Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: l’istituto dell’opposizione ex artt. 10 D.P.R. n. 1199/1971 e 48 c.p.a. è compatibile con il diritto UE e con la C.E.D.U.?

Cons. Stato, Sez. I, parere 18 dicembre 2015, n. 03469

Le novità introdotte dall’art. 69 della L. n. 69/2009 hanno accresciuto l’efficacia della tutela del rimedio, ma non ne hanno mutato la natura amministrativa.

Sicché, non è ipotizzabile alcun contrasto con l’art. 47 della Carta di Nizza da parte della norma sull’opposizione, che consente la trasposizione in sede giurisdizionale del ricorso straordinario.

D’altronde, poiché il comma 2 dell’art. 47 della Carta corrisponde a parte dell’art. 6 della C.E.D.U., assume rilievo determinante l’interpretazione data dalla Corte E.D.U., che, con le sentenze nei casi “Nardella” in data 28 settembre 1999, “Naselli Rocca” in data 31 maggio 2005 e “Tarantino” in data 2 aprile 2013,  ha escluso che il procedimento per ricorso straordinario ricada nell’ambito di applicazione dell’art. 6 C.E.DU.

 

 

 

Numero 03496/2015 e data 18/12/2015

 

REPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato

Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 25 novembre 2015


 

NUMERO AFFARE 01749/2015

OGGETTO:

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento per le infrastrutture, i sistemi informativi e statistici.


 

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza di sospensiva, proposto dal signor … e dalla signora …, contro il Comune di …, e nei confronti dei signori …, avverso la concessione edilizia per sopraelevazione;

LA SEZIONE

Vista la nota prot. n. 7218 del 30/09/2015 con la quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento per le infrastrutture, i sistemi informativi e statistici ha chiesto il parere limitatamente alla misura cautelare proposta con il ricorso straordinario in oggetto;

Vista la nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in data 21/10/2015, con la quale è stato strasmesso l’atto di opposizione ai sensi dell’art. 10, d.P.R. n. 1199/1971, presentato dal Comune resistente;

Esaminati gli atti e udito il relatore, presidente Giuseppe Barbagallo;

 

Premesso e considerato:

1. Si pone come questione pregiudiziale quella della compatibilità dell’istituto dell’opposizione, di cui agli artt. 10, d.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199 e 48, d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104, con la normativa di cui “[al]l’art. 47, secondo paragrafo, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364/01), ove prescrive che ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge e sancisce il diritto al giusto processo, [di cui al] successivo art. 54 là dove previene l’abuso del diritto, [di cui al]l’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, là dove vi si prevede che ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge”.

La normativa sull’opposizione consente a ciascuna parte del procedimento per ricorso straordinario, diversa dal ricorrente, di richiedere e ottenere che il ricorso sia trasposto innanzi al Tribunale amministrativo regionale.

2. Tale questione è stata sollevata, infatti, nei termini sopra riportati in corsivo, dalla II Sezione di questo Consiglio di Stato in sede consultiva che, con provvedimento n. 2609/2015, affare n.r.g. 1023/2015, reso all’adunanza del 15 luglio 2015, ha richiesto che su di essa si pronunci la Corte di giustizia dell’Unione europea.

3. Il provvedimento di rinvio è fondato sull’ipotesi che le recenti innovazioni legislative:

a) di cui all’art. 69, l. 18 giugno 2009, n. 69, che ha attribuito al Consiglio di Stato in sede di procedimento per ricorso straordinario la potestà di sollevare questione di costituzionalità e ha attribuito valore vincolante al parere reso in tale procedimento,

b) di cui all’art. 13, comma 6 bis, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni, che ha previsto il pagamento del contributo unificato anche per il ricorrente in sede di ricorso straordinario,

c) di cui all’art. 112, commi 1 e 2 lett. b) e d), d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104, che ha introdotto la possibilità di esperire il ricorso in ottemperanza anche per la decisione sul ricorso straordinario,

abbiano trasformato il rimedio in questione da amministrativo in giurisdizionale.

4. Questa Sezione con il parere n. 2553/2014, reso sull’affare n. 1033/2014, nell’adunanza del 2 e 16 luglio 2014, ha espresso l’avviso che tali innovazioni abbiano accresciuta l’efficacia della tutela del rimedio, ma non abbiano mutato la natura amministrativa del rimedio stesso, volto a tutelare “la giustizia nell’amministrazione”. L’espressione “giustizia nell’amministrazione” è utilizzata con riferimento al ricorso straordinario nell’art. 100 della Costituzione posto, nella parte II - Odinamento della Repubblica, Titolo III –Il Governo, Sezione II –La Pubblica Amministrazione.

5. La Sezione considera che il comma II dell’art. 47 della Carta corrisponde a parte dell’art. 6 della CEDU e che, quindi, assume rilievo determinante, ai sensi dell’art. 52, comma 3, della Carta, l’interpretazione data dalla Corte EDU della disposizione dell’art. 6, primo comma, della Convenzione, nella parte rilevante nel presente caso.

6. La Corte EDU ha escluso che il procedimento per ricorso straordinario ricada nell’ambito di applicazione dell’art. 6 CEDU con le sentenze nei casi Nardella in data 28 settembre 1999, Naselli Rocca in data 31 maggio 2005, Tarantino in data 2 aprile 2013. Fino ad oggi la Corte ha escluso che il ricorso straordinario ricada nell’ambito di applicazione dell’art. 6 CEDU. Del resto nell’ordinamento interno non risultano pronunce di indennizzo per la irragionevole durata del procedimento per ricorso straordinario, in quanto l’esclusione dell’applicabilità a questo istituto dell’art. 6 CEDU e quindi della legge 24 marzo 2001, n. 89, e successive modifiche, è frutto di una interpretazione sistematica, che tiene conto del fatto che il procedimento si svolge per una parte notevole nell’ambito governativo.

7. La stessa Corte costituzionale con la sentenza n. 73 del 2 aprile 2014 ha ritenuto che per effetto delle modifiche legislative il ricorso straordinario “ha perduto la propria connotazione puramente amministrativa ed ha assunto la qualità di rimedio giustiziale amministrativo, con caratteristiche strutturali e funzionali in parte assimilabili a quelle tipiche del processo amministrativo”.

Quindi la Corte costituzionale ha indicato che le modifiche legislative hanno rafforzato e reso più efficace la “tutela della giustizia nell’amministrazione” di questo rimedio alternativo a quello giurisdizionale, in cui è determinante il parere di un “organo permanente, imparziale e indipendente”.

La Corte di giustizia, confermando l’orientamento di cui alla sentenza 27 novembre 1973 in causa 36/73 - ammissione del Consiglio di Stato olandese in sede consultiva a proporre rinvio pregiudiziale prima dell’adozione del parere non vincolante nel procedimento di impugnazione di atti amministrativi, la cui decisione finale spettava alla Corona - con sentenza resa il 16 ottobre 1997 nei procedimenti riuniti da C-69/96 a C-79/96, ha ammesso il rinvio pregiudiziale da parte del Consiglio di Stato italiano in sede di ricorso straordinario, ritenendo determinante che la decisione del Presidente della Repubblica fosse emessa su parere di un organo permanente, imparziale e indipendente. Ciò non implica però che nell’ordinamento interno tale organo assuma la qualifica di giudice, ove il solo giudice precostituito per legge nella materia oggetto del presente ricorso è il TAR in primo grado e il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale in secondo grado.

7. In conclusione la Sezione ritiene che non sia ipotizzabile alcun contrasto con l’art. 47 della Carta da parte della norma sull’opposizione, che consente la trasposizione in sede giurisdizionale del ricorso straordinario.

Tale norma è “la norma fondante del rapporto tra ricorso straordinario e ricorso giurisdizionale ... Il ricorso straordinario alternativo al ricorso giurisdizionale, postula che qualsiasi parte, diversa dal ricorrente, abbia la possibilità di optare per il rimedio giurisdizionale, che offre maggiori garanzie rispetto al ricorso straordinario” (così si è espresso il Consiglio di Stato in sede consultiva, Sezione I, nel parere n. 2786/2015, reso sull’affare n.r.g. 369/2015, all’adunanza del 14 ottobre 2015, sul quale ha concordato il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione IV, con l’ordinanza n. 5213/2015, resa sul ricorso n. 7521/2015).

L’istituto dell’opposizione rappresenta quindi lo strumento di ciascuna parte per adire il giudice precostituito per legge, in quanto il ricorso straordinario, rimedio alternativo a quello giurisdizionale, presuppone una concorde volontà di tutte le parti all’utilizzo di tale rimedio.

8. Nel procedimento per il ricorso straordinario in oggetto è intervenuta rituale richiesta di trasposizione in sede giurisdizionale ad opera di parte a ciò legittimata, ai sensi dell’art. 10, primo comma, d.P.R. 1199/1971, e dell’art. 48, comma 1, c.p.a.

La Sezione, considerato l’automatismo della improcedibilità per trasposizione, ritiene di emettere il parere pur in mancanza di formale richiesta dell’Autorità di Governo;

Pertanto, il ricorso straordinario in oggetto deve essere dichiarato improcedibile e la domanda cautelare assorbita.

P.Q.M.

Esprime il parere che il ricorso straordinario in oggetto sia dichiarato improcedibile, con assorbimento dell’istanza di sospensiva.

 

 

 

BREVI ANNOTAZIONI

OGGETTO DELLA SENTENZA

Il parere affronta il tema della natura giuridica del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e, optando per la tesi della natura amministrativa, risolve in senso negativo la questione pregiudiziale, sollevata dalla II Sezione del Consiglio di Stato con il parere n. 2609/2015, avente a oggetto la compatibilità dell’istituto dell’opposizione ex artt. 10, D.P.R. n. 1199/1971 e 48 c.p.a. con il principio del giusto processo sancito dall’art. 47 della Carta di Nizza.

PERCORSO ARGOMENTATIVO

Segnatamente, la I Sezione del C.d.S., riassunte le novità normative addotte dal prevalente indirizzo pretorio a fondamento della cd. “giurisdizionalizzazione” del ricorso straordinario, richiama la ricostruzione operata con il parere n. 2553/2014, alla cui stregua le innovazioni introdotte dall’art. 69 della L. n. 69/2009 sono insuscettibili di incidere sulla natura amministrativa del rimedio.

A sostegno di siffatta impostazione, precisa altresì come sia irrilevante, ai fini della qualificazione del ricorso nell’ordinamento nazionale, l’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia con le pronunce del 27 settembre 1973 in causa 36/73 e del 16 ottobre 1997 nei procedimenti riuniti C-69/96  e C-79/96, in forza delle quali è ammesso il rinvio pregiudiziale  da parte del Consiglio di Stato in sede straordinaria in quanto organo permanente, imparziale e indipendente; ed infatti,  la pronuncia conclude nel senso di ritenere che “ciò non implica che nell’ordinamento interno tale organo assuma la qualifica di giudice, ove il solo giudice precostituito per legge nella materia oggetto del presente ricorso è il TAR in primo grado e il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale in secondo grado”.

L’assunto sarebbe corroborato, inoltre, dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 73/2014 dalla quale, laddove afferma la sola “assimilabilità” delle caratteristiche strutturali e funzionali del ricorso straordinario a quelle tipiche del processo amministrativo, non sarebbe consentito evincere la giurisdizionalizzazione del rimedio.

La Sezione prosegue inferendo dalla natura amministrativa del ricorso straordinario l’infondatezza della questione pregiudiziale sollevata dalla II Sezione, volta a verificare la compatibilità dell’istituto dell’opposizione di cui agli artt. 10 D.P.R. n. 1199/1971 e 48 c.p.a. con l’art. 47, paragrafo 2 della Carta di Nizza, nonché con l’art. 6, paragrafo 1 della C.E.D.U.

Ed infatti, muovendo dall’assunto secondo cui la norma UE corrisponde a parte dell’art. 6 C.E.D.U., viene ascritta rilevanza alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo che, con le sentenze emesse nei casi “Nardella” in data 28 settembre 1999,Naselli Rocca” in data 31 maggio 2005 e  “Tarantino” in data 2 aprile 2013,  ha escluso che il procedimento per ricorso straordinario possa ricadere nell’ambito applicativo dell’art. 6 C.E.DU.

Sulla scorta delle esposte considerazioni, la pronuncia esclude il contrasto dell’istituto dell’opposizione con il diritto UE e con la C.E.D.U., rappresentando “lo strumento di ciascuna parte per adire il giudice precostituito per legge, in quanto il ricorso straordinario, rimedio alternativo a quello giurisdizionale, presuppone una concorde volontà di tutte le parti all’utilizzo di tale rimedio”.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Il parere, prendendo posizione in ordine alla compatibilità dell’istituto dell’opposizione ex art. 10, D.P.R. n. 1199/1971 con il diritto UE e con la C.E.D.U., torna sulla vexata quaestio della natura giuridica del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e, in distonia con la consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato e delle Sezioni Unite, afferma la natura amministrativa del rimedio.

Onde meglio comprendere i termini della questione, a lungo dibattuta tanto in dottrina quanto in sede pretoria, occorre ripercorrere le rilevanti modifiche che hanno investito il ricorso straordinario.

Com’è noto, l’art. 69 della L. n. 69/2009 ha riscritto gli artt. 13 e 14 del D.P.R. n. 1199/1971 prevedendo, rispettivamente, la possibilità che il Consiglio di Stato, in sede di espressione del parere sul ricorso, sollevi questione di legittimità costituzionale, e la natura vincolante del parere rispetto alla proposta del Ministro e alla conseguente decisione del Capo dello Stato.

Nel solco di tale intervento normativo, l’art. 7, comma 8 c.p.a. ha limitato la latitudine applicativa del rimedio alle controversie devolute alla giurisdizione amministrativa, ponendo fine alla concorrenza del ricorso al Capo dello Stato con l’azione innanzi al G.O. nelle vicende aventi a oggetto diritti soggettivi, ad esempio quelle concernenti gli atti di gestione del pubblico impiego privatizzato.

L’art. 48 c.p.a. ha poi specificato la regola dell’alternatività tra ricorso straordinario e ricorso al G.A., riconoscendo la facoltà di opposizione di cui all’art. 10 D.P.R. n. 1199/1971 in favore di tutte le parti nei cui confronti sia stato proposto il ricorso straordinario.

Da ultimo, viene in rilievo la previsione del pagamento, a carico del ricorrente, del contributo unificato, stante quanto disposto dall’art. 37, comma 6, lett. s) del D.L. n. 98/2011, convertito dalla L. n. 111/2011.

Per completezza, deve peraltro evidenziarsi come la prima assimilazione al rimedio giurisdizionale risalga all’art. 3, comma 44 della L. n. 205/2000, che ha esteso al ricorso straordinario la  misura cautelare della sospensione dell’atto impugnato, nonché, successivamente, all’art. 245, comma 2 del Codice dei contratti pubblici, laddove si sanciva l’applicazione degli strumenti di esecuzione di cui agli artt. 33 e 37 della L. n. 1034/1971 ai decreti di accoglimento di ricorsi straordinari aventi a oggetto gli atti delle procedure di affidamento di contratti pubblici e gli atti dell’Autorità di vigilanza sugli stessi.

Alla luce dei suddetti dati normativi, il Supremo Consesso Amministrativo, nonché le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno concluso per la “natura sostanzialmente giurisdizionale del rimedio in parola e dell’atto terminale della relativa procedura”, evidenziando che “la paternità effettiva della decisione è da ricondurre all’apporto consultivo del Consiglio di Stato connotato da una suitas giurisdizionale e che, pertanto, il provvedimento finale è meramente dichiarativo di un giudizio formulato da un organo giurisdizionale in modo compiuto e definitivo”; di talché, “il decreto presidenziale che recepisce il parere, pur non essendo, in ragione della natura dell’organo e della forma dell’atto, un atto formalmente e soggettivamente giurisdizionale, è estrinsecazione sostanziale di una funzione giurisdizionale che culmina in una decisione caratterizzata dal crisma dell’intangibilità, propria del giudicato, all’esito di una procedura in unico grado incardinata sulla base del consenso delle parti” (in termini, Cons. Stato, Ad. Plen. n. 9/2013; nonché, ex multis, Sez. Un. n. 23464/2012).

In virtù di tanto, la giurisprudenza è pervenuta all’ulteriore esito di ammettere l’esperibilità del ricorso in Cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione ai sensi dell’art. 362 c.p.c. (Cass. Civ., Sez. Un. 14 maggio 2014, n. 10414), nonché l’azione di ottemperanza, da presentare al Consiglio di Stato in quanto “giudice che ha emesso il provvedimento della cui ottemperanza si tratta”, in applicazione del combinato disposto degli artt. 113, comma 1 e 112, comma 2, lett. b) c.p.a.. (v. Ad Plen. n. 9 – 10/2013).

La tesi della giurisdizionalizzazione pare avallata altresì dalla sentenza  della Corte Costituzionale n. 73 del 2 aprile 2014, alla cui stregua il ricorso straordinario “ha perduto la propria connotazione puramente amministrativa ed ha assunto la qualità di rimedio giustiziale, con caratteristiche strutturali e funzionali in parte assimilabili a quelle tipiche del processo amministrativo”.

Nondimeno, proprio la suddetta sentenza, dall’ambiguo tenore letterale, viene valorizzata dalla I Sezione per sostenere la minoritaria tesi della persistente natura amministrativa del rimedio, già prospettata nel parere n. 2553/2014.

Invero, a tenore della citata pronuncia, “anche sulla base di un’interpretazione sistematica, considerati i valori che l’ordinamento esprime, questo strumento di tutela, che si aggiunge alla tutela giurisdizionale e costituisce anche mezzo di deflazione del contenzioso amministrativo, che i costituenti vollero mantenere con la previsione del primo comma dell’art. 100, ha mantenuto la sua originaria natura e peculiarità di rimedio amministrativo, alla  quale le recenti innovazioni legislative hanno attribuito maggiore forza. La nuova qualificazione della natura dell’istituto, cioè la sua dichiarata giurisdizionalizzazione, non rappresenterebbe un accrescimento della tutela complessiva e impoverirebbe il sistema di tutele nell’ordinamento”.

Muovendo dall’assunto della natura amministrativa del rimedio, il parere in commento esclude la riconducibilità del ricorso straordinario all’ambito applicativo dell’art. 6 C.E.DU., nonché dell’art. 47, comma 2 della Carta di Nizza e, così, giunge all’esito di ritenere “che non sia ipotizzabile alcun contrasto con l’art. 47 della Carta da parte della norma sull’opposizione, che consente la trasposizione in sede giurisdizionale del ricorso”.

Il chiarimento in ordine alla compatibilità dell’istituto di cui all’art. 10, D.P.R. n. 1199/1971 trae abbrivio dalla questione pregiudiziale sollevata innanzi alla Corte di Giustizia dalla II Sezione del C.d.S. con il parere n. 02609 del 16 settembre 2015.

Con detta pronuncia Palazzo Spada, premessa la giurisdizionalizzazione  del rimedio straordinario, ha osservato che l’esercizio del diritto di trasposizione equivale ad una alterazione del giudice naturale e vulnera il principio del giusto processo in quanto paralizza l’azione del ricorrente per effetto di una richiesta avanzata unilateralmente, anche senza una valida ed apprezzabile giustificazione. Ed infatti, si legge nel parere, “l’azione (è) paralizzata per effetto soltanto dell’avvenuto esercizio della facoltà di trasposizione, la cui legittimità potrà essere esaminata soltanto dal giudice ad quem, nel caso il ricorrente voglia proseguire riassumendo il processo di primo grado, pagando per la seconda volta un più elevato contributo unificato, e senza che sia prevista la possibilità di ripetere quanto già corrisposto”.

Sulla scorta delle esposte considerazione, la II Sezione del C.d.S. ha sottoposto alla Corte di Giustizia la questione pregiudiziale volta ad accertare se l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’U.E., nonché l’art. 6 C.E.D.U. ostino ad una normativa nazionale che, ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. n. 1199/1971 e  dell’art. 48 c.p.a., permette ad una sola parte di ottenere la trasposizione del ricorso dinanzi al T.A.R., senza il consenso od il concorso del ricorrente o di qualunque altra parte del giudizio.

Siffatta ricostruzione, incline a evidenziare un profilo di contrasto tra l’ordinamento UE e l’istituto dell’opposizione, si rivela poco coerente con il rilievo che a quest’ultimo ha ascritto la prevalente giurisprudenza al fine di fugare i dubbi legittimità costituzionalità manifestati da una parte della dottrina (FRENI) in ordine alla giurisdizionalizzazione del rimedio.

Invero, alla stregua di quanto chiarito dalla Plenaria, l’opposizione garantisce il pieno rispetto del contraddittorio e assicura la compatibilità del nuovo assetto con la garanzia dell’effettività della tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.), nonché con il principio del doppio grado di giudizio (art. 125 Cost.), atteso che “l’unicità del grado e la caratterizzazione semplificata dell’istruttoria trovano fondamento nell’accordo sostanziale tra le parti secondo uno schema consensuale non dissimile da quella che permea il ricorso per saltum ex art. 360, comma 2 c.p.c.”. (in termini, Ad. Plen. n. 9/2013).

D’altro canto, non può sottacersi come il ricorso straordinario continui a connotarsi per talune rilevanti peculiarità – l’istruttoria limitata e ristretta, i mezzi di prova acquisibili, le forme di esplicazione del contraddittorio, l’unico grado del giudizio, le azioni esperibili – sicché, non potendosi parlare di una completa assimilazione del rimedio a quello giurisdizionale, sarebbe difficile ammettere che la scelta di optare per il ricorso straordinario sia  suscettibile di opposizione solo con il consenso del ricorrente.

Nondimeno, non pare condivisibile l’iter argomentativo con cui la pronuncia in esame giunge ad affermare la compatibilità dell’istituto dell’opposizione con l’art. 47 della Carta di Nizza e con l’art. 6 C.E.D.U.

Invero, la I Sezione muove da un duplice ordine di considerazioni: la persistente natura amministrativa del ricorso straordinario e l’estraneità dello stesso alla nozione di “giurisdizione” postulata dalle norme sovranazionali.

Quanto al primo assunto, è agevole constatarne la divergenza con l’impostazione accolta dalla giurisprudenza e suffragata dalle succitate novità normative.

Maggiori problemi ermeneutici sorgono invece in ordine al rapporto tra C.E.D.U. ed ordinamento UE, da un lato, e ricorso straordinario, dall’altro.

Anche in ordine a tale profilo non può non rilevarsi come il parere espresso dalla I Sezione risulti in antitesi con la ricostruzione prospettata dall’Adunanza Plenaria.

Ed infatti, con la recente ordinanza n.7 del 14 luglio 2015, il Supremo Consesso Amministrativo, nel sollevare questione di legittimità costituzionale in ordine ad una legge-provvedimento incidente sul d.p.r. emesso in accoglimento di un ricorso straordinario, ha evidenziato come la giurisprudenza della Corte di Strasburgo abbia fornito un contributo decisivo all’equiparazione tra decisioni giurisdizionali e amministrative, atteso che, ai sensi degli artt. 6 e 13 C.E.D.U., “le decisioni finali di giustizia, rese da un’Autorità che non fa parte dell’ordine giudiziario, sono equiparate dal punto di vista procedurale e dell’efficacia a una decisione giudiziaria”; sicché, “dette coordinate ermeneutiche sono riferibili anche alla decisione sul ricorso straordinario che, anche nella conformazione anteriore a quella plasmata dalla L. n. 69/2009, era caratterizzato dall’irrevocabilità e immodificabilità della decisione e dalla sua insindacabilità da parte di ogni altra autorità amministrativa e giurisdizionale”.

Quanto, invece, al rapporto con l’ordinamento UE, deve ascriversi particolare rilievo alla risalente sentenza della Corte di Giustizia 16 ottobre 1997, pronunciata nei procedimenti riuniti C-69/96  e C-79/96. In quella circostanza la Corte Europea ha rinvenuto nel Consiglio di Stato che esprime il parere in sede di ricorso straordinario una giurisdizione legittimata a sollevare questioni pregiudiziali di carattere interpretativo, in quanto organo permanente, con funzioni giustiziali volte a risolvere le controversie in modo imparziale e indipendente nell’ambito di una procedura contenziosa dall’esito definitivo.

La I Sezione dà atto dell’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia con la citata sentenza del 1997, ciononostante esclude l’afferenza del ricorso straordinario all’ambito applicativo dell’art. 47 della Carta di Nizza sostenendo la corrispondenza della norma a parte dell’art. 6 C.E.D.U., reputato insuscettibile di applicazione al ricorso straordinario.

Ebbene, per un utile chiarimento in ordine al rapporto tra quest’ultimo e l’ordinamento sovranazionale, non resta che attendere la pronuncia della Corte Costituzionale evocata dall’Adunanza Plenaria  con la citata ordinanza n. 71 del 14 luglio 2015. Invero, sarà interessante appurare se la Consulta, al pari del Supremo Consesso Amministrativo, si avvarrà dell’art. 6 C.E.D.U. quale parametro interposto di costituzionalità alla cui stregua vagliare la legittimità della legge-provvedimento incidente sul decreto presidenziale, così smentendo l’opzione ermeneutica accolta dalla I Sezione.

 

 

 

 

Tag: Ricorso straordinario al Capo dello Statoart. 48 c.p.a.compatibilità conil diritto unionaleopposizione ex art. 10 D.P.R. 1199/1971
Dike Giuridica Editrice s.r.l. - P.I.: 09247421002
Via Raffaele Paolucci, 59 - 00152 ROMA
Copyright 2012 - 2022