Pratiche commerciali scorrette dell’Alitalia S.p.a.

Consiglio di Stato, sez. VI, 30 settembre 2016, n. 4048

E’ legittimo il provvedimento dell'AGCM che ha condannato Alitalia per tre pratiche commerciali scorrette, ai sensi degli artt. 20-23 del Codice del consumo consistenti: A) nelle insufficienti modalità d’informazione ai consumatori nella procedura di acquisto di biglietti aerei sul sito internet in lingua italiana (www.alitalia.com/it) circa la diversa identità del vettore operativo, per non avere adeguatamente informato i consumatori, nell’ambito della procedura di acquisto, circa una caratteristica essenziale dell’offerta, ovvero circa il fatto che alcune tratte non erano operate direttamente bensì da un diverso vettore aereo di nazionalità estera, la compagnia rumena Carpatair; B) nelle modalità ingannevoli di presentazione ai consumatori dell’offerta denominata "Carnet Italia", per non aver consentito all’utente un’immediata e chiara comprensione delle limitazioni previste nell’apposita specifica classe tariffaria e delle reali condizioni di utilizzo del prodotto; C) nell’aver previsto l'annullamento del biglietto di ritorno/sequenziale, in caso di mancata fruizione della tratta di andata/precedente, in mancanza di adeguate modalità di informazione ai consumatori al momento dell’acquisto (no show rule) e per non aver previsto una specifica procedura per consentire al consumatore di effettuare comunque il volo di ritorno/successivo.

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Consiglio di Stato

 

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 8569 del 2015, proposto da:

… S.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati … e …, con domicilio eletto presso … in Roma, Piazza …, n. …;

contro

Autorità …, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via …, n. …;

nei confronti di

Associazione …, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati … e …, con domicilio eletto in Roma, viale …, n. …;

sul ricorso numero di registro generale 8567 del 2015, proposto da:

… S.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati … e …, con domicilio eletto presso … in Roma, Piazza …, n. …;

contro

Autorità …, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via …, n. …;

 

nei confronti di

Associazione …, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati … e …, con domicilio eletto in Roma, viale …, n. …;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. …, Sede di …, Sezione .., n. … del …, resa tra le parti, concernente l’irrogazione di sanzione amministrativa pecuniaria per pratiche commerciali scorrette.

Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Autorità … e dell’Associazione …;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 31 marzo 2016 il Cons. Dante D'Alessio e uditi per le parti gli avvocati …, …, …,  …, per delega dell’avvocato …, e l’avvocato dello Stato …;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1.- L’Autorità …, di seguito anche solo …, a seguito di alcune segnalazioni, aveva contestato alla …, di seguito …, alcune pratiche commerciali ritenute scorrette (procedimento …).

1.1.- A seguito dell’istruttoria compiuta e sulla base della documentazione acquisita, la …, con provvedimento n. … del …, ha condannato …, per tre pratiche commerciali ritenute scorrette, ai sensi degli artt. 20-23 del Codice del consumo, approvato con d.lgs. 2 settembre 2005, n. 206, vietandone la continuazione e comminando tre sanzioni amministrative pecuniarie, per un importo complessivo di € ….

1.2.- In particolare, la … ha sanzionato … per le seguenti pratiche commerciali poste in essere nello svolgimento della propria attività:

A) insufficienti modalità d'informazione ai consumatori nella procedura di acquisto di biglietti aerei sul sito internet in lingua italiana (www.alitalia.com/it) circa la diversa identità del vettore operativo, per non avere adeguatamente informato i consumatori, nell'ambito della procedura di acquisto, circa una caratteristica essenziale dell'offerta, ovvero circa il fatto che alcune tratte non erano operate direttamente bensì da un diverso vettore aereo di nazionalità estera, la compagnia rumena … (sanzione di € …);

B) per le modalità ingannevoli di presentazione ai consumatori dell’offerta denominata “Carnet Italia”, per non aver consentito all’utente un’immediata e chiara comprensione delle limitazioni previste nell’apposita specifica classe tariffaria e delle reali condizioni di utilizzo del prodotto (sanzione di € …);

C) nell'aver previsto l’annullamento del biglietto di ritorno/sequenziale, in caso di mancata fruizione della tratta di andata/precedente, in mancanza di adeguate modalità di informazione ai consumatori al momento dell'acquisto (no show rule) e per non aver previsto una specifica procedura per consentire al consumatore di effettuare comunque il volo di ritorno/successivo (sanzione di € 45.000).

2.- … ha impugnato il provvedimento sanzionatorio adottato dalla … davanti al T.A.R. … sostenendone l’illegittimità per diversi profili riguardanti tutte e tre le pratiche commerciali ritenute scorrette.

Nel giudizio è intervenuto ad adiuvandum …, di seguito …, alla quale, con atto notarile del 22 dicembre 2014, … ha conferito, a decorrere dal 1 gennaio 2015, il ramo di azienda costituito dalle attività di trasporto aereo.

Il T.A.R. …, Sede di …, Sezione …, con sentenza n. … del …, esaminati gli atti del provvedimento sanzionatorio e le censure sollevate, ha respinto il ricorso.

3.- … ha appellato l’indicata sentenza, con il ricorso n. … del … R.G., nella parte riguardante l’irrogazione della sanzione (di € …) comminata per le ritenute insufficienti modalità di informazione ai consumatori, nella procedura di acquisto di biglietti aerei sul sito internet in lingua italiana (www.alitalia.com/it), circa la diversa identità del vettore aereo di nazionalità estera, la compagnia rumena …, che avrebbe operato il volo sulla tratta acquistata.

4.- … ha invece appellato l’indicata sentenza del T.A.R., con il ricorso n. … del … R.G, nella parte riguardante l’irrogazione della sanzione per la mancanza di adeguate modalità di informazione ai consumatori, al momento dell'acquisto, sul previsto annullamento del biglietto di ritorno/sequenziale in caso di mancata fruizione della tratta di andata/precedente (c.d. no show rule), e per non aver previsto una specifica procedura per consentire al consumatore di effettuare comunque il volo di ritorno/successivo (sanzione di € …).

4.1.- Gli appelli proposti da … e … non riguardano invece la parte della sentenza del T.A.R. … (e del provvedimento sanzionatorio) concernente le modalità ritenute ingannevoli di presentazione ai consumatori dell’offerta denominata “Carnet Italia”, che deve ritenersi quindi passata in giudicato.

4.2.- Resistono ai due appelli e ne hanno chiesto il rigetto la … e il ….

5- Si deve preliminarmente disporre la riunione dei due appelli che sono stati proposti avverso la stessa sentenza, ai sensi dell’art. 96, comma 1, del c.p.a.

6.- …, come si è accennato, ha limitato il suo appello alla pratica riguardante l’irrogazione della sanzione di € … per le pratiche commerciali scorrette poste in essere nelle modalità di informazione ai consumatori nella procedura di acquisto di biglietti aerei sul sito internet in lingua italiana (www.alitalia.com/it) circa la diversa identità del vettore operativo.

6.1.- Dopo aver riassunto l’iter del procedimento sanzionatorio che ha determinato l’irrogazione della contestata sanzione, … ha ricordato che, in data 17 febbraio 2014, aveva depositato presso l’Autorità una relazione con cui aveva illustrato le misure adottate per ottemperare all’inibitoria relativa alla “Pratica …” (relazione di ottemperanza).

In particolare, la Compagnia aveva comunicato all’Autorità che avrebbe cambiato, dal nero al verde, il colore della dicitura “Volo operato da [nome vettore]” che già compariva nella prima schermata utile, senza modificarne le dimensioni ed il contenuto, e che avrebbe continuato a ripetere la medesima indicazione anche nelle schermate successive del processo di vendita on line dei biglietti. Tale misura è stata poi accettata dall’Autorità che non ha più sollevato censure al riguardo.

6.2.- Ciò premesso …, con il primo motivo di appello, ha sostenuto che la sentenza appellata è viziata per l’omessa pronuncia sulla dirimente e pregiudiziale eccezione di inapplicabilità della normativa sulle pratiche commerciali scorrette alla Pratica ….

Infatti, secondo …, il provvedimento sanzionatorio impugnato, nel ritenere applicabile alla fattispecie gli articoli 20-22 del Codice del consumo, ha violato il principio di specialità, stabilito dall’art. 19, comma 3 dello stesso Codice, in quanto l’informativa circa l’identità del vettore operativo trova preciso riferimento normativo nel regolamento UE 211/2005, relativo, tra l’altro, alle informazioni da fornire ai passeggeri del trasporto aereo sull’identità del vettore, che prevede che, al momento della prenotazione, il contraente del trasporto aereo comunichi ai passeggeri l’identità del vettore aereo effettivo.

… ha quindi sostenuto che, come ha affermato anche il Consiglio di Stato, nelle Adunanze Plenarie n. 11-16 del 2012, non può essere applicata alla fattispecie la normativa sulle pratiche commerciali scorrette in virtù del principio di specialità affermato dall’art. 19, comma 3, del Codice del consumo.

7.- Il motivo non è fondato.

7.1.- Si deve, al riguardo, preliminarmente osservare che, contrariamente a quanto sostenuto da …, il T.A.R. per il Lazio, nella sentenza appellata, non ha omesso di pronunciarsi sulla questione.

Nell’esaminare il secondo motivo del ricorso, il T.A.R. ha, infatti, preliminarmente ricordato che, secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato, «il rispetto delle normativa di settore non vale ad esonerare il professionista dal porre in essere quei comportamenti ulteriori che, pur non espressamente previsti, discendono comunque dall’applicazione del più generale principio di buona fede a cui si ispira tutta la disciplina a tutela del consumatore».

Il T.A.R., alla pagina 25 della sentenza appellata, ha poi aggiunto che si deve «certamente escludere che l’art. 11 del Regolamento UE n. 2111/2005 possa avere l’effetto di esonerare il professionista (o la società) dal porre in essere quegli ulteriori accorgimenti che, sebbene non espressamente prescritti, derivano, tuttavia, dal più generale canone di diligenza professionale o di buona fede. E’ ciò a prescindere dal rilievo che nella previsione europea dell’obbligo di comunicare ai passeggeri l’identità del vettore effettivo non può non farsi rientrare anche l’obbligo di dare una informazione “effettiva”, trasparente e tale da realizzare lo scopo di rendere edotto il passeggero del vettore che effettuerà il servizio».

8.- A tali condivisibili considerazioni si deve aggiungere che, come ha correttamente ricordato la difesa dell’Autorità, le prescrizioni recate dalle regolazioni di settore non costituiscono l’unico parametro cui va riferita la diligenza richiesta dal professionista ai sensi del Codice del consumo, non mirando le previsioni di settore alla tutela specifica dei consumatori e al perseguimento delle finalità sottese al Codice del consumo.

In conseguenza, il rispetto della disciplina di settore non esclude la possibilità che la condotta del professionista possa porsi in contrasto con la diligenza professionale richiesta dalla normativa a tutela del consumatore. A meno che la disciplina di settore non sia particolarmente dettagliata nell’indicare le azioni che il professionista deve porre in essere, anche per la tutela dei consumatori, e che tali azioni siano state esattamente poste in essere.

8.1.- Sulla questione si è peraltro pronunciata anche l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 11 dell’11 maggio 2012, (e con le successive sentenze dal n. 12 al n. 16 del 2012) ha effettivamente affermato, come ha sostenuto …, l’incompetenza dell’Autorità … nell’applicare la disciplina sulle pratiche commerciali scorrette (artt. 21 e segg. del Codice del Consumo) nei settori in cui la tutela del consumatore è attribuita ad un’autorità regolamentare, secondo lo schema della cd. specialità “per settori”.

Ma, come è stato poi chiarito con le successive decisioni dell’Adunanza Plenaria n. 5 e n. 6 del 9 febbraio 2016, per definire i confini della specialità di settore, «occorre impostare il rapporto tra la disciplina contenuta nel Codice del consumo e quella dettata dal Codice delle comunicazioni elettroniche e dai provvedimenti attuativi/integrativi adottati dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni», muovendo dalla circostanza che «la disciplina recata da quest'ultimo corpus normativo, presenti proprio quei requisiti di specificità rispetto alla disciplina generale, che ne impone l'applicabilità alle fattispecie in esame». Con la conseguenza che «per escludere la possibilità di un residuo campo di intervento di Antitrust occorre anche verificare la esaustività e la completezza della normativa di settore».

8.2.- Con le decisioni n. 5 e n. 6 del 2016, l’Adunanza Plenaria ha quindi chiarito, richiamando il contenuto delle precedenti decisioni del 2012, che le stesse devono essere parzialmente riviste «nella misura in cui esse possano essere lette come mera applicazione del criterio di specialità per settori e non per fattispecie concrete».

8.3.- L’Adunanza Plenaria ha poi anche aggiunto che lo schema non può che essere basato sul «collaudato principio di specialità conosciuto nel nostro ordinamento che assurge a criterio generale di regolazione dei rapporti tra norme sanzionatorie, penali e amministrative, in tutte le materie disciplinate dalla legge nel nostro ordinamento ove si verifichino conflitti apparenti di norme e sia necessario, pertanto, risolvere le antinomie giuridiche. Pertanto, ove disposizioni appartenenti ai due diversi ambiti convergano sul medesimo fatto se ne applica una sola, quella speciale, individuata in base ai criteri noti nel nostro ordinamento e in modo compatibile, come è ovvio, con l’ordinamento comunitario nella specifica materia di pertinenza comunitaria».

8.4.- Sulla base di tali considerazioni l’Adunanza Plenaria ha quindi ritenuto che, pur essendovi nella questione esaminata, una competenza regolatoria (ed anche sanzionatoria) della …, nella fattispecie oggetto del giudizio la competenza doveva ritenersi propria dell’Autorità … dovendo ritenersi applicabile alla fattispecie la generale disciplina sulle pratiche commerciali scorrette.

9.- Facendo applicazione di tali principi, si deve osservare che, nella fattispecie in esame, l’… non ha contestato ad … la mancanza di ogni informazione sul vettore aereo operativo, informazione che era dovuta ai sensi della citata disciplina europea, ma ha contestato ad … la violazione dell’obbligo di correttezza e buona fede, tutelata dal codice del consumo, per non aver dato adeguato risalto, in modo chiaro e trasparente, a tale dovuta informazione.

Considerati i principi che si sono prima ricordati, l’intervento dell’… non può pertanto ritenersi illegittimo per la violazione del principio di specialità dovendosi ritenere, nella fattispecie, complementari le discipline dettate dal Regolamento CE e dal Codice del consumo.

10.- Con il secondo motivo del suo appello … ha sostenuto che l’impugnata sentenza è viziata anche nella parte in cui ha negato che l’incontestata conformità della condotta oggetto della pratica “…” al Regolamento UE n. 2111/2005 escludeva la contrarietà della medesima condotta al paradigma della diligenza professionale di cui all’art. 20 del codice del consumo ed escludeva quindi la configurabilità di una pratica commerciale vietata.

… ha anche aggiunto che la sentenza appellata non ha nemmeno indicato quali sarebbero stati gli accorgimenti derivanti dal generale canone di diligenza professionale o di buona fede cui … sarebbe venuta meno.

11.- Anche tale motivo non è fondato.

Si è, infatti, già prima chiarito che Alitalia non è stata sanzionata per non aver rispettato la disciplina dettata dal Regolamento n. 2111/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio - che all’art. 11, comma 1, stabilisce che la compagnia aerea «comunica ai passeggeri l’identità del vettore effettivo… al momento della prenotazione» e al comma 2 aggiunge che «l’identità del vettore può essere comunicato anche successivamente se tale identità non è ancora nota al momento della prenotazione» - ma per non aver reso in modo chiaro e trasparente, e quindi sufficientemente intellegibile, tale dovuta informazione, in violazione dell’obbligo di correttezza e buona fede, tutelato dal codice del consumo.

12.- … ha poi sostenuto, con il terzo motivo di appello, che il T.A.R. per il Lazio ha omesso di effettuare qualsiasi verifica, anche solo estrinseca, in merito ai fatti contestati, omettendo di esercitare il proprio sindacato giurisdizionale sul punto.

Infatti, secondo …, il T.A.R. non ha considerato i molteplici elementi fattuali che erano stati illustrati nel ricorso che dimostravano l’evidente travisamento dei fatti sotteso alle conclusioni raggiunte dall’Autorità, secondo cui l’identità del vettore operativo …, riportato nelle pagine web del processo di vendita on line dei biglietti, era «del tutto insufficiente per evidenza grafica, per quantità e qualità delle informazioni fornite».

… ha aggiunto che, in particolare, il T.A.R. non ha considerato che la dicitura “volo operato da…”, con cui … comunicava ai consumatori l’identità del vettore operativo, era riportata con lo stesso carattere utilizzato per altre informazioni, anche piùrilevanti, quali quelle sull’origine, destinazione e durata del volo prescelto, ed era per di più apposta immediatamente accanto a tali informazioni essenziali. Inoltre già dal 18 marzo 2013 (prima dell’adozione del provvedimento impugnato) il nome del vettore era stato evidenziato in grassetto.

Inoltre per i voli operati wet lease i consumatori avevano ricevuto l’informazione relativa all’identità del vettore operativo almeno due schermate prima di quella in cui era effettivamente possibile procedere all’acquisto (e già dal 18 marzo 2013 l’informativa relativa all’identità del vettore operativo era stata anticipata alla prima schermata utile).

Il fatto che sia stato ritenuto sufficiente, per ottemperare al divieto di continuazione della pratica ritenuta scorretta, il mutamento del colore (dal nero al verde), delle informazioni fornite, senza la modifica delle dimensioni e del contenuto, ha confermato, secondo …, l’arbitrarietà delle valutazioni espresse nel provvedimento impugnato, incomprensibilmente avallate dal T.A.R. ….

13.- La censura non è fondata.

Come ha già ritenuto il T.A.R., non emerge innanzitutto, dall’esame degli atti, alcun travisamento nelle attività e nelle conclusioni raggiunte dall’Autorità, secondo cui l’indicazione sull’identità del vettore operativo …, riportata nelle pagine web del processo di vendita on line dei biglietti, era insufficiente per evidenza grafica, per quantità e qualità delle informazioni fornite.

Né le valutazioni compiute sul punto appaiono manifestamente irragionevoli.

13.1.- Peraltro, come ha ricordato anche il T.A.R. nella sentenza appellata, il sindacato di legittimità del giudice amministrativo sui provvedimenti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato comporta la verifica diretta dei fatti posti a fondamento del provvedimento impugnato e si estende anche ai profili tecnici, il cui esame sia necessario per giudicare della legittimità di tale provvedimento, ma quando nei profili tecnici siano coinvolti valutazioni ed apprezzamenti che presentano un oggettivo margine di opinabilità detto sindacato, oltre che in un controllo di ragionevolezza, logicità e coerenza della motivazione del provvedimento impugnato, è limitato alla verifica che quel medesimo provvedimento non abbia esorbitato dai margini di opinabilità sopra richiamati, non potendo il giudice sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’Autorità garante ove questa si sia mantenuta entro i suddetti margini.

Per principio pacifico, infatti, il giudice amministrativo in relazione ai provvedimenti dell'… esercita un sindacato di legittimità, che non si estende al merito, salvo per quanto attiene al profilo sanzionatorio: pertanto, deve valutare i fatti, onde acclarare se la ricostruzione di essi operata dall'AGCM sia immune da travisamenti e vizi logici, e accertare che le disposizioni giuridiche siano state correttamente individuate, interpretate e applicate. Laddove residuino margini di opinabilità in relazione ai concetti indeterminati, il giudice amministrativo non può comunque sostituirsi all’… nella definizione del mercato rilevante, se questa sia, attendibile secondo la scienza economica, immune da vizi di travisamento dei fatti, da vizi logici, da vizi di violazione di legge (fra le più recenti, Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 3047 dell’11 luglio 2016).

13.2.- Facendo applicazione di tali principi, non può essere censurata la determinazione assunta sul punto dall’Autorità (e ritenuta legittima dal T.A.R.).

13.3.- Non può peraltro condividersi l’affermazione della appellante secondo cui l’informazione sul diverso vettore aereo doveva ritenersi idonea perché riportata con gli stessi caratteri grafici e la stessa dimensione di altre indicazioni essenziali riguardanti il volo, quali quelle sull’origine, destinazione e durata del volo prescelto.

Tale affermazione non tiene, infatti, sufficientemente conto del fatto che ben diversa risulta la normale attenzione prestata dal consumatore medio ad informazioni essenziali per l’acquisto del volo, quali quelle sull’origine, destinazione e durata del volo prescelto, rispetto ad altre informazioni sul volo che pure sono contenute nella pagina Web. Con la conseguenza che lo stesso consumatore ben avrebbe potuto non prestare adeguata attenzione, se non fornita in modo evidente, ad una informazione che pure poteva risultare molto importante per la sua scelta, quale quella sul vettore operativo che in concreto avrebbe operato il volo.

In assenza di una chiara evidenziazione, il consumatore ben avrebbe potuto, infatti, ritenere che il volo da lui acquistato sarebbe stato reso da Alitalia e non da altro operatore.

13.4.- Come ha correttamente ricordato anche il T.A.R., nel settore del trasporto aereo, l’individuazione, per il passeggero, del vettore che effettuerà il servizio costituisce peraltro un elemento di rilevante importanza, soprattutto nei casi in cui l’utente ha la possibilità di scegliere il vettore di cui servirsi, anche sulla base della fiducia riposta in tale vettore. E’ quindi indispensabile, come ha ritenuto l’Autorità, rendere di immediata percezione la compagnia aerea che espleterà il servizio, e ciò soprattutto nel caso in cui il volo non è operato dalla compagnia aerea con la quale il volo viene acquistato.

13.5.- Non può ritenersi poi arbitraria la determinazione impugnata per il fatto che l’Autorità ha ritenuto insufficienti ai fini informativi gli accorgimenti posti in essere da … nel corso dell’istruttoria e le modifiche introdotte a far data dal 18 marzo 2013, avendo ritenuto tali accorgimenti non completamente idonei a integrare la cessazione della pratica commerciale scorretta.

Nemmeno può ritenersi manifestamente irragionevole la determinazione assunta dall’Autorità per aver dato rilievo al successivo mutamento del colore (dal nero al verde) delle informazioni fornite, posto che ragionevolmente tale accorgimento ha determinato una più chiara, intellegibile ed evidente percezione dell’informazione in questione.

14.- Con il quarto motivo del suo appello … ha sostenuto che la sentenza del T.A.R. … è affetta da travisamento dei fatti nella parte in cui ha affermato che le due pratiche contestate (la pratica e la pratica No-Show rule) hanno «con palese evidenza oggetti ben diversi» nonostante tali pratiche concernessero in realtà un’unica condotta e fossero rivolte contestualmente agli utenti nelle stesse schermate del processo di prenotazione on line dei biglietti. Con l’irragionevole conclusione per cui un professionista che in una comunicazione commerciale indichi in maniera errata più di una caratteristica di un determinato bene offerto in vendita potrebbe vedersi comminate tante sanzioni quanti sono gli errori contenuti nella comunicazione commerciale.

14.1.- Il motivo è chiaramente infondato.

Non può, infatti, ritenersi unica la condotta sanzionata solo per il fatto che gli elementi oggetto delle contestazioni riguardavano, in entrambi i casi, l’acquisto del biglietto aereo e le informazioni rese all’utente sul sito web della compagnia.

Le due pratiche contestate hanno, infatti, chiaramente oggetti ben diversi: la prima pratica riguarda la circostanza che nel sito web … non risultava sufficientemente evidenziato il caso in cui il volo era in realtà operato non dal vettore contrattuale ma da altro vettore operativo (la compagnia rumena …); la seconda pratica attiene, invece, alla vendita di biglietti aerei relativi a più tratte con l’obbligo di utilizzo sequenziale dei tagliandi di volo pena il diniego di imbarco per la tratta di ritorno e per quella successiva.

Come ha già ritenuto il T.A.R. diverse sono, pertanto, le condotte contestate e correttamente tali condotte sono state quindi oggetto di due diverse contestazioni e poi di due diverse sanzioni.

15.- … ha sostenuto, con il quinto motivo di appello, che i giudici del T.A.R. sono incorsi in un travisamento dei fatti anche per non aver considerato che dal 3 febbraio 2013 … non aveva più in essere accordi di wet lease con vettori terzi e per non aver considerato, in sede di quantificazione della sanzione, le misure poste in essere per l’eliminazione e l’attenuazione delle conseguenze dell’infrazione sin dal 18 marzo 2013.

Inoltre, ha aggiunto …, la sentenza non ha considerato, sempre ai fini della quantificazione della sanzione, il limitatissimo impatto della pratica sui consumatori e sui ricavi di Alitalia.

15.1.- Anche tale motivo, nelle sue diverse articolazioni non è fondato.

15.2.- Preliminarmente si deve osservare che la sanzione (di € …), irrogata da … per la condotta tenuta da Alitalia nella pratica …, risulta di importo molto limitato e ciò determina la mancanza di rilievo delle diverse censure che sono state sollevate da Alitalia che ha sostenuto che la sanzione avrebbe dovuto essere di importo minore, ma non ha indicato, nemmeno in via ipotetica, una sanzione ritenuta congrua o comunque ancorata a parametri diversi e certi di quantificazione.

15.3.- Per quanto si è già prima esposto, la misura della sanzione irrogata non può poi essere contestata sulla base dell’erroneo presupposto che le diverse contestazioni mosse dall’… nel procedimento sanzionatorio in questione riguardavano un’unica pratica commerciale, ai sensi degli artt. 18/20 del Codice del consumo.

15.4.- Per quanto riguarda poi l’asserita mancata considerazione, nella determinazione dell’importo della sanzione per la pratica “…”, della circostanza secondo la quale, a decorrere dal 3 febbraio 2013, l’… non avrebbe avuto in essere più accordi di wet lease con vettori terzi, si deve osservare che tale circostanza risultava, come ha evidenziato anche il T.A.R., non confermata dalla documentazione in atti ed era stata poi contraddetta dai successivi atti conformativi di Alitalia riguardanti la pratica in questione.

15.5.- Mentre insufficienti, come si è già prima ricordato, erano state ritenute, ai fini della chiara intelligibilità dell’informazione per il consumatore medio, le modifiche apportate alle indicazioni fornite da Alitalia sul proprio sito Web dal 18 marzo 2013.

15.6.- In ogni caso, come ha pure evidenziato il T.A.R., ove pure fosse venuto meno, nel corso dell’istruttoria, il comportamento di … ritenuto scorretto non per questo era venuto meno il potere dell’Autorità di sanzionare le condotte scorrette già poste in essere.

15.7.- Non risulta poi fondata nemmeno la censura riguardante l’errata determinazione della sanzione impugnata con riferimento all’impatto della condotta sanzionata sui ricavi della Compagnia e per l’esiguità dell’utile economico conseguito.

A prescindere da possibili profili di inammissibilità della censura, per la già rilevata esiguità della sanzione comminata, si deve comunque osservare che, come ha giustamente ritenuto il T.A.R., ai fini dell’applicazione della sanzione in casi come quello di specie, non risulta necessario procedere ad una monetizzazione del vantaggio conseguito dal professionista in relazione alla condotta ritenuta scorretta. In casi come quelli in esame, risulterebbe infatti molto complicata (se non impossibile) la determinazione del possibile utile conseguito in relazione al comportamento scorretto tenuto.

15.8.- Né può avere rilievo, nella determinazione della misura della sanzione, l’asserito limitato numero di soggetti denuncianti la pratica scorretta, in quanto, come ha affermato il T.A.R., le norme a tutela del consumo, di cui al d.lgs. n. 206 del 2005, sono preordinate a prevenire le possibili distorsioni delle iniziative commerciali nella fase prodromica alla conclusione dell’acquisto. In conseguenza, una volta conosciuta l’esistenza della pratica commerciale ritenuta scorretta l’Autorità ben può, dopo i dovuti accertamenti, procedere per esigerne la rimozione e applicare una sanzione per i comportamenti scorretti già posti in essere, a prescindere dal pregiudizio economico già causato ai consumatori e a prescindere dal numero dei consumatori che hanno denunciato l’esistenza della pratica commerciale ritenuta scorretta.

15.9.- Prima di concludere sul punto si deve comunque osservare che l’Autorità ha evidentemente considerato i diversi elementi di valutazione che sono stati ora riproposti da … nel suo appello e che l’importo della sanzione irrogata per il comportamento tenuto da … nella vicenda “…” risulta molto al di sotto del massimo edittale (di € …), anche prima della dimidiazione disposta in considerazione della situazione economica (all’epoca) particolarmente negativa della società.

16.- Per tutte le esposte considerazioni l’appello proposto da … risulta infondato e deve essere respinto.

17. Si può ora passare all’esame del secondo ricorso con il quale … ha appellato la sentenza del T.A.R. …, n. … del …, nella parte in cui ha respinto il ricorso che era stato proposto avverso l’irrogazione della sanzione (di € …) per pratiche commerciali scorrette poste in essere per aver previsto l'annullamento del biglietto di ritorno/sequenziale in caso di mancata fruizione della tratta di andata/precedente (c.d. no show rule), per le modalità di informazione ai consumatori al momento dell'acquisto e per la mancanza di una specifica procedura per consentire al consumatore di effettuare comunque il volo di ritorno/successivo.

18.- Si deve, al riguardo, preliminarmente ricordare che …, dopo la sanzione (di € …) impugnata nel presente giudizio, è stata ancora successivamente sanzionata per l’inottemperanza al provvedimento impugnato (prima per € … e poi per € …).

Si deve poi anche ricordare che l’Autorità ha comunicato, in data 1 luglio 2015, di avere ritenuto idonee le misure adottate da Alitalia, per superare la condotta contestata per i biglietti nazionali, e in data 11 marzo 2016, di avere ritenuto le misure adottate, estese anche alle rotte internazionali, idonee ai fini dell’ottemperanza del provvedimento sanzionatorio del 29 ottobre 2013.

19.- … ha ritenuto la decisione del T.A.R appellata, nella parte riguardante la sanzione irrogata per la condotta in questione, erronea sotto molteplici profili.

Con il primo motivo di appello … ha sostenuto che la sentenza del T.A.R. … è gravemente viziata nella parte in cui ha confermato la legittimità del divieto disposto con il provvedimento impugnato di continuare ad applicare la no-show rule in assenza di «una procedura specifica con la quale il consumatore possa informare il professionista dell’intenzione di fruire del servizio di trasporto successivo pur non avendo fruito del precedente».

19.1.- Secondo …, la sentenza appellata non spiega, infatti, perché l’applicabilità della regola tariffaria in questione costituirebbe una pratica commerciale ingannevole, vietata ai sensi degli artt. 20-22 del codice del consumo.

19.2.- … ha quindi insistito nel sostenere che la no-show rule è una regola tariffaria pienamente lecita, prevista nelle condizioni generali di contratto standard predisposto dalla … e applicata dalla stragrande maggioranza delle compagnie aeree private operanti a livello mondiale.

Tale pratica, ha aggiunto …, è espressione del fondamentale principio della libertà tariffaria vigente nel settore del trasporto aereo, ai sensi dell’art. 22 del Regolamento (CE) n. 1008/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24.9.2008, tanto che nemmeno il provvedimento impugnato si è spinto a sostenere il contrario, riconoscendo che tale pratica costituisce espressione di una libera scelta di politica commerciale della compagnia, salvo però chiederne un contemperamento, inteso nel senso della sostanziale disapplicazione della regola in questione.

19.3.- Peraltro la legittimità della pratica è dimostrata dalla circostanza che solo nell’ambito del processo di revisione del Regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio sui diritti dei passeggeri, la Commissione europea ha per la prima volta proposto di disciplinarne l’applicazione in senso limitativo, incontrando però una ostativa opposizione in seno al Consiglio. Con la conseguenza che la pratica continua ad essere applicata pressoché dalla totalità dei vettori di linea attivi in Europa.

19.4.- L’imposizione di un contemperamento alla no-show rule imposto dall’.., che come … ha sostenuto nella memoria conclusionale, costituisce un unicum in Europa, si pone quindi in contrasto con la regolazione settoriale, dando luogo ad un inammissibile esercizio, da parte dell’Autorità, di poteri regolatori.

19.5.- Gli articoli 20-22 del codice del consumo, secondo …, non potrebbero poi comunque consentire l’imposizione di una qualsivoglia limitazione/contemperamento alla no-show rule.

Il divieto di pratiche commerciali scorrette riguarda, infatti, esclusivamente gli aspetti informativi delle condotte dei professionisti ma non può costituire la base di una censura relativa alla struttura della politica tariffaria di un professionista attraverso un contemperamento tra l’applicazione della no-show rule e le esigenze dei consumatori.

19.6.- Né la sentenza appellata né il provvedimento dell’Autorità, ha anche aggiunto …, spiegano poi a che titolo l’asserita scorrettezza della pratica possa derivare dal fatto che … non ha espressamente previsto alcun diritto di rimborso relativo al servizio unilateralmente annullato mentre la Compagnia riconosce ai passeggeri un rimborso, diversamente graduato, a seconda del tipo di tariffa prescelto in sede di acquisto del biglietto, e lo esclude solo per i biglietti più economici.

19.7.- Con un ulteriore profilo del primo motivo di appello, … ha sostenuto che la sentenza appellata risulta poi viziata anche nella parte in cui ha confermato la validità del divieto di continuazione della pratica in questione.

Nel momento in cui, con il suo il provvedimento, l’Autorità diffida l’operatore dal continuare una pratica pienamente lecita, esigendo l’adozione di uno specifico contemperamento procedurale, la stessa Autorità sta, infatti, dettando nuove regole, non limitandosi ad inibire l’esercizio di una pratica commerciale scorretta.

Ciò costituisce, secondo l’appellante, un indebito esercizio di potere regolamentare da parte dell’Autorità che, come … ha sostenuto nella memoria conclusiva, ha preteso l’adozione di pervasive modifiche della no show rule, con il risultato di snaturare tale regola, sebbene pienamente lecita in base alla normativa di settore che disciplina il trasporto aereo.

19.8.- Non possono rilevare in senso contrario, ha aggiunto …, i provvedimenti sanzionatori pure adottati, per analoghe condotte, nei confronti di … e …, con riferimento ai biglietti acquistati in Italia, tenuto conto che per tali compagnie solo una minima parte dei biglietti sono venduti in Italia.

Ne consegue che la disapplicazione della no-show rule mentre ha un impatto economico trascurabile per … e … è invece pesantissimo per …, con evidente effetto discriminatorio e con una sostanziale alterazione del gioco concorrenziale.

Peraltro, come … ha evidenziato nella sua memoria conclusionale, numerosi altri vettori italiani (…, …, …) applicano ancora la no show rule che è poi applicata praticamente da tutte le compagnie straniere operanti in Italia, incluse quelle che operano in code sharing con ....

20.- La censura sollevata, nelle sue diverse articolazioni, non può ritenersi fondata.

20.1.- Si deve, al riguardo, preliminarmente osservare che l’Autorità non ha ritenuto illegittima la pratica no show rule (tanto che essa pacificamente continua ad essere applicata anche da …, sia pure con le maggiori informazioni richieste, e con alcuni contemperamenti nelle procedure adottati a tutela dei consumatori), ma si è limitata a ritenere scorrette (come si legge, in particolare, nei paragrafi 135, 137 e 146 della delibera impugnata):

- la carenza di adeguata informazione ai consumatori sull’esistenza di limitazioni all’uso del biglietto, nel caso di mancata fruizione di una delle tratte di un biglietto aereo andata e ritorno o con destinazioni multiple, che determinavano l’annullamento del biglietto di ritorno o di quello sequenziale;

- la mancanza di una specifica procedura tale da consentire ai consumatori di comunicare alla compagnia di voler effettuare comunque il volo di ritorno (o per la tratta successiva) pur non avendo fruito del volo di andata (o per la tratta precedente).

20.2.- Quindi, l’Autorità ha sanzionato … non per l’utilizzo della pratica commerciale (no show rule) che consente alla compagnia aerea l’annullamento del biglietto per il ritorno o per una tratta successiva (con la conseguente possibilità di rivendere quel percorso), quando il consumatore non ha utilizzato il biglietto acquistato per il volo di andata (o per la tratta precedente), ma per l’uso in parte scorretto (per i consumatori) di tale procedura. Ciò in quanto, da un lato, le informazioni sull’offerta commerciale non erano adeguate nell’evidenziare i contenuti e i limiti dell’offerta, e dall’altro per la mancanza di una apposita procedura che consentisse al consumatore di poter comunque fruire, entro determinati limiti, del biglietto acquistato anche per il viaggio di ritorno (o per la seconda tratta), nel caso di mancato utilizzo del volo di andata (o della prima tratta).

Infatti, in applicazione della no show rule, … consentiva al consumatore solo all’aeroporto e solo il giorno della partenza, e solo dietro il pagamento di appositi diritti amministrativi, di poter comunque fruire del successivo viaggio aereo. Senza alcuna connessione con l’eventuale disponibilità dei posti per tale successivo viaggio aereo e senza prevedere alcun rimborso per un servizio, che, come ha giustamente sottolineato anche la difesa erariale, poteva essere poi essere anche riutilizzato dal vettore offrendolo nuovamente sul mercato.

20.3.- L’Autorità ha pertanto sanzionato la mancata sufficiente chiarezza delle informazioni fornite da … al consumatore sull’offerta commerciale e la mancanza di una specifica procedura che consentisse al consumatore di non perdere il diritto al volo acquistato (anche) per il viaggio di ritorno (o per la seconda tratta) nel caso di mancato utilizzo del viaggio di andata (o per la prima tratta).

21.- Sulla base di quanto esposto, non si può ritenere illegittimo il provvedimento impugnato e non si può ritenere che vi sia stato uno sconfinamento illegittimo dell’Autorità dalle prerogative che l’ordinamento le assegna.

21.1.- In particolare non si può ritenere che il provvedimento dell’Autorità sia stato emanato in violazione del principio della libertà tariffaria vigente nel settore del trasporto aereo, ai sensi dell’art. 22 del Regolamento (CE) n. 1008/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24.9.2008, avendo riguardato solo le modalità informative della pratica commerciale e la sua concreta applicazione.

Né si può ritenere che le modifiche di carattere informativo richieste e la richiesta di una specifica procedura per l’utilizzo, entro determinati limiti, del biglietto per il ritorno o per la seconda tratta, possono, come ha lamentato l’appellante, aver determinato la disapplicazione della regola in questione (come del resto è stato dimostrato dalla successiva regolamentazione della pratica commerciale che ha determinato la cessazione della procedura sanzionatoria in questione).

22.- Non si può ritenere nemmeno che l’Autorità abbia esercitato veri e propri poteri regolatori tenuto conto che, dopo aver ritenuto che la condotta tenuta da … era violativa delle regole dettate dal codice del consumo, l’Autorità ha poi lasciato (correttamente) all’… l’individuazione delle modalità più idonee per consentire il superamento della pratica ritenuta non corretta. Fino a ritenere, ai fini dell’ottemperanza del provvedimento sanzionatorio del 29 ottobre 2013, idonee le misure adottate da …, in data 1 luglio 2015, per superare la condotta contestata per i biglietti nazionali, e in data 11 marzo 2016, idonee le misure adottate anche per le rotte internazionali.

22.1.- L’Autorità si è infatti limitata ad auspicare che … non solo desse una adeguata informativa sulla sua offerta commerciale ma garantisse anche un ragionevole bilanciamento, nell’applicazione delle pratica commerciale, fra la propria legittima esigenza di programmare la propria capacità di trasporto e le altrettante legittime esigenze dei passeggeri di fruire di un servizio (il volo di ritorno o di seconda tratta) già pagato.

23.- Peraltro, come pure ha evidenziato la difesa erariale, la pratica no show rule, dopo i contemperamenti adottati è stata ancora applicata e, qualora il passeggero non effettui tempestivamente, secondo la tempistica ora prevista, la comunicazione al vettore (o la effettui dopo i termini indicati), la pratica continua a produrre i medesimi effetti che produceva prima dell’intervento dell’Autorità, con la conseguenza che l’acquirente, se non utilizza gli strumenti posti ora a sua disposizione, non ha diritto ad imbarcarsi sul volo di ritorno (o sulla seconda tratta) e … può liberamente rivendere il posto inizialmente a questi assegnato (e per il quale un corrispettivo era stato già versato) anche eventualmente ad un prezzo più elevato.

24.- Così chiariti i termini della vicenda, non possono rilevarsi negli atti di … nemmeno effetti discriminatori o comunque lesivi della concorrenza.

24.1.- L’intervento di …, come si è prima evidenziato, ha peraltro interessato anche altre importanti compagnie aeree come … e … mentre, come ha segnalato la difesa erariale, una procedura analoga era in corso nei confronti di …. E ciò dimostra la volontà dell’Autorità di valutare il corretto uso della procedura anche da parte delle altre compagnie e di sanzionare quei comportamenti ritenuti lesivi dei diritti dei consumatori per le medesime ragioni indicate negli atti oggetto della procedura in esame.

25.- Con il secondo motivo di appello, … ha sostenuto che il T.A.R. ha omesso di effettuare qualsiasi verifica, anche solo estrinseca, in merito ai fatti contestati, omettendo di esercitare il proprio sindacato giurisdizionale sul punto.

25.1.- Infatti, secondo …, il T.A.R. non ha considerato i molteplici elementi fattuali che sono stati illustrati nel ricorso che dimostravano l’evidente travisamento dei fatti sotteso alle conclusioni raggiunte dall’Autorità secondo cui le modalità di informazione ai consumatori dell’esistenza della pratica no show rule sarebbero risultate del tutto inadeguate.

Mentre già nella parte superiore della prima schermata del processo di prenotazione on line … aveva comunicato, con la stessa evidenza grafica e collocazione di altre informazioni riguardanti le tariffe proposte, che «la tariffa è valida per un biglietto utilizzato integralmente, rispettando l’ordine di successione dei voli per il viaggio nelle date indicate». La stessa informazione era poi ripetuta nella schermata successiva.

Inoltre, dal 18 marzo 2013, Alitalia aveva dato un’evidenza ancora maggiore all’indicazione della pratica no show rule, isolandola nella parte alta della schermata.

25.2.- La censura è infondata.

Dall’esame della sentenza appellata si evince che il T.A.R. ha compiutamente esaminato la complessa vicenda sollevata senza omettere di esercitare il proprio sindacato giurisdizionale anche sul punto ed ha ritenuto che le conclusioni raggiunte dall’Autorità non fossero affette da evidente travisamento dei fatti, nel rispetto dei limiti, che si sono prima ricordati, entro i quali deve muoversi l’esame del giudice ammnistrativo sui provvedimenti dell’Autorità.

25.3.- In particolare, la questione risulta concretamente affrontata nelle pagine 35 e 36 della sentenza appellata.

25.4. Peraltro le conclusioni raggiunte sul punto dall’Autorità (e ritenute non illegittime dal T.A.R.), non appaino nemmeno manifestamente illogiche tenuto conto della necessità di dare un rilievo adeguato e maggiore ad informazioni sull’utilizzo di biglietti che potevano essere integralmente perduti se non utilizzati per il viaggio di andata (o per la prima tratta) e con forti limitazioni per il possibile recupero di parte della somma spesa per l’acquisto.

Si può anche sul punto rilevare che ben diversa risulta la normale attenzione prestata dal consumatore medio ad informazioni essenziali per l’acquisto del volo, quali quelle sulla tariffa proposta, rispetto ad altre informazioni sul volo e sull’uso del biglietto con una determinata tariffa che pure sono contenute nella pagina Web.

26.- …, con il terzo ed ultimo motivo del suo appello, ha sostenuto che la sentenza del T.A.R. è viziata anche per non aver considerato, in sede di quantificazione della sanzione, le misure poste in essere per l’eliminazione e l’attenuazione delle conseguenze dell’infrazione.

26.1.- In particolare, secondo …, la sentenza non ha considerato che l’Autorità si è limitata ad esprimere le sue osservazioni sulle misure adottate da … nell’ambito delle valutazioni circa la presunta scorrettezza della pratica e non anche in sede di quantificazione della sanzione.

Inoltre, ha aggiunto …, la sentenza non ha considerato, sempre ai fini della quantificazione della sanzione, il limitatissimo impatto della pratica sui consumatori ed è erronea nella parte in cui nega che il limitato impatto della pratica no show rule sui ricavi di … possa rilevare sulla quantificazione della sanzione.

26.2.- Il motivo è infondato.

Al riguardo, come si è fatto nel ricorso proposto da … (al punto 15.2), si deve preliminarmente osservare che la sanzione (di € …), inizialmente irrogata da … per la condotta tenuta da … nella pratica in esame (ed oggetto del ricorso) risulta di importo molto limitato, e ciò priva di rilievo le diverse censure che sono state sollevate sull’ammontare della sanzione inizialmente irrogata per la pratica in questione ritenuta scorretta.

Peraltro anche nell’appello in esame … non ha indicato, nemmeno in via ipotetica, una sanzione ritenuta congrua per i fatti contestati, o comunque ancorata a parametri diversi e certi di quantificazione.

26.3.- Per le ragioni che si sono già esposte, anche con riferimento alla analoga censura sollevata nell’appello proposto da …, e tenuto anche conto della esiguità della sanzione comminata con il provvedimento impugnato, non risulta fondata nemmeno la censura secondo cui la misura della sanzione non avrebbe tenuto conto delle misure poste in essere per l’eliminazione e l’attenuazione delle conseguenze dell’infrazione contestata.

26.4.- Per quanto riguarda poi l’asserita mancata adeguata valutazione, nella determinazione della sanzione, dell’impatto della pratica sui consumatori e sui ricavi di …, si possono richiamare le considerazioni già esposte, al precedente paragrafo 15.8., in relazione alla analoga censura sollevata nell’appello proposto da ….

27.- Alla luce delle esposte considerazioni anche l’appello di … risulta pertanto infondato e deve essere respinto.

28.- In conclusione, per tutti gli esposti motivi, i due appelli riuniti, proposti da … e …, devono essere respinti.

Le spese del giudizio di appello in parte seguono la soccombenza ed in parte sono compensate fra le parti e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

definitivamente pronunciando sugli appelli riuniti, come in epigrafe proposti, li respinge.

Condanna ciascuna delle appellanti … - Società … S.p.a. e … - … S.p.a., al pagamento di € … in favore della resistente Autorità …, per le spese e competenze del grado di appello.

Dispone la compensazione delle spese di giudizio nei confronti dell’Associazione ….

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

 

 

BREVI ANNOTAZIONI

OGGETTO DELLA SENTENZA

Il Consiglio di Stato con la pronuncia in commento si confronta nuovamente con il tema delle pratiche commerciali scorrette. Più precisamente, è chiamato a esprimersi sulla legittimità del provvedimento dell’AGCM che ha condannato Alitalia per alcune pratiche commerciali ritenute scorrette per violazione dell’obbligo di buona fede e correttezza tutelato dal Codice del consumo in ragione della mancanza di modalità adeguate di informazioni sull’offerta commerciale fornite sul sito web della compagnia ai consumatori al momento dell’acquisto on line del biglietto aereo, specie ove concernenti indicazioni essenziali ai fini della scelta del volo.

 

PERCORSO ARGOMENTATIVO

Prima di affrontare il thema decidendum occorre esaminare alcuni elementi di fatto che hanno portato alla pronuncia in esame.

La sentenza qui pubblicata ha origine dalla contestazione all’Alitalia Compagnia Aerea Italiana, di seguito Alitalia CAI, da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di alcune pratiche commerciali ritenute scorrette ai sensi degli artt. 20-23 del Codice del consumo poste in essere nell’esercizio della propria attività.

In seguito all’istruttoria l’AGCM condannava Alitalia CAI per tre pratiche inibendone la continuazione e comminando tre sanzioni amministrative pecuniarie per un importo complessivo di 120.000 Euro: a) insufficienti modalità d'informazione ai consumatori nella procedura di acquisto di biglietti aerei sul sito internet in lingua italiana (www.alitalia.com/it) circa la diversa identità del vettore operativo, per non avere adeguatamente informato i consumatori, nell’ambito della procedura di acquisto, circa una caratteristica essenziale dell'offerta, ovvero circa il fatto che alcune tratte non erano operate direttamente bensì da un diverso vettore aereo di nazionalità estera, la compagnia rumena Carpatair (sanzione di Euro 50.000); b) per le modalità ingannevoli di presentazione ai consumatori dell’offerta denominata "Carnet Italia", per non aver consentito all’utente un'immediata e chiara comprensione delle limitazioni previste nell’apposita specifica classe tariffaria e delle reali condizioni di utilizzo del prodotto (sanzione di Euro 25.000); c) nell’aver previsto l’annullamento del biglietto di ritorno/sequenziale, in caso di mancata fruizione della tratta di andata/precedente, in mancanza di adeguate modalità di informazione ai consumatori al momento dell'acquisto (no show rule) e per non aver previsto una specifica procedura per consentire al consumatore di effettuare comunque il volo di ritorno/successivo (sanzione di Euro 45.000).

Alitalia CAI impugnava il provvedimento sanzionatorio adottato dall’AGCM avanti il Tar Lazio sostenendone l’illegittimità sotto differenti profili attinenti tutte e tre le pratiche commerciali ritenute scorrette.

Nel giudizio interveniva ad adiuvandum Alitalia – Società Aerea Italiana di seguito Alitalia SAI cui Alitalia CAI alla fine del 2014 aveva conferito il ramo d’azienda costituito dalle attività di trasporto aereo.

Il Tar Lazio con sentenza 12 giugno 2015 n. 8253 respingeva il ricorso.

Alitalia CAI appellava la sentenza indicata nella parte riguardante l’irrogazione della sanzione comminata per le ritenute insufficienti modalità di informazione ai consumatori, nella procedura di acquisto di biglietti aerei sul sito internet in lingua italiana (www.alitalia.com/it), circa la diversa identità del vettore aereo di nazionalità estera, la compagnia rumena Carpatair, che avrebbe operato il volo sulla tratta acquistata.

Alitalia SAI appellava la sentenza del Tar nella parte concernente invece l’irrogazione della sanzione per l’assenza di adeguate modalità di informazione ai consumatori, al momento dell’acquisto, sul previsto annullamento del biglietto di ritorno/sequenziale in caso di mancata fruizione della tratta di andata/precedente (c.d. no show rule), e per non aver previsto una specifica procedura per consentire al consumatore di effettuare comunque il volo di ritorno/successivo.

Gli appelli proposti da Alitalia CAI e Alitalia SAI non riguardavano la parte della sentenza del Tar Lazio concernente le modalità ritenute ingannevoli di presentazione ai consumatori dell'offerta denominata “Carnet Italia”.

Il Consiglio di Stato con la pronuncia de qua ha respinto entrambi gli appelli dichiarando legittime le sanzioni inflitte dall’AGCM.

A tale conclusione la Sesta Sezione perviene dopo aver nell’iter motivazionale passato al vaglio ogni singola censura al fine di verificarne la fondatezza o meno.

Un profilo interessante è dedotto nel primo motivo dell’appello proposto da Alitalia CAI.

La ricorrente sostiene che la sentenza appellata sia viziata per l’omessa pronuncia sull’eccezione di inapplicabilità della normativa sulle pratiche commerciali scorrette alla Pratica Carpatair. Più precisamente Alitalia CAI ritiene che il provvedimento sanzionatorio impugnato nel considerare applicabile alla fattispecie gli artt. 20-22 del Codice del consumo abbia violato il principio di specialità stabilito dall’art. 19, comma 3 dello stesso: l’informativa sull’identità del vettore operativo rinviene un riferimento normativo preciso nel Regolamento UE 211/2005 relativo, tra l’altro, alle informazioni da fornire ai passeggeri del trasporto aereo sull’identità del vettore che prevede che al momento della prenotazione il contraente del trasporto aereo comunichi ai passeggeri l’identità del vettore aereo effettivo.

Il Collegio sul punto osserva che invero il Tar Lazio si sia pronunciato sulla questione. Anzitutto il Tar ha richiamato la giurisprudenza del Consiglio di Stato ad avviso della quale l’osservanza della normativa di settore non esonera il professionista dal tenere quei comportamenti e accorgimenti ulteriori che pur non esplicitamente previsti rinvengono la propria fonte nel canone generale di buona fede ovvero di diligenza professionale sotteso a tutta la disciplina a tutela del consumatore. In secondo luogo, ha osservato che si deve escludere che l’art. 11 del Regolamento UE possa comportare tale effetto a prescindere dalla considerazione che nella previsione europea dell’obbligo di comunicare ai passeggeri l’identità del vettore effettivo non possa non farsi rientrare anche l’obbligo di dare un’informazione effettiva, trasparente e tale da realizzare lo scopo di rendere edotto il passeggero del vettore che effettuerà il servizio.

A tali considerazioni il Consiglio di Stato aggiunge che le prescrizioni contenute nelle regolazioni di settore non rappresentano l’unico parametro cui deve essere riferita la diligenza richiesta al professionista dal Codice del consumo, non mirando le stesse alla tutela specifica dei consumatori e al perseguimento delle finalità sottese al Codice del consumo. Con la conseguenza che l’osservanza della disciplina di settore non esclude la possibilità che la condotta del professionista possa porsi in contrasto con la diligenza professionale richiesta dalla normativa a tutela del consumatore. A meno che la prima non sia particolarmente dettagliata nell’indicare le azioni che il professionista deve porre in essere anche per la tutela dei consumatori e che le azioni suddette siano state esattamente poste in essere.

Il Collegio rammenta poi che sulla questione si è pronunciata anche l’Adunanza Plenaria con la sentenza 11 maggio 2012, n. 11 e con le successive sentenze dal numero 12 al numero 16 del 2012. L’Adunanza ha affermato, come sostenuto da Alitalia CAI, l’incompetenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nell’applicare la disciplina sulle pratiche commerciali scorrette di cui agli artt. 21 ss. del Codice del consumo nei settori in cui la tutela del consumatore sia assegnata a un’autorità regolamentare secondo lo schema della c.d. specialità “per settori”.

Con le recenti pronunce 9 febbraio 2016, nn. 5 e 6 l’Adunanza Plenaria ha tuttavia chiarito che per definire i confini della specialità di settore si debba impostare il rapporto tra la disciplina contenuta nel Codice del consumo e quella dettata dal Codice delle comunicazioni elettroniche e dai provvedimenti attuativi/integrativi adottati dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni muovendo dalla circostanza che “la disciplina recata da quest’ultimo corpus normativo, presenti proprio quei requisiti di specificità rispetto alla disciplina generale, che ne impone l’applicabilità alle fattispecie in esame”. Con la conseguenza che “per escludere la possibilità di un residuo campo di intervento di Antitrust occorre anche verificare la esaustività e la completezza della normativa di settore”.

L’Adunanza Plenaria nelle sentenze da ultimo richiamate ha dunque chiarito che le sentenze del 2012 debbano essere riviste parzialmente “nella misura in cui esse possano essere lette come mera applicazione del criterio di specialità per settori e non per fattispecie concrete”. Ha poi anche aggiunto che lo schema non possa che essere fondato sul principio di specialità che assurge a criterio generale di regolazione dei rapporti tra norme sanzionatorie, penali e amministrative in tutte le materie disciplinate dalla legge del nostro ordinamento allorchè si verifichino conflitti apparenti di norme e sia necessario risolvere le antinomie giuridiche. Ove disposizioni appartenenti ai due diversi ambiti convergano sul medesimo fatto se ne applica una sola, quella speciale, individuata in base ai criteri noti nel nostro ordinamento e in modo compatibile con l’ordinamento europeo nella specifica materia di competenza comunitaria. Alla luce di tali considerazioni l’Adunanza Plenaria ha concluso che pur essendovi nella questione esaminata una competenza regolatoria e altresì sanzionatora dell’AGCOM nella fattispecie oggetto del giudizio la competenza fosse propria dell’AGCM dovendo ritenersi applicabile la disciplina generale sulle pratiche commerciali scorrette.

Il Consiglio di Stato facendo applicazione dei principi di diritto testè ricordati alla fattispecie oggetto della pronuncia in commento osserva che l’AGCM non ha contestato ad Alitalia la mancanza di ogni informazione sul vettore aereo operativo imposta dalla disciplina europea, bensì la violazione dell’obbligo di buona fede e correttezza tutelata dal Codice del consumo per non aver dato adeguato risalto a tale informazione. E conclude nel senso che l’intervento dell’AGCM non possa dunque ritenersi illegittimo per la violazione del principio di specialità dovendosi considerare nella fattispecie complementari le discipline dettate dal Regolamento CE e dal Codice del consumo.

Il Consiglio di Stato ritiene infondato, per quanto di interesse, anche il terzo motivo di appello con cui Alitalia ha sostenuto che il Tar abbia omesso di effettuare qualsiasi verifica anche solo estrinseca in merito ai fatti contestati non esercitando il proprio sindacato giurisdizionale sul punto.

Come ha già ritenuto il Tar non emerge innanzitutto dall’esame degli atti alcun travisamento nelle attività e nelle conclusioni raggiunte dall'Autorità secondo cui l'indicazione sull'identità del vettore operativo Carpatair riportata nelle pagine web del processo di vendita on line dei biglietti, fosse insufficiente per evidenza grafica, per quantità e qualità delle informazioni fornite.

Il Consiglio di Stato ricorda peraltro, come già ha fatto il Tar, che il sindacato di legittimità del giudice amministrativo sui provvedimenti dell’AGCM comporta la verifica diretta dei fatti posti a fondamento del provvedimento impugnato e si estende anche ai profili tecnici il cui esame sia necessario per giudicare della legittimità dello stesso. Tuttavia ove nei profili tecnici siano coinvolti valutazioni ed apprezzamenti che presentano un margine oggettivo di opinabilità detto sindacato, oltre che in un controllo di ragionevolezza, logicità e coerenza della motivazione del provvedimento impugnato, è limitato alla verifica che quel provvedimento non abbia esorbitato dai margini di opinabilità sopra richiamati, non potendo il giudice sostituire il proprio apprezzamento a quello dell'Autorità garante se  questa si sia mantenuta entro i suddetti margini.

Il Collegio richiama l’orientamento pacifico recentemente ribadito dalla sezione con la sentenza 11 luglio 2016, n. 3047 secondo cui il giudice amministrativo in relazione ai provvedimenti dell'AGCM esercita un sindacato di legittimità che non si estende al merito, salvo per quanto attiene al profilo sanzionatorio: pertanto deve valutare i fatti onde acclarare se la ricostruzione di essi operata dall'AGCM sia immune da travisamenti e vizi logici e accertare che le disposizioni giuridiche siano state correttamente individuate, interpretate e applicate. Laddove residuino margini di opinabilità in relazione ai concetti indeterminati il giudice amministrativo non può comunque sostituirsi all'AGCM nella definizione del mercato rilevante, se questa sia attendibile secondo la scienza economica, immune da vizi di travisamento dei fatti, da vizi logici, da vizi di violazione di legge

Facendo applicazione di tali principi la determinazione assunta sul punto dall'Autorità e ritenuta legittima dal Tar, secondo il Consiglio di Stato, non può ritenersi censurabile.

Peraltro, l'informazione sul diverso vettore aereo non si può ritenere idonea in quanto riportata con gli stessi caratteri grafici e la stessa dimensione di altre indicazioni essenziali riguardanti il volo, quali quelle sull'origine, destinazione e durata del volo prescelto. Ben diversa risulta infatti la normale attenzione prestata dal consumatore medio a informazioni essenziali per l’acquisto del volo rispetto ad altre informazioni sul volo che pure sono contenute nella pagina web. Con la conseguenza che lo stesso consumatore ben avrebbe potuto non prestare adeguata attenzione, se non fornita in modo evidente, a un’informazione che poteva risultare molto importante per la propria scelta quale quella sul vettore operativo che in concreto avrebbe operato il volo. In assenza di una chiara evidenziazione il consumatore ben avrebbe potuto infatti ritenere che il volo acquistato sarebbe stato reso da Alitalia e non da altro operatore.

Il Consiglio di Stato condivide l’osservazione del Tar secondo cui nel settore del trasporto aereo l'individuazione per il passeggero del vettore che effettuerà il servizio costituisce un elemento di rilevante importanza specie nei casi in cui l'utente ha la possibilità di scegliere il vettore di cui servirsi. È quindi indispensabile, come ha ritenuto l'Autorità, rendere immediatamente percepibile la compagnia aerea che espleterà il servizio soprattutto nel caso in cui il volo non sia operato dalla compagnia aerea con la quale esso sia acquistato.

Il Consiglio di Stato ha poi respinto anche il quarto motivo di appello con cui Alitalia CAI ha sostenuto che la sentenza del Tar sia affetta da travisamento dei fatti nella parte in cui ha affermato che le due pratiche contestate (la pratica Carpatair e la pratica no show rule) hanno «con palese evidenza oggetti ben diversi» nonostante concernessero in realtà un'unica condotta e fossero rivolte contestualmente agli utenti nelle stesse schermate del processo di prenotazione on line dei biglietti. Con l'irragionevole conclusione per cui un professionista che in una comunicazione commerciale indichi in maniera errata più di una caratteristica di un determinato bene offerto in vendita potrebbe vedersi comminate tante sanzioni quanti sono gli errori contenuti nella comunicazione commerciale.

Il Collegio osserva che le due pratiche contestate hanno chiaramente oggetti ben diversi: la prima riguarda la circostanza che nel sito web Alitalia non risultasse sufficientemente evidenziato il caso in cui il volo fosse in realtà operato non dal vettore contrattuale ma da altro vettore operativo (la compagnia rumena Carpatair); la seconda attiene invece alla vendita di biglietti aerei relativi a più tratte con l'obbligo di utilizzo sequenziale dei tagliandi di volo pena il diniego di imbarco per la tratta di ritorno e per quella successiva. Come ha già ritenuto il Tar, diverse sono pertanto le condotte contestate e correttamente tali condotte sono state quindi oggetto di due diverse contestazioni e quindi di due diverse sanzioni.

Ritenuto infondato l’appello proposto da Alitalia CAI il Consiglio di Stato è passato all’esame del ricorso proposto da Alitalia SAI.

Con il primo motivo di appello la ricorrente ha sostenuto che la sentenza del Tar sia gravemente viziata nella parte in cui ha confermato la legittimità del divieto disposto con il provvedimento impugnato di continuare ad applicare la no show rule in assenza di «una procedura specifica con la quale il consumatore possa informare il professionista dell'intenzione di fruire del servizio di trasporto successivo pur non avendo fruito del precedente». Secondo Alitalia SAI, la sentenza appellata non spiega infatti perché l'applicabilità della regola tariffaria de qua costituirebbe una pratica commerciale ingannevole vietata ai sensi degli artt. 20-22 del Codice del consumo.

Con un ulteriore profilo del primo motivo di appello, Alitalia SAI ha sostenuto che nel momento in cui l'Autorità diffida l'operatore dal continuare una pratica pienamente lecita esigendo l'adozione di uno specifico contemperamento procedurale, essa in realtà detta nuove regole e non si limita a inibire l'esercizio di una pratica commerciale scorretta. Il che costituisce un indebito esercizio di potere regolamentare da parte dell'Autorità che ha preteso l'adozione di pervasive modifiche della no show rule, con il risultato di snaturare tale regola sebbene pienamente lecita in base alla normativa di settore che disciplina il trasporto aereo.

Il Consiglio di Stato ritiene che la censura sollevata non possa ritenersi fondata. A sostegno di tale assunto in via preliminare osserva che l'Autorità non ha ritenuto illegittima la pratica no show rule tanto che essa pacificamente continua a essere applicata anche da Alitalia, sia pure con le maggiori informazioni richieste e con alcuni contemperamenti nelle procedure adottati a tutela dei consumatori, ma si è limitata a ritenere scorrette la carenza di adeguata informazione ai consumatori sull'esistenza di limitazioni all'uso del biglietto, nel caso di mancata fruizione di una delle tratte di un biglietto aereo andata e ritorno o con destinazioni multiple, che determinavano l'annullamento del biglietto di ritorno o di quello sequenziale; la mancanza di una specifica procedura tale da consentire ai consumatori di comunicare alla compagnia di voler effettuare comunque il volo di ritorno (o per la tratta successiva) pur non avendo fruito del volo di andata (o per la tratta precedente).

Quindi, l'Autorità ha sanzionato Alitalia non per l'utilizzo della pratica commerciale no show rule ma per l'uso in parte scorretto (per i consumatori) di tale procedura. Le informazioni sull’offerta commerciale non erano infatti adeguate nell’evidenziare i contenuti e i limiti dell’offerta e mancava un’apposita procedura che consentisse al consumatore di poter comunque fruire entro determinati limiti del biglietto acquistato anche per il viaggio di ritorno (o per la seconda tratta), nel caso di mancato utilizzo del volo di andata (o della prima tratta). Infatti, in applicazione della no show rule, Alitalia consentiva al consumatore solo all'aeroporto, solo il giorno della partenza e solo dietro il pagamento di appositi diritti amministrativi, di poter comunque fruire del successivo viaggio aereo senza alcuna connessione con l'eventuale disponibilità dei posti per tale successivo viaggio aereo e senza prevedere alcun rimborso per un servizio, che poteva essere poi essere anche riutilizzato dal vettore offrendolo nuovamente sul mercato.

Sulla base di tali argomentazioni non si può ritenere illegittimo il provvedimento impugnato e non si può affermare che vi sia stato uno sconfinamento dell'Autorità dalle competenze che l’ordinamento assegna alla stessa. Più precisamente il provvedimento dell’Autorità non è stato emanato in violazione del principio della libertà tariffaria vigente nel settore del trasporto aereo, ai sensi dell'art. 22 del Regolamento (CE) n. 1008/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 settembre 2008, avendo riguardato solo le modalità informative della pratica commerciale e la sua concreta applicazione. Inoltre, le modifiche di carattere informativo richieste e la richiesta di una specifica procedura per l'utilizzo entro determinati limiti del biglietto per il ritorno o per la seconda tratta non possono aver determinato la disapplicazione della regola de qua. Non si può ritenere nemmeno che l'Autorità abbia esercitato veri e propri poteri regolatori atteso che dopo aver ritenuto che la condotta tenuta da Alitalia fosse violativa delle regole dettate dal Codice del consumo, ha poi lasciato a quest’ultima l'individuazione delle modalità più idonee per consentire il superamento della pratica ritenuta scorretta. Fino a ritenere ai fini dell'ottemperanza del provvedimento sanzionatorio del 29 ottobre 2013 idonee le misure adottate da Alitalia, in data 1° luglio 2015, per superare la condotta contestata per i biglietti nazionali, e in data 11 marzo 2016, idonee le misure adottate anche per le rotte internazionali. Peraltro, la pratica no show rule è stata ancora applicata dopo i contemperamenti adottati e ove il passeggero non effettui secondo la tempistica ora prevista la comunicazione al vettore continua a produrre i medesimi effetti che produceva prima dell'intervento dell'Autorità. Con la conseguenza che l'acquirente se non utilizza gli strumenti posti ora a propria disposizione non ha diritto a imbarcarsi sul volo di ritorno (o sulla seconda tratta) e Alitalia può liberamente rivendere il posto inizialmente a questi assegnato (e per il quale un corrispettivo era stato già versato) anche eventualmente a un prezzo più elevato.

Negli atti di AGCM non possono rilevarsi nemmeno effetti discriminatori o comunque lesivi della concorrenza. L'intervento dell’Autorità ha peraltro interessato anche altre importanti compagnie aeree quali Air France e Lufthansa mentre una procedura analoga era in corso nei confronti di Brussels Airlines. Il che dimostra la volontà dell'Autorità di valutare il corretto uso della procedura anche da parte delle altre compagnie e di sanzionare quei comportamenti ritenuti lesivi dei diritti dei consumatori per le medesime ragioni indicate negli atti oggetto della procedura in esame.

Con il secondo motivo di appello Alitalia SAI ha sostenuto che il Tar abbia omesso di effettuare qualsiasi verifica, anche solo estrinseca, in merito ai fatti contestati, omettendo di esercitare il proprio sindacato giurisdizionale sul punto.

Infatti, secondo Alitalia SAI, il Tar non ha considerato i molteplici elementi fattuali illustrati nel ricorso che dimostravano l'evidente travisamento dei fatti sotteso alle conclusioni raggiunte dall'Autorità secondo cui le modalità di informazione ai consumatori dell'esistenza della pratica no show rule sarebbero risultate del tutto inadeguate. Mentre già nella parte superiore della prima schermata del processo di prenotazione on line Alitalia aveva comunicato con la stessa evidenza grafica e collocazione di altre informazioni riguardanti le tariffe proposte che «la tariffa è valida per un biglietto utilizzato integralmente, rispettando l'ordine di successione dei voli per il viaggio nelle date indicate» la stessa informazione era poi ripetuta nella schermata successiva. Inoltre, dal 18 marzo 2013, Alitalia aveva dato un'evidenza ancora maggiore all'indicazione della pratica no show rule isolandola nella parte alta della schermata.

Il Consiglio di Stato ritiene infondata anche questa censura. Il Tar ha compiutamente esaminato la complessa vicenda sollevata senza omettere di esercitare il proprio sindacato giurisdizionale anche sul punto e ha ritenuto che le conclusioni raggiunte dall'Autorità non fossero affette da evidente travisamento dei fatti, nel rispetto dei limiti entro i quali deve muoversi l'esame del giudice amministrativo sui provvedimenti dell'Autorità. Peraltro esse non appaino nemmeno manifestamente illogiche tenuto conto della necessità di dare un rilievo adeguato e maggiore a informazioni sull'utilizzo di biglietti che potevano essere integralmente perduti se non utilizzati per il viaggio di andata (o per la prima tratta) e con forti limitazioni per il possibile recupero di parte della somma spesa per l'acquisto. D’altronde ben diversa risulta la normale attenzione prestata dal consumatore medio a informazioni essenziali per l'acquisto del volo, quali quelle sulla tariffa proposta, rispetto ad altre informazioni sul volo e sull'uso del biglietto con una determinata tariffa che pure sono contenute nella pagina web.

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La pronuncia in commento rappresenta una nuova occasione per il Consiglio di Stato di confrontarsi con il tema delle pratiche commerciali scorrette.

Per pratica scorretta, come noto, deve intendersi quella pratica commerciale che risulti adottata in spregio ai principi di diligenza professionale “falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori”. Più precisamente, tale espressione indica qualsiasi azione, omissione, condotta, dichiarazione o comunicazione commerciale, ivi compresa la pubblicità diffusa con ogni mezzo (incluso il direct marketing e la confezione dei prodotti) e il marketing che un professionista  pone in essere in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura di beni o servizi ai consumatori.

Il Codice del consumo dedica alle pratiche commerciali scorrette la Parte I, Titolo II, Capo II “Informazioni ai consumatori” e introduce la distinzione tra pratiche commerciali ingannevoli (Sezione I) e pratiche commerciali aggressive (Sezione II).

Le prime contengono informazioni che non rispondono al vero ovvero seppure di fatto corrette in qualsiasi modo, anche nella presentazione complessiva, inducono ovvero sono idonee a indurre in errore il consumatore medio riguardo a uno o più elementi e in ogni caso lo inducono ovvero sono idonea a indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso, falsandone quindi il processo decisionale. L’induzione in errore può riguardare il prezzo, la disponibilità sul mercato del prodotto, le caratteristiche, i rischi connessi all’impiego dello stesso. L’Autorità considera illecite anche le pratiche che inducono il consumatore a trascurare le normali regole di prudenza o vigilanza relativamente all’uso di prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza o che possano anche indirettamente minacciare la sicurezza di bambini o adolescenti (artt. 21-23 del Codice del consumo).

Le pratiche commerciali aggressive sono invece quelle che nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, mediante molestie, coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limitano ovvero sono idonee a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto e quindi lo inducono ovvero sono idonee a indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. L’aggressività di una pratica commerciale dipende dalla natura, dai tempi, dalle modalità, dall’eventuale ricorso alle minacce fisiche o verbali (artt. 24-26 del Codice del consumo).

Il Codice del consumo indica le pratiche commerciali che devono essere considerate in ogni caso ingannevoli (art. 23) ovvero aggressive (art. 26). Sono di per sé ingannevoli, ad esempio, i comportamenti attraverso i quali l’operatore economico promette di vendere un prodotto a un certo prezzo e poi si rifiuta di accettare ordini per un certo periodo di tempo; afferma, contrariamente al vero, di avere ottenuto tutte le autorizzazioni; dichiara, per indurre in errore sulla particolare convenienza dei prezzi praticati, di essere in procinto di cessare l’attività commerciale. Sono invece di per sé aggressivi, ad esempio, i comportamenti che creano nel consumatore l'impressione di non potere lasciare i locali commerciali fino alla conclusione del contratto, le visite a domicilio nel corso delle quali il professionista ignora gli inviti del consumatore a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi.

Nel caso in esame il Consiglio di Stato è chiamato a pronunciarsi sulla legittimità o meno di alcune pratiche commerciali ritenute scorrette, in specie ingannevoli: la pratica Carpatair e la cosiddetta "no show rule" poste in essere dalla compagnia aerea nazionale Alitalia S.p.a..

La prima riguarda la circostanza che nel sito web Alitalia non risultava sufficientemente evidenziato il caso in cui il volo fosse in realtà operato non dal vettore contrattuale ma da altro vettore operativo, la compagnia rumena Carpatair; la seconda attiene invece alla vendita di biglietti aerei relativi a più tratte con l’obbligo di utilizzo sequenziale dei tagliandi di volo, pena il diniego di imbarco per la tratta di ritorno e per quella successiva.

Nel settore del trasporto aereo non tutte le informazioni riguardanti i voli hanno il medesimo rilievo; solo alcune di esse attengono a indicazioni essenziali ai fini della scelta e dell’acquisto del biglietto (ad esempio, quelle sull’origine, destinazione e durata del volo prescelto).

Le indicazioni sulle caratteristiche importanti di un determinato bene offerto in vendita devono essere rese con modalità idonee a richiamare l’attenzione del consumatore, a renderlo edotto e a consentirgli di compiere la propria scelta in modo consapevole.

Entrambe le condotte contestate ad Alitalia attengono a informazioni che rispetto ad altre pure contenute sulla schermata del processo di prenotazione on line dei biglietti sono essenziali ai fini della scelta e dell’acquisto del volo e dunque il consumatore deve essere messo nella condizione di poterle percepire immediatamente attraverso accorgimenti che richiamino la propria attenzione. La prima ricade sull’identità del vettore effettivo che eseguirà il servizio di trasporto aereo, la seconda sulla tariffa e in specie sull’esistenza della c.d. no show rule.

Molti passeggeri in passato si sono lamentati di questa pratiche.

In seguito alle segnalazioni e all’accertamento della scorrettezza dei comportamenti tenuti dal vettore nazionale Alitalia, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha provveduto alla irrogazione di sanzioni inibendone la continuazione ed esigendo l’adozione di modifiche e contemperamenti, riservando tuttavia alla compagnia l’individuazione delle modalità più idonee per consentire il superamento delle pratiche contestate.

Con riguardo alla pratica Carpatair, Alitalia ha provveduto a cambiare il colore delle informazioni fornite, dal nero al verde. Tale accorgimento ha determinato una più chiara, intellegibile ed evidente percezione dell’informazione sull’identità del vettore destinato a operare il volo sulla tratta acquistata.

La vicenda è risultata più complessa con riferimento alla c.d. no show rule.

Giova rammentare anzitutto che si tratta di una pratica applicata non soltanto da Alitalia S.p.A. ma viceversa molto diffusa.

Numerosi vettori italiani, Meridiana, Blu Panorama e Air Dolomiti, nonché quasi tutte le compagnie straniere operanti in Italia infatti applicano la procedura che consente l’annullamento del biglietto per il ritorno o per una tratta successiva con la possibilità conseguente di rivendere quel percorso quando il consumatore non ha utilizzato il biglietto acquistato per il volo di andata o per la tratta precedente.

Diversi consumatori in passato hanno avanzato lamentele perché dopo aver comprato biglietti per voli anche a lunga percorrenza e dunque particolarmente onerosi e aver mancato di salire a bordo per la tratta di andata si ritrovavano ad aver perso il volo di ritorno senza aver diritto ad alcun rimborso.

In seguito all’accertamento della scorrettezza delle condotte poste in essere da alcune compagnie aeree straniere, Air France e Lufthansa, con riferimento ai biglietti acquistati in Italia, e dal vettore nazionale Alitalia, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha provveduto alla irrogazione di sanzioni inibendo la continuazione dell’esercizio anche di questa pratica commerciale ed esigendo l’adozione di modifiche.

Alitalia invero si è limitata a introdurre un accorgimento procedurale consistente nella possibilità per i clienti di mantenere il diritto al volo di ritorno qualora avvertano il call center della compagnia prima ovvero entro le 24 ore successive al volo di andata. Dopo la sanzione impugnata con il ricorso al Tar Lazio ne è così intervenuta una successiva per l’inottemperanza al provvedimento impugnato.

Con la pronuncia de qua la sezione VI del Consiglio di Stato ha dichiarato la legittimità del provvedimento sanzionatorio emanato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti di Alitalia.

I giudici amministrativi hanno giudicato del tutto inadeguato il contemperamento alla regola della no show rule introdotto dalla compagnia.

Inaspettatamente hanno tuttavia specificato che il rigetto del ricorso non dipende dall’utilizzo della pratica commerciale, ma dall’uso in parte scorretto per i consumatori di tale procedura in ragione della scarsa pubblicizzazione della regola nei confronti degli utenti.

Secondo il Consiglio di Stato, tale pratica può dunque essere applicata ma previa adozione di accorgimenti atti a garantire l’adeguatezza delle informazioni fornite da Alitalia ai consumatori sull’offerta commerciale e una procedura specifica che consenta agli stessi di non perdere il diritto al volo acquistato anche per il viaggio di ritorno o per la seconda tratta nel caso di mancato utilizzo del viaggio di andata o per la prima tratta.

La regola de qua è dunque pienamente lecita in base alla normativa di settore che disciplina il trasporto aereo.

Invero la pratica contestata è ritenuta non ex se illegittima ma scorretta attesa la violazione dell’obbligo di correttezza e buona fede tutelato dal Codice del consumo derivante dalla mancanza di chiarezza e trasparenza nella dovuta informazione. Conclusione che troverebbe conferma nella circostanza che essa continua pacificamente a essere applicata anche da Alitalia sia pure con le maggiori informazioni richieste e con alcuni contemperamenti nelle procedure adottati a protezione dei consumatori. L’osservanza della normativa di settore d’altronde non esonera il professionista dal tenere tutti quei comportamenti e accorgimenti ulteriori che pur non esplicitamente previsti rinvengono la propria fonte nel canone generale di buona fede ovvero di diligenza professionale sotteso a tutta la disciplina a tutela del consumatore.

La scorrettezza delle condotte poste in essere da Alitalia trova dunque fondamento soltanto nelle modalità informative della pratica commerciale e nella concreta applicazione. Le informazioni sull’offerta commerciale non erano infatti idonee a evidenziare i contenuti e i limiti della medesima e mancava una apposita procedura che consentisse al consumatore di poter comunque fruire entro determinati limiti del biglietto acquistato anche per il viaggio di ritorno o per la seconda tratta nel caso di mancato utilizzo del volo di andata o della prima tratta.

Alitalia ha dunque disatteso l’auspicio dell’Autorità di un’informazione adeguata sulla propria offerta commerciale e della garanzia di un ragionevole bilanciamento fra la legittima esigenza di programmare la propria capacità di trasporto e le altrettante necessità dei passeggeri di fruire di un servizio (il volo di ritorno già pagato) già pagato.

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