L’ISTITUTO DEL WHISTLEBLOWER A TRE ANNI DALLA LEGGE ANTICORRUZIONE

La tutela del dipendente che segnala condotte illecite (cd. whistleblowing), ampiamente in uso nei sistemi di Common Law nonché ripresa dalle convenzione internazionali contro la corruzione, è stata introdotta nel pubblico impiego italiano con la legge anticorruzione n. 190/2012. Questa forma di tutela opera su tre versanti: il divieto di discriminazione nei confronti del segnalante, la tendenziale tutela dell’anonimato e la sottrazione di tale tipo di denuncia dal diritto di accesso. Problematici rimangono, peraltro alcuni profili inerenti i limiti della tutela del whistleblower, elementi – accanto all’asssenza di misure incentivanti per il dipendente e al ritardo delle amministrazioni nel predisporre concrete misure di attuazione della garanzia di anonimato – che hanno finora mortificato un potenziale strumento per aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione/malamministrazione. Sul punto è in corso una iniziativa legislativa (ddl S2208), che ha già passato un primo vaglio alla Camera.

Sommario: 1. Dalla soffiata al whistleblowing. – 2. Il whistleblower nel Codice di comportamento dei dipendenti pubblici e nel Piano Nazionale Anticorruzione. – 3. La determinazione ANAC n. 6/2015. – 4. Conclusioni.

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