanza, nel procedimento elettorale, ma che sono destinati a sciogliersi subito dopo effettuata la proclamazione degli eletti e che non sono portatori di un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento dei propri atti.

 

•     CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 In sede di elezioni, frequenti risultano i casi di voti espressi in modo sui generis al punto da indurre il seggio alla dichiarazione di invalidità della scelta elettorale effettuata mediante una viziata dichiarazione della volontà elettorale.  Si pensi a titolo esemplificativo alle situazioni in cui: 1) il voto viene espresso mediante una scheda sulla quale risulta barrato il simbolo della lista y mentre viene scritto il nome all'interno del riquadro appartenente alla diversa lista x, oppure al di fuori del riquadro della lista; 2) sono altresì  frequenti i casi di voti espressi  in presenza di evidenti  segni di riconoscimento del voto dato. Proprio di fronte a siffatta panoramica, il Consiglio di Stato afferma principi inossidabili.

Vediamo da vicino quello che possiamo definire il decalogo giurisprudenziale che guida la materia dei voti espressi e della loro validità-regolarità  in seno ad una procedura elettorale.

 

•     Di particolare importanza il regime dei motivi aggiunti nei procedimenti elettorali.   Sulla scorta del principio giurisprudenziale secondo cui l’ammissibilità della proposizione di motivi aggiunti nel giudizio elettorale deve ritenersi circoscritta a quelli che costituiscano svolgimento di censure tempestivamente proposte, mentre non sono ammessi nuovi motivi di ricorso derivanti da ulteriori vizi emersi a seguito delle verifiche istruttorie disposte dal giudice in relazione alle originarie censure, vengono dichiarate inammissibili svariate censure. (nella sentenza in esame si trattava di irregolarità concernenti i registri destinati all’annotazione delle tessere elettorali sulla scorta  delle risultanze della verificazione disposta dal Giudice di primo grado). Pertanto per le ipotesi in cui siano scaturiti ulteriori vizi emersi a seguito delle verifiche istruttorie disposte dal giudice in relazione alle originarie censure i relativi motivi aggiunti sono, per giurisprudenza di questo Consiglio, inammissibili (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 22 settembre 2011, n. 5345)

 

•     al centro del sistema non si dimentichi  l'art. 57, comma 7, d.P.R.n.570/1960:  nel disporre che sono inefficaci le preferenze per candidati compresi in una lista diversa da quella votata, si enuncia chiaramente il principio interpretativo in base al quale prevale, in presenza di indicazioni di voto contrastanti (quella cioè di carattere oggettivo, concernente la lista, e quella di carattere soggettivo, concernente il candidato, concorra esso alla carica di Sindaco o di consigliere), quella riferita alla lista

•     con riferimento alle ipotesi di riscontrato segno di riconoscimento, deve essere premesso che, secondo la giurisprudenza (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 15 ottobre 2010, n. 7512), l'art. 64 del d.P.R. n. 570 del 1960, che contiene il relativo divieto deve interpretarsi nel senso che la nullità del voto contenuto in schede che presentino scritture o segni tali da far ritenere in modo inoppugnabile la volontà dell'elettore di far riconoscere il proprio voto, deve essere inteso in senso oggettivo, ossia considerando nulle quelle schede che rechino scritte o segni estranei alle esigenze di espressione del voto e che non trovino ragionevoli spiegazioni nelle modalità con cui l'elettore ha inteso esprimere il voto stesso

•     per giurisprudenza del Consiglio di stato, è noto che, per le ipotesi in cui si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta del candidato sindaco,  la trascrizione del candidato sindaco nello spazio destinato all’indicazione della preferenza può e deve essere interpretata come conferma, benché superflua, del voto espresso per l’elezione del sindaco (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 28 settembre 2005, n. 5187; Consiglio di Stato, sez. V, 18 novembre 2004, n. 7561)

•     ovviamente per le ipotesi in cui non sia riconoscibile la volontà dell’elettore, la scheda deve essere annullata. Invece, per le ipotesi in cui non è barrato alcun simbolo di lista ed è presente l’indicazione del cognome nella lista corretta la giurisprudenza ha più volte  statuito circa l’estensione del voto alla lista cui appartiene il candidato indicato (Consiglio di Stato, sez. V, 4 marzo 2008, n. 817).  In questo caso, si deve ritenere che la volontà dell’elettore sia, dunque, chiara nel senso di attribuire la preferenza al candidato z della lista n. x  e la cancellazione dell’erronea preferenza trascritta nel riquadro della lista n. y, non costituisce un segno di riconoscimento ma è elemento di interpretazione di tale volontà.

In applicazione di tali principi l'appello viene dichiarato in parte improcedibile ed in parte respinto.  Conseguentemente l'appello incidentale risulta  improcedibile per carenza di interesse.

 

PERCORSO BIBLIOGRAFICO: CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 4-3-2008 (sui casi in cui è ammissibile nel giudizio elettorale il ricorso per motivi aggiunti a seguito della verificazione, sulla validità o meno di una preferenza nella quale il cognome del candidato è stato leggermente storpiato e sui casi in cui opera la nullità dei voti per la presenza di segni di riconoscimento). CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 16-10-2006 (sull’individuazione dei soggetti legittimati passivi nel caso di ricorso elettorale, sul principio del favor voti e sull'estensione del principio secondo cui sono nulle le schede elettorali contenenti segni di riconoscimento).  CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 3-1-2006 (sulla possibilità o meno di considerare come segno di riconoscimento su di una scheda elettorale un segno di croce dalla grafia più calcata).  CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 28-9-2005, (sulle modalità di espressione del voto nelle elezioni del sindaco e sulla nullità per la presenza di segni di riconoscimento nelle schede elettorali).  CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 1-7-2005 (sui requisiti che un ricorso elettorale deve possedere per essere ritenuto ammissibile e sulla necessità di acquisire la scheda contestata nel caso in cui sia stata dedotta la presenza in essa di segni di riconoscimento). CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 18-11-2004 (sulla necessità di valutare anche le condizioni soggettive dei votanti per verificare se sussista a meno la nullità del voto per la presenza nella scheda di segni di riconoscimento). CGA - SEZ. GIURISDIZIONALE, sentenza 18-5-2007  (sulla possibilità o meno di annullare, per segni di riconoscimento, le schede elettorali nella quali al posto del nome di battesimo del candidato è stato riportato il suo diminutivo; fattispecie relativa a candidato di nome "Domenico" che è stato indicato in alcune schede come "Mimmo").  CGA - SEZ. GIURISDIZIONALE, sentenza 18-5-2007  (sulle varie ipotesi in cui un voto deve considerarsi nullo per la presenza nella scheda di segni di riconoscimento).

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