Lo scioglimento del Consiglio comunale per le dimissioni contestuali della metà più uno dei membri assegnati: natura giuridica dell’atto di dimissioni contestuali e rapporto con la fattispecie delle dimissioni

T.A.R.Calabria, Sez. I, 24 novembre 2014, n. 1903

L'art. 141 lett. b) n. 3 D.Lgs. n. 267/2000, non introduce una diversa e speciale forma di dimissioni rispetto a quella regolamentata dall'art. 38 del medesimo decreto legislativo. Con tale norma, infatti, si è semplicemente inteso far scaturire un preciso effetto giuridico (lo scioglimento dell'organo) al verificarsi di un mero fatto (le contestuali dimissioni di più della metà dei consiglieri), sulla base della presunzione che la contestuale presentazione delle dimissioni della metà più uno dei consiglieri sottende la volontà politica di sciogliere il Consiglio: non si configura, pertanto, un "atto collettivo" di dimissioni, allo stesso tempo unitario e plurimo, ma un mero fatto a cui consegue l'effetto dissolutorio previsto dalla norma.

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIAN

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1259 del 2012, proposto da:

N. L., E. P., A. C., A. C., P. F., G. S., V. F., rappresentati e difesi dall'avv. C. S., con domicilio eletto presso*** via ***;

contro

Prefetto di C., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distr.le C., domiciliata in C., via ***; Ministero dell'Interno; Comune di C., rappresentato e difeso dall'avv. P. P., con domicilio eletto presso*** via***

nei confronti di

L. S., P. F., G. S., P. B., A. R., G. M., G. E., C. S., L. L., D. N., N. M.;

 

per l'annullamento della determinazione n 48251/12 assunta dal prefetto di C. con la quale si comunicava l'avvenuta archiviazione della pratica relativa alla sospensione del consiglio comunale di C. e degli ulteriori atti indicati in ricorso

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Prefetto di C. e di Comune di C.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 ottobre 2014 il dott. Raffaele Tuccillo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

 

1. Con ricorso gli istanti chiedevano l’annullamento: della determinazione assunta dal Prefetto di C. con la quale si chiedeva l’archiviazione della pratica relativa alla sospensione del Consiglio Comune di C.; del silenzio rifiuto del Ministero dell’Interno; delle deliberazioni del Consiglio Comunale di C. nn. 3, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 del 2012 con le quali erano disposte le surrogazioni degli istanti, consiglieri comunali del Comune di C. con altri soggetti.

Riferivano: che erano stati eletti consiglieri comunali del Comune in oggetto; che il Consiglio comunale era composto di 17 componenti dei quali 5 di minoranza e 11 di maggioranza oltre il Sindaco; che il 23 maggio si dimettevano 9 consiglieri, 4 di maggioranza e 5 di minoranza; che nonostante ciò lo stesso giorno si svolgeva comunque il Consiglio Comunale in esito al quale si provvedeva alla surrogazione del Consigliere L. A., dimessossi in data 26.1.2012; che in data 1.6.2012 si svolgeva Consiglio comunale e veniva disposta la surrogazione degli altri consiglieri comunali dimessi; che non era disposta la surrogazione del consigliere comunale N. D., le cui dimissioni era ritenute irregolari; che la Prefettura non disponeva lo scioglimento del consiglio comunale in quanto le dimissioni dei nove consiglieri non erano state contestuali. Chiedevano in via principale lo scioglimento del consiglio comunale per dimissioni contestuali della maggioranza più uno e, in via subordinata, l’annullamento delle delibere di surroga dei consiglieri dimissionari con immediato reintegro degli stessi.

Impugnavano i provvedimenti per illegittimità per eccesso di potere, violazione di legge con conseguente vizio nella composizione di organo collegiale, nullità dell’atto di surrogazione. Riferivano: che in base all’art. 38 del d.lgs. 267/00 alla data della presentazione delle dimissioni scattano le procedure per la relativa sostituzione da svolgersi in tempi stretti, entro e non oltre dieci giorni; che ciò non era avvenuto nel caso del L. dimessosi in data 26.1.2012, la cui surrogazione era avvenuta solo in data 23.5.2012, quando si era già dimessa la metà più uno dei consiglieri comunali; che l’atto di surroga era tardivo e illegittimo.

Impugnavano il provvedimento per violazione degli artt. 38 e 141 del t.u. d.lgs 267/00. Riferivano: che le dimissioni erano idonee a determinare lo scioglimento del Consiglio Comunale se presentate lo stesso giorno; che a parere del Consiglio Comunale le dimissioni presentate dal consigliere N. erano invalide in quanto presentate da terza persona senza delega autenticata; che occorreva attribuire rilevanza alla volontà dei consiglieri comunali con la conseguenza che, in mancanza di contestuali dimissioni, non era possibile procedere alla surroga.

 

Si costituiva l’amministrazione resistente chiedendo di dichiarare l’irricevibilità del ricorso in quanto tardivamente depositato ovvero di rigettarlo. Riferiva: che l’ultima notifica era del 5.11.2012 mentre il ricorso era stato depositato in data 29.11.2012 e, quindi, dopo il termine perentorio di 15 giorni previsto dal combinato disposto degli artt. 45 e 119 c.p.a., con applicabilità dei termini dimezzati.

Si costituiva il Comune di C. chiedendo il rigetto del ricorso. Riferiva: che il ricorso era tardivo e comunque infondato; che la surrogazione del L., pur se tardiva, era efficace, in quanto il termine di dieci giorni non era perentorio; che le dimissione del consigliere N. erano dettate da motivi personali ed estranei alla volontà dello scioglimento del consiglio comunale.

2. Il ricorso non può trovare accoglimento.

Occorre preliminarmente precisare che la causa di scioglimento del Consiglio Comunale richiede e presuppone la contestualità delle dimissioni, senza necessità di indagare la causa o le motivazioni per le quali sono state presentate le relative dichiarazioni.

Nel caso di specie, risulta che in data 23 maggio 2012 siano state presentate le dimissioni di 9 Consiglieri Comunali sui 16 consiglieri più il Sindaco che compongono il Consiglio Comunale di C.. Le parti eccepiscono l’idoneità o meno delle dimissioni di D. N. a integrare l’ipotesi prevista dalla norma.

Le dimissione della suddetta sono da ritenersi, tuttavia, inefficace in quanto presentate da terzi senza autentica della sottoscrizione. L’effetto derivante dalla mancanza dei presupposti della legge è che l’atto non è attribuibile a N. e, quindi, risulta essere tamquam non esset. Ne discende che, nel caso di specie, le dimissioni dalla stessa presentate, a prescindere dall’orario e dal numero cronologico, non sono idonee a integrare l’effetto di legge previsto dall’art. 38 del Tuel, non costituendo un atto unilaterale attribuibile alla ricorrente.

Ciò premesso, deve ritenersi che il comportamento del Consiglio Comunale nella vicenda per cui è causa sia stato rituale.

Come precisato dalla giurisprudenza amministrativa, con orientamento da ritenersi pienamente condivisibile (Cons. Stato, Sez. VI, 12.8.2009, n. 4936), a norma dell'’art. 38, comma 8, d.lgs. 267 del 2000, l'atto di dimissioni del consigliere comunale, in quanto ivi statuito come irrevocabile, non recettizio ed immediatamente efficace, è un atto i cui effetti non dipendono dalla volontà dell'agente, non potendo perciò essere sottoposto a condizione, ma sono statuiti direttamente dalla norma, che li determina per il solo fatto della protocollazione delle dimissioni, con la quale la dichiarazione di volontà del dimissionario esce dalla sua disponibilità ed è idonea a produrre l'effetto immediato della sua surrogazione (In questa direzione, dunque, "la circostanza che le dimissioni di un consigliere comunale siano state presentate congiuntamente ad altri allo scopo, dichiarato o presunto, di provocare lo scioglimento del consiglio ai sensi dell'art. 141 t.u.e.l., non è idonea ad incidere sulla validità ed efficacia dell'atto medesimo, in caso di mancato raggiungimento dello scopo", come precisa Cons. Stato, sez. V, 12 giugno 2007, n. 3137; in senso conforme T.A.R. Puglia Lecce Sez. I, Sent., 16-02-2012, n. 282). Ne consegue che la invalidità di taluna delle dimissioni presentate congiuntamente da parte della metà più uno dei consiglieri non incide sulla validità di quelle tra esse ritualmente presentate, non rilevando al riguardo il mancato raggiungimento dello scopo dello scioglimento del Consiglio Comunale. La norma di cui all'art. 141 del Tuel non ha introdotto una diversa e speciale forma di dimissioni dalla carica di consigliere comunale rispetto a quella già disciplinata dall'art. 38, comma 8, citato essendosi unicamente limitata a sancire l'effetto dello scioglimento del Consiglio Comunale a causa della mera circostanza di fatto della contestualità delle dimissioni della metà più uno dei consiglieri, indipendentemente dalle motivazioni di ciascuno.

Ne deriva che le dimissioni presentate, contestualmente o individualmente (a prescindere dalla motivazione, dalla causa ovvero da un’eventuale condizione apposta) determinano il medesimo effetto giuridico rappresentato dalla norma, costituito dalla decadenza dalla carica di Consigliere Comunale, con applicabilità dell’istituto della surrogazione. Qualora le suddette dimissioni siano state presentate contestualmente dalla metà più uno dei consiglieri ne deriva l’ulteriore e diverso effetto dello scioglimento del Consiglio Comunale. Nel caso di specie, come precisato, non si è verificata l’ipotesi in questione con la conseguente conformità alla legge dell’operato del Comune che ha provveduto alla surrogazione dei Consiglieri Comunali dimissionari.

In questo senso, in conformità con l’orientamento espresso dal Consiglio di Stato (Cons. St. Sez. V, 12.6.2007, n. 3137), deve ritenersi non sostenibile la tesi secondo cui, qualora vengano presentate delle dimissioni collettive dalla maggioranza dei consiglieri allo scopo di provocare lo scioglimento del Consiglio Comunale le stesse devono considerarsi un atto collettivo assimilabile ad una deliberazione, costituendo, lo scioglimento del Consiglio la causa del negozio, con la conseguenza della inscindibilità del contenuto delle dimissioni rassegnate dalla maggioranza dei consiglieri, e l'impossibilità di frazionarne gli effetti e quindi considerare utilmente rassegnate le dimissioni di alcuni soltanto dei consiglieri e non di altri, determinandosi la surrogazione dei dimissionari. L'art. 141 lett. b) n. 3 D.Lgs. n. 267/2000, non introduce una diversa e speciale forma di dimissioni rispetto a quella regolamentata dall'art. 38 del medesimo decreto legislativo. Con tale norma, infatti, si è semplicemente inteso far scaturire un preciso effetto giuridico (lo scioglimento dell'organo) al verificarsi di un mero fatto (le contestuali dimissioni di più della metà dei consiglieri), sulla base della presunzione che la contestuale presentazione delle dimissioni della metà più uno dei consiglieri sottende la volontà politica di sciogliere il Consiglio: non si configura, pertanto, un "atto collettivo" di dimissioni, allo stesso tempo unitario e plurimo, ma un mero fatto a cui consegue l'effetto dissolutorio previsto dalla norma.

Una volta accertato, pertanto, il non verificarsi delle dimissioni contestuali della metà più dei consiglieri comunali l’effetto giuridico è rappresentato dall’efficacia delle dimissioni presentate dai consiglieri comunali dimissionari e dall’applicabilità dell’istituto della surrogazione.

3. Come già evidenziato le dimissioni presentate da D. N., da un lato, sono inefficaci e, quindi, inidonee a determinare lo scioglimento del rapporto giuridico in questione, dall’altro lato, non sono contestuali a quelle presentate dai ricorrenti.

Sul primo punto, occorre evidenziare che in base alla normativa vigente, come emerge dall’art. 38, ottavo comma, del d.lgs. 267/2000, “le dimissioni dalla carica di consigliere, indirizzate al rispettivo consiglio, devono essere presentate personalmente ed assunte immediatamente al protocollo dell'ente nell'ordine temporale di presentazione. Le dimissioni non presentate personalmente devono essere autenticate ed inoltrate al protocollo per il tramite di persona delegata con atto autenticato in data non anteriore a cinque giorni”. Nel caso di specie, le dimissioni non risultano essere state presentate personalmente e difetta il requisito della autenticazione dell’atto di delega. Ne deriva l’inidoneità dell’atto a perseguire l’effetto giuridico descritto dalla norma, cioè le dimissioni del Consigliere Comunale (non può essere oggetto del presente giudizio l’eventuale falsità del verbale ovvero omissioni relative allo stesso concernendo un atto pubblico). In questo senso, la giurisprudenza ha precisato che la delega per le vie brevi non possa in alcun modo equivalere a quella autenticata, secondo quanto espressamente previsto dalla legge; “non può ... invocarsi il principio della libertà delle forme dell'attività giuridica. Le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, infatti, producono automaticamente un effetto di obiettiva gravità nella vita politica della comunità locale, e per tale ragione sono sottoposte a formalità (forma scritta, contestualità o contemporaneità, assunzione al protocollo dell'ente, destinatario determinato), le quali già esprimono una deroga ... al principio della libertà delle forme che ben si accorda con l'imposizione dell'autenticazione e della delega autenticata” (Cons. Stato, sez. V, 9 ottobre 2006, n. 6006).

Allo stesso modo, manca il presupposto della contestualità, stante il diverso orario e il diverso numero di protocollo che ha caratterizzato le dimissioni di D. N., rispetto a quelle presentate dagli altri Consiglieri Comunali. In questo senso, la giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato, Sez. V, 6.5.2003, n. 2382) ha precisato che è legittima la nota con la quale il prefetto rileva che, in presenza di dimissioni di oltre la metà dei consiglieri comunali presentate lo stesso giorno, ma in orari diversi e con atti separati, non ricorre l'ipotesi delle dimissioni contestuali che, ai sensi dell'art. 141, comma 1, lett. b), n. 3 del Tuel, determinano lo scioglimento del consiglio comunale, e che, di conseguenza, in presenza delle anzidette dimissioni e stante la irrevocabilità delle stesse, sussiste l'obbligo per il consiglio comunale di procedere alla surrogazione dei consiglieri dimissionari.

La norma richiede la contestualità (documentale o temporale) delle dimissioni e a differenza dell'art. 38, che contiene un’articolata regolamentazione delle dimissioni dei singoli consiglieri (che siano infra dimidium), non attribuisce al protocollo dell'Ente alcuna specifica funzione se non quella di stabilire la contestualità temporale della presentazione delle dimissioni rese con atti separati e non con un unico atto (secondo Tar Campania Napoli Sez. I, 30.4.2014, n. 2433, ciò che contraddistingue la fattispecie in esame è l'intesa, l'accordo della metà più uno dei consiglieri finalizzato allo scioglimento del consiglio, precisando, in relazione a tale configurazione dell'atto, che, dal momento in cui il consenso si è formato - indipendentemente dalla circostanza che non sia stato ancora reso pubblico - la manifestazione di volontà del singolo consigliere, che ha concorso alla sua formazione, diventa per lo stesso indisponibile, così come è indisponibile la singola manifestazione di volontà in un atto deliberativo).

4. Per quanto concerne la surrogazione del Consigliere Comunale L. A., dimessosi in data 26.1.2012 e la cui surrogazione ha avuto luogo solo in data 23.5.2012, si deve ritenere che è evidente la violazione del termine di 10 giorni per provvedere come previsto dall’art. 38 del Tuel. Tuttavia, la violazione in oggetto non incide sulla validità della deliberazione di surrogazione concretamente adottata, ma avrebbe eventualmente potuto comportare un’impugnazione del silenzio dell’organo competente il cui esito sarebbe stato quello dell’applicazione dell’istituto della surrogazione tramite l’eventuale nomina del commissario ad acta. In sostanza, con la violazione del termine previsto dalla disposizione, il Consiglio Comunale non ha perso il potere di provvedere alla surrogazione, ma solo ha legittimato eventuali ricorrenti a impugnare il silenzio serbato sulla sostituzione del consigliere dimissionario.

Ne deriva che tale motivo di impugnazione è infondato.

La natura assorbente della argomentazioni che precedono esonera il giudicante dall’esaminare le ulteriori argomentazioni delle parti.

5. In considerazione delle peculiarità del giudizio e dei vari orientamenti della giurisprudenza sulle questioni oggetto del giudizio, devono ritenersi sussistenti adeguati motivi per compensare le spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta. Compensa le spese di lite.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 17 ottobre 2014.

 

 

 

BREVI ANNOTAZIONI

L’OGGETTO DELLA PRONUNCIA

Nella pronuncia in esame, il TAR per la Calabria delinea, alla luce dei diversi orientamenti giurisprudenziali esistenti sul punto, i presupposti dell’ipotesi di dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri comunali. L’organo giudicante procede, in particolare, alla definizione della natura giuridica del suddetto atto di dimissioni e all’analisi del differente regime normativo nel caso di atto di dimissioni uti singulus. Si occupa, quindi, del rapporto tra le due tipologie di atti, verificando se l’invalidità di taluna delle dimissioni presentate congiuntamente incida sulla validità delle dimissioni regolarmente presentate dagli altri consiglieri, con il corollario dell’obbligo di surroga in caso di risposta negativa.

 

IL PERCORSO ARGOMENTATIVO

Nel caso oggetto della decisione, i ricorrenti impugnavano sia la determinazione del Prefetto di non procedere alla sospensione del Consiglio comunale, nonostante la asserita contestualità delle dimissioni della metà più uno dei membri del Consiglio stesso, sia tutte le deliberazioni consiliari sulla surroga dei medesimi consiglieri istanti.

Nello specifico, lo stesso giorno, 9 dei 17 componenti del Consiglio comunale rassegnavano le dimissioni senza che ciò comportasse l’applicazione della causa di scioglimento dei consigli comunali, di cui alla lettera b del primo comma dell’articolo 141 TUEL. Infatti il Consiglio, non facendo derivare dal fatto l’effetto dissolutorio sull’organo previsto dalla norma citata, procedeva semplicemente alla surrogazione dei componenti dimessisi ad eccezione di N.D., le cui dimissioni erano ritenute irregolari. La Prefettura, inoltre, non iniziava la procedura di scioglimento perché non considerava contestuali le dimissioni rese.

Alla luce dei fatti esposti, sono due le principali questioni giuridiche affrontate dal Tribunale Amministrativo: anzitutto gli effetti derivanti dal mancato raggiungimento dello scopo del dissolvimento dell’organo su coloro che hanno presentato regolari dimissioni; in secondo luogo il tema della contestualità delle dimissioni.

La soluzione da dare al primo quesito prende le mosse dall’adesione del TAR per la Calabria all’orientamento che qualifica l’atto di dimissioni ultra dimidium quale atto giuridico in senso stretto. Il Tar in primis accomuna, quanto a natura giuridica, le ipotesi disciplinate dal comma 8 dell’art. 38 TUEL (dimissioni uti singulus) e dal primo comma dell’art. 141 TUEL (dimissioni ultra dimidium). La differenza tra le fattispecie de quibus va così ricercata solo in relazione agli effetti: partendo, cioè, dalla definizione normativa dell’atto di dimissioni del consigliere comunale di cui all’art. 38 come irrevocabile, non recettizio ed immediatamente efficace, si relega la volontà ad un ruolo subalterno, non in grado di incidere sugli effetti dell’atto una volta che questo sia posto in essere, uscendo la dichiarazione di volontà del dimissionario dalla sua sfera di disponibilità.

Allo stesso modo, si nega la natura giuridica di atto collettivo delle dimissioni ultra dimidium, definendole atto giuridico in senso stretto; ne consegue che si svaluta il ruolo della volontà relativamente agli effetti dell’atto posto in essere, eterodeterminati in toto dall’ordinamento giuridico, e che, dal mero fatto della contestualità delle stesse, si fa discendere l’effetto dissolutorio.

Ed invero, si legge nel decisum, la norma di cui all’art. 141 TUEL non ha introdotto una diversa e speciale forma di dimissioni dalla carica di consigliere comunale rispetto a quella già disciplinata dall’art. 38, comma 8, del medesimo testo normativo, ma si è solo limitata a sancire l’effetto dello scioglimento del Consiglio a causa della mera circostanza di fatto della contestualità delle dimissioni della metà più uno dei consiglieri, non computando a tal fine il sindaco.

Ne deriva che la presentazione delle dimissioni di un consigliere congiuntamente ad altri, allo scopo, anche presunto, di provocare lo scioglimento del Consiglio ai sensi dell’art. 141 TUEL, non è idonea ad incidere sulla validità ed efficacia dell’atto medesimo, in caso di mancato raggiungimento dello scopo. Ne consegue ulteriormente che l’invalidità di una delle dimissioni congiuntamente presentata non incide sulla validità di quelle ritualmente presentate, applicandosi per queste ultime la disciplina della surroga da parte del Consiglio entro e non oltre dieci giorni (termine non perentorio, non perdendo lo stesso organo il potere di provvedere una volta che esso sia spirato) dei consiglieri dimissionari.

Se poi le dimissioni sono contestuali e non ci sono motivi ostativi al raggiungimento dello scopo ex art. 141 TUEL, deriva l’ulteriore e diverso effetto ex lege dello scioglimento del Consiglio comunale, con possibilità per il Prefetto, nelle more del procedimento, ed in caso di motivi di grave ed urgente necessità, di sospendere i Consigli e nominare un Commissario prefettizio che assommi in sé i poteri esercitabili dal consiglio, dalla giunta e dal sindaco.

Per ciò che concerne il presupposto della contestualità, la giurisprudenza non lo ritiene soddisfatto quando vi è un diverso orario e un diverso numero di protocollo che caratterizza le dimissioni di un consigliere comunale rispetto a quelle presentate dagli altri Consiglieri Comunali. Quindi, in presenza di dimissioni di oltre la metà dei consiglieri comunali presentate lo stesso giorno, ma in orari diversi e con atti separati, non ricorre l'ipotesi delle dimissioni contestuali. La contestualità delle dimissioni viene interpretata come adozione di un unico atto documentale o come unicità temporale, con la conseguenza di ritenere esistente siffatto presupposto anche in presenza di atti presentati nello stesso giorno al protocollo e caratterizzati da una stretta sequenza numerica.

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La normativa esaminata concerne uno dei casi che determinano lo scioglimento e la sospensione dei consigli comunali e provinciali, e si iscrive all’interno della generale disciplina dei controlli esterni sugli organi.

Si tratta di controlli di tipo repressivo-sostitutivo, che danno luogo all’emanazione di un decreto di scioglimento con cui si provvede alla nomina di un commissario, il quale eserciterà le attribuzioni conferitegli con il decreto stesso.

La decisione del TAR risolve la questione affrontando il tema degli effetti derivanti dal mancato raggiungimento dello scopo del dissolvimento dell’organo su coloro che hanno presentato regolari dimissioni, ed il tema della contestualità delle dimissioni. Il TAR ritiene, quindi, assorbite le ulteriori argomentazioni delle parti. E così, ad esempio, la decisione non prende in considerazione la mancata adozione del decreto prefettizio di sospensione del Consiglio comunale. Siffatto decreto ha, secondo la giurisprudenza, un contenuto ampliamente discrezionale ed è sindacabile solo in presenza di manifesta illogicità. Nel caso di specie, i consiglieri istanti domandavano l’annullamento della determinazione assunta dal Prefetto di C., con la quale si chiedeva l’archiviazione della pratica relativa alla sospensione del Consiglio Comunale. Si legge nella decisione che i ricorrenti impugnavano i provvedimenti indicati come illegittimi per eccesso di potere e per violazione di legge. Appare verosimile tuttavia che nel caso di violazione di legge, sussistenti i presupposti delle dimissioni contestuali, potrebbero solo residuare vizi di procedura non invalidanti. Nell’ipotesi di eccesso di potere, invece, sembra estremamente difficile da cogliere nel caso de quo siffatto vizio, in quanto il Prefetto non procedeva alla sospensione a causa della assenza di motivi di grave ed urgente necessità, valutati dallo stesso con provvedimento altamente discrezionale.

Per quanto riguarda la natura giuridica della fattispecie delle dimissioni ultra dimidium, può aggiungersi, a quanto detto dall’organo giudicante, che l’adesione alla tesi dell’atto collettivo potrebbe avere gravi conseguenze sul principio della certezza del diritto. Ed invero, aderendo a questa impostazione, l'invalidità di uno degli atti di dimissioni comporterebbe l'invalidità dell’intero procedimento di dimissioni contestuali. Infatti i singoli atti non avrebbero la stessa disciplina degli atti plurimi, i quali sono definiti come una pluralità di provvedimenti legati fra loro solo dalla circostanza di essere raccolti in un unico atto, con il corollario che l'invalidità di uno degli atti di dimissioni non importa l'invalidità degli altri. Ciò, se da un lato valorizzerebbe il collegamento esistente tra le volontà dei singoli consiglieri, in funzione dell’obiettivo unitario dello scioglimento, dall’altro però determinerebbe un vulnus al principio della certezza del diritto, determinando la nascita di rilevanti questioni. Anzitutto, bisognerebbe discernere quali conseguenze avrebbe sull’atto di dimissioni contestuali l’applicazione delle norme sui vizi della volontà, in quanto, se fosse rilevante anche l’errore, allora la procedura di dimissioni ultra dimidium potrebbe essere invalidata, con gravi ricadute sulla certezza giuridica in un caso dove si applica la normativa pubblicistica, più attenta al rispetto della certezza del diritto. Problema, invece, che non si creerebbe se l’atto di dimissioni fosse qualificato come atto giuridico in senso stretto laddove, nello screening degli istituti negoziali da applicare, si potrebbe escludere l’errore per le ragioni anzidette ma non, ad esempio, la violenza, prevedendo il TUEL espressis verbis che le dimissioni devono essere presentate personalmente, con ciò implicando almeno la libertà morale di presentarle. In secundis, l’irregolarità di una delle dimissioni e il mancato raggiungimento dello scopo si riverberebbero sulle altre dimissioni, comportando l’impossibilità di surroga, non essendo andato l’atto collettivo a buon fine.

Può, allora, concludersi che: da un lato si deve evitare il vulnus al principio della certezza del diritto, e che collima con siffatto fine la natura dell’atto di dimissioni come atto giuridico in senso stretto; dall’altro, invece,  non appare del tutto ragionevole quella identità di natura giuridica tra le ipotesi disciplinate dal comma 8 dell’art. 38 TUEL (dimissioni uti singulus) e dal primo comma dell’art. 141 TUEL (dimissioni ultra dimidium), che comporta la surroga di quei consiglieri regolarmente dimissionari, i quali, in realtà, attribuivano tutt’altro significato politico alle loro azioni, ma che la legge automaticamente ed in modo apodittico le sussume nel 38 TUEL, non essendo stato raggiunto “l’ulteriore effetto ex lege” di cui al 141 TUEL.

Appare preferibile, allora, il tentativo, emerso in alcune sentenze del Consiglio di Stato, di mediare tra i due estremi orientamenti, stabilendo che l’eventuale venir meno degli elementi necessari per configurare legittimamente la fattispecie ex art. 141 TUEL se da un lato impedisce la realizzazione delle dimissioni ultra dimidium, dall’altro non può comportare la surroga dei consiglieri dimessisi regolarmente, pena l’utilizzo di una norma (l’art. 38 TUEL) pensata per tutt’altri scopi e non espressiva della connessione delle volontà funzionalizzata allo scioglimento del Consiglio.

 

 

 

Tag: consiglio comunaledimissioni contestualiscioglimento
Dike Giuridica Editrice s.r.l. - P.I.: 09247421002
Via Raffaele Paolucci, 59 - 00152 ROMA
Copyright 2012 - 2021